Adelante, Gonzalo, con juicio: Gonzalo Quesada sa che gli allenatori si giudicano quasi esclusivamente dai risultati. E per questo ha scelto, sì, di portare qualche volto nuovo in questo tour estivo, che non è più un tour nel vecchio senso della parola ma la prima fase del Nations Championship, ma non ha certo rivoluzionato la squadra.
Le prime novità sono nello staff, con Sergio Parisse al lavoro con avanti e touche e Roberto Santamaria al posto di Andrea Moretti, specialista della mischia chiusa.
Forse anche per questo non si è esagerato nel chiamare giocatori nuovi.
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Le novità dell’Italia per il Nations Championship
Partiamo dagli esordienti, che sono tre in tutto: Giulio Marini, classe 2002, seconda e terza linea del Benetton; Alessandro Ortombina, pure del 2002, seconda linea delle Zebre; Malik Faissal, vent’anni appena compiuti, ala, passato nelle scorse settimane dalle Zebre ai Northampton Saints.
Del gruppo fanno parte anche tre giocatori con meno di 5 caps: il tallonatore del Colomiers Pablo Dimcheff (4 caps), il pilone Ion Neculai (3), anche lui in partenza per Northampton, e il centro delle Zebre Giulio Bertaccini, 4 presenze in maglia azzurra.
Rispetto all’ultimo Sei Nazioni sono rimasti a casa: Simone Ferrari, in convalescenza dopo un’operazione alla schiena; Manuel Zuliani, infortunato; Giacomo Nicotera che quest’anno, tra nazionale e Stade Francais ha giocato oltre 30 partite, il 90% delle quali da titolare, per un totale che sfiora i 1.600 minuti; Seb Negri, reduce da una stagione molto difficile sul piano fisico; Ange Capuozzo, idem; Martin Page-Relo, lui pure alle prese con guai fisici, come Giosuè Zilocchi.
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Del recente passato non sono stati presi in considerazione Alessandro Izekor, che paga forse l’eccessiva specializzazione nel suo ruolo, Mirko Belloni e Giovanni Montemauri. Edoardo Todaro è infortunato e Enoch Opoku-Gyamfi è in Georgia con la nazionale U20.
In prima linea, con le assenze di Ferrari e Nicotera vengono meno due terzi del reparto schierato titolare a marzo contro l’Inghilterra a Roma. Il ritorno di Lucchesi e Riccioni tuttavia dovrebbe garantire alla mischia altrettanta stabilità. Di Bartolomeo, Hasa e Spagnolo dal canto loro offrono al reparto sufficiente profondità e Neculai, alla vigilia del trasferimento ai Saints, deve dimostrare di essere pronto al salto di qualità.
Per il resto la squadra è più che sperimentata con diversi opzioni nei vari ruoli. In terza linea torna Vintcent dopo l’infortunio di novembre che gli ha fatto saltare il Sei Nazioni. Marini e Ortombina sono due prospetti interessanti anche come saltatori.
Nella linea dei trequarti, Brex e Menoncello, la prossima stagione rivali in Top 14 sull’asse Tolone-Tolosa, si apprestano a battere il record di 27 partite l’uno a fianco all’altro, record che al momento detengono insieme alla coppa Mirco Bergamasco-Gonzalo Canale. Ma sarà interessante vedere anche Menoncello schierato a 13, in quella che lui ritiene la sua posizione naturale, con Leonardo Marin al suo interno. Brex dovrebbe arrivare certamente fino al Mondiale, ma è indiscutibile che Menoncello e Marin rappresentino il futuro, oltre che una alternativa. Vediamo in quale di queste prossime tre partite Quesada deciderà di farli partire entrambi titolari. Senza dimenticare Paolo Odogwu, la cui transizione a centro intrapresa al Benetton può dare frutti anche in nazionale.
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All’apertura Paolo Garbisi, reduce da una stagione difficile a Tolone e nelle carte un possibile passaggio all’USA Perpignan, avrà la possibilità di dimostrare il suo valore al fianco di un numero 9, Stephen Varney, che i Chiefs di Exeter hanno votato miglior giocatore della loro stagione. Alle ali, tra Ioane, Lynagh e la curiosità Faissal c’è solo l’imbarazzo della scelta, con Pani e Allan potenziali alternative per il ruolo di estremo.
Diciamo che in questi 33, più la decina che non è stata presa in considerazione per infortunio e per altri motivi, c’è l’embrione del gruppo che Quesada porterà tra 15 mesi al Mondiale.
Le prospettive per il Nations Championship
Quella con il Giappone, sulla carta, è la partita “assicurazione” del tour: vincendo quella, l’Italia può tornare a casa avendo fatto l’80% del suo dovere.
Contro All Blacks e Australia, a casa loro, bisogna fare bella figura, battersi alla pari, o quasi, e queste due partite possono anche essere il terreno sui cui valutare la crescita di personalità di alcuni ragazzi e, magari, introdurre qualche soluzione nuova.
Il che non vuol dire che non si debba provare a vincere anche contro di loro. Con la Nuova Zelanda di Dave Rennie, all’esordio sulla panchina della nazionale, sarà certamente più difficile.
Dell’Australia bisognerà verificare con che spirito affronteranno il torneo, a un anno dal Mondiale che ospiteranno in casa: sarà l’Australia che la scorsa estate ha dato filo da torcere ai British & Irish Lions e battuto il Sudafrica e l’Argentina, o quella che ha novembre ha perso tutte e quattro le sfide europee, come non succedeva dal 1958?
In copertina: l’Italia in allenamento a L’Aquila – ph. Federugby/Federugby via Getty Images
