vai al contenuto principale
tommaso allan nations championship intervista

Con 89 caps e 557 punti segnati con l’Italia, Tommaso Allan è qualcosa di più del veterano fra gli Azzurri scelti da Gonzalo Quesada per le Southern Hemisphere Series del Nations Championship 2026.

Intanto è l’unico rimasto dell’ultima nazionale che ha incontrato gli Wallabies in Australia. Il 24 giugno 2017, a Brisbane finì 40 a 27. “Ma è un risultato bugiardo, fino a tre minuiti dalla fine stavamo 28-27, poi ci infilarono due mete, al 77’ e all’80’. Avevamo segnato con Campagnaro, Padovani e Benvenuti. Bella partita”, dice Allan oggi.

E contro l’Australia, segnando una meta, Allan ha anche esordito, ma in Italia, a Torino, 9 novembre 2013. Ora è a un passo importante della sua carriera: è di nuovo in tournée con la nazionale e poi tornerà in Italia, alle Zebre.

Altro su ALLRUGBY:
→ Nations Championship 2026: cosa aspettarsi dagli All Blacks, di Lorenzo Calamai
→ Nations Championship 2026, Inghilterra: riposo per Itoje, pressione su Borthwick, di Gianluca Barca
→ Junior World Championship 2026: la formazione dell’Italia U20 per il debutto con la Scozia, di Redazione

Finisce l’avventura francese.
“Perpignan è il posto dove è iniziato il mio percorso da professionista, è giocando lì che mi si è aperta la strada per la nazionale. Era il 2013 quando ci sono arrivato. Quando dieci anni dopo ci sono tornato avevo più esperienza, giocare nel Top 14 è bellissimo, ti dà opportunità di misurarti sempre con un rugby di altissima qualità, molto veloce, molto fisico. Mi riporto indietro tante amicizie, sul campo e fuori”.

E il rapporto con la città come è stato?
“Straordinario. È una piccola realtà che vive di rugby, i tifosi sono pazzi per questo gioco. Giocare per l’USAP vuol dire essere parte di una comunità che ti avvolge”.

Ancora una volta hai guidato la squadra alla vittoria nell’access match, noi lo chiameremmo lo spareggio salvezza. Quando le cose sembravano essersi messe male, ti sei inventato quell’azione che ha rimesso il Perpignan davanti nel punteggio. Giocavi estremo, ma quella è un’intuizione da apertura, l’altro tuo ruolo preferito.
“Quest’anno non ho giocato molto, ho avuto degli infortuni, ma credo di essere stato impiegato sia estremo che apertura, diciamo un 50 e 50”.

Torniamo alla meta nella partita più importante della stagione.
“Calcio di punizione a nostro favore, Jeronimo de la Fuente mi chiama per calciare in touche. Mentre mi preparo, do un’occhiata agli avversari e vedo che si stanno spostando tutti verso i cinque metri, immaginando che la rimessa sarà là. Jeronimo mi dice: ‘Guarda lo spazio’. Lo avevo già visto, me la tocco e parto, apertura veloce, loro non riescono a rimpiazzare la difesa e Theo Forner va in meta facile, in mezzo ai pali”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da TOP14 Rugby (English) (@top14rugby.en)

Da quest’anno World Rugby raccomanda un limite di trenta presenze a stagione per i giocatori internazionali. Che ne pensi?
“Sono d’accordo. Viviamo stagioni sempre più lunghe e intense, a un livello di scontri fisici e di impegno sempre più elevato. È giusto che ci sia la possibilità di recuperare”.

Cambiano anche le regole sulle maul?
“Abbiamo fatto una riunione con Andrea Piardi prima di partire e ci ha anche allenato. Non credo che ci sia un impatto così forte. Noi Azzurri siamo diventati molto disciplinati. Penso che sia sempre quello il punto, la disciplina”.

Inizia questa nuova competizione.
“Per quanto riguarda il tour estivo è solo un cambio di nome, o quasi. Certo c’è la classifica, ma la vera novità la vivremo a novembre con una partita in più, la finale a Twickenham”.

Comunque la presenza di una classifica impedisce di sperimentare un po’ di più, cosa a cui servivano i tour estivi. Ogni anno Quesada propone alla squadra uno step in più. Cosa dobbiamo aspettarci ora?
“Una conferma dei passi avanti fatti nel Sei Nazioni e alzare la nostra efficacia con il pallone”.

Il gioco aereo continua a essere un fattore chiave. Immagino che vi siate allenati anche lì.
“Sì, certo, e per tornare alle nuove regole, con i cambiamenti dello scorso anno ora nel gioco aereo chi ha calciato è un po’ più favorito di chi riceve, perché chi aspetta è più statico e solo, mentre chi cerca di recuperare ha maggiore velocità”.

Tu sui palloni aerei dai sicurezza. Forse per questo Quesada parla di te più come estremo, insieme a Pani, che come apertura.
“Io come tutti voglio giocare. Estremo è un ruolo che copro bene e nel quale in nazionale ho giocato più spesso ultimamente. Quindi bene il numero 15”.

Ritorno in Italia. Tu sei molto legato alla famiglia, a tua moglie. Hai anche rinunciato alla nazionale per stare con lei e i tuoi figli. Benan, tua moglie, come ha preso il trasferimento?
“Contentissima, vivevamo insieme quando giocavo a Treviso, ama l’Italia”.

Lei è nata in Turchia, tu sei vicentino, ma anche un po’ scozzese e ora francese. In casa che lingua parlate con i figli?
“Fra noi parliamo in inglese, con i ragazzi io un po’ in italiano, lei a volte in turco. Aiden, il più grande, ha 4 anni, ha fatto l’asilo francese e quindi sa parlare benissimo in quella lingua. L’altro, Damien, ha un anno e mezzo e sa l’inglese. Ora impareranno tutti l’italiano, stiamo cercando una scuola bilingue a Parma. Non credo che ci saranno problemi. Da un punto di vista logistico, poi, per me è un grande miglioramento”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Tommy Allan (@tallan10)

In che senso?
“Parlo del recupero dopo le partite internazionali. Giocando a Perpignan l’unica opzione per tornare a casa a giocare con il club nella sosta del Sei Nazioni, per esempio, era volare su Barcellona e farmi due ore e mezzo di macchina. Non l’ideale per recuperare energie”.

Tuo figlio Aiden, 4 anni, potrebbe già giocare.
“Gioca, ama il rugby, viene spesso con me, possiede le maglie di tutte le nazionali. Giocherà a rugby”.

Che cosa ti aspetti per i prossimi anni?
“Con le Zebre ho un contratto 2+1. Naturalmente punto a fare la Coppa del mondo in Australia il prossimo anno. Poi vedremo il fisico cosa dice, come starò è decisivo”.

E ora a Perpignan arrivano altri italiani?
“Altri? Io so di Riccioni. Per il resto non so niente”.

Non hai dato consigli a Paolo Garbisi? Magari gli cedi la tua casa?
Tommaso tace, gioco di squadra puro. Poi: “No, no, macché casa”. Ride.

Torna su