Nominato presidente delle Zebre a fine marzo del 2025, Gianni Fava, a distanza di poco più di un anno, traccia il primo bilancio della sua gestione della franchigia parmigiana.
“Sono stato chiamato con l’obiettivo di rimettere a posto i conti e ridare ordine all’organizzazione del club -spiega – Il primo traguardo doveva essere quello più complicato da raggiungere, perché la FIR aveva deciso di equiparare il nostro contributo a quello del Benetton, 4,8 milioni di euro. Ma devo dire che alla fine portare a casa questo risultato è stato meno complicato del previsto”.
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Rispetto alla precedente gestione di quanto avete visto ridursi il vostro budget?
“Mal contato, posso dire che all’appello mancava circa un milione, perché in passato la federazione aveva versato nelle casse delle Zebre fino a 5,5 milioni di euro. Mentre con le nuove norme sui contratti di lavoro degli sportivi l’aggravio per il nostro bilancio è stato di circa 300 mila euro”.
I tagli, però, hanno comportato l’addio di alcuni giocatori importanti. Fischetti e Zambonin, per esempio, mentre altri andranno via quest’estate, Neculai e Faissal. Morisi e Lucchin smetteranno…
“Il trasferimento degli atleti verso club più ambiziosi fa parte dello sport ed è una realtà che non possiamo essere certo noi a frenare. Se vanno via dal Real Madrid…figuratevi se non posso andarsene dalla Zebre, quando la prospettiva è giocare nel campionato inglese. Valuto questo fatto da due punti di vista: il primo è che produciamo buoni giocatori e siamo capaci di valorizzarli. Fra i convocati da Quesada per la fase estiva del Nations Championship, un terzo viene dal nostro club. Ortombina e Odiase erano stati catalogati come due scarti di squadre francesi (Perpignan e Oyonnax), li abbiamo scelti consapevolmente, convinti delle loro qualità e oggi fanno parte del gruppo azzurro e sono convinto che ci resteranno per un bel po’. Sull’altro fronte dico che per due, tre, quattro ragazzi che scelgono di andare via, ce ne sono altrettanti che, nonostante offerte di club prestigiosi, hanno deciso di restare. Segno che qui si trovano bene e credono al nostro progetto”.
Ecco, qual è questo progetto e come si fa a dargli il giusto appeal affinché anche giocatori di valore decidano di venire alle Zebre?
“Prima ho parlato di riorganizzazione del club. Di identità sportiva, di traguardi. Devo dire che siamo molto contenti di quello che abbiamo fatto in questi mesi. Abbiamo finalmente una club house, abbiamo risistemato la palestra. Posso dire che oggi, da questo punto di vista, siamo all’altezza dei nostri avversari. Dobbiamo migliorare la raccolta degli sponsor, anche se a breve potremo annunciare nuove partnership, e diciamo che se ci manca qualcosa è il mecenate sulle cui risorse, è inutile nascondersi, poggiano le fortune di molte squadre, in tutti gli sport, in tutte le discipline”.
Siamo sicuri che serva sempre un papà ricco per arrivare ai risultati?
“No, ma aiuta. Lo sport non produce utili. Gli imprenditori che investono nel rugby, in Francia, in Inghilterra, altrove, ma anche nel calcio o nel basket, sono sicuro che non lo fanno per guadagnare. Lo fanno perché sono mossi dalla passione, o da un interesse di visibilità generale, che non è mai pareggiata dalle entrate. È così tanto per Mohed Altrad (sponsor del Montpellier, della federazione francese e degli All Blacks) quanto per la stragrande maggioranza degli altri sponsor ovali”.
Le Zebre ce l’avevano un mecenate, si chiamava Banzato…
“Io non ho seguito la trattativa, so solo quello che mi hanno riferito. Mi risulta che a Padova non fossero interessati ad acquisire il club, ma la licenza per partecipare all’URC. Forse temevano che nelle pieghe del bilancio del club si nascondessero chissà che debiti. Ma non c’era niente di drammatico. Comunque Padova l’offerta non l’ha mai presentata e quindi il problema non si pone”.
Forse l’appeal deriva dai risultati.
“Certo, probabilmente in URC avremmo potuto fare qualcosa in più. In Challenge Cup siamo andati meglio. Siamo una franchigia di sviluppo. Abbiamo come obiettivo far crescere i giovani”.
Anche il Connacht lo è, però sul piano sportivo è diventato una squadra di alto profilo.
“Ha cominciato ad esserlo quando ha preso ad ingaggiare tra le sue file giocatori come Bundee Aki, come il pilone Finlay Bealham, arrivati dalla Nuova Zelanda e dall’Australia per essere equiparati. Nella Celtic League del 2010, quella prima dell’ingresso delle due franchigie italiane, il Connacht era arrivato ultimo”.
Ecco, gli stranieri…
“Me l’ha chiesto anche il presidente del Montauban, quando li abbiamo affrontati in coppa: ma come fate senza stranieri? Per il momento facciamo con quello che abbiamo, nel giro di due o tre stagioni magari anche noi potremo crescere in termini di ambizioni e ingaggi. Dico che al momento se dovesse esserci una posizione in cui siamo scoperti e non troviamo soluzione, uno straniero potremmo anche cercarcelo. Uno, non dieci”.
Ogni riferimento alla vostra franchigia rivale in Italia, immagino sia casuale.
“Le nostre sono storie ed obiettivi diversi. Ma a parte la famiglia Benetton, il supporto della holding di investimento Edizione, credetemi, non siamo tanto lontani”.
Ha parlato di passione, di amore per il rugby. Da consigliere federale: dove sbaglia Giulio Arletti, suo amico e successore alla presidenza del Viadana.
“Giulio è un grande appassionato e un generoso. Secondo me sbaglia nell’anteporre la sua visione a quella del movimento. Ha scelto di perorare la causa dei club di Élite che, lo sottolineo, sono gli unici che ricevono un contributo a fondo perduto dalla FIR. Che io peraltro sono stato d’accordo nel mantenere. Tuttavia la mia opinione è che la Federazione debba aver un ruolo di regolazione del movimento, non di sovvenzione”.
E quindi?
“Io per esempio penso che il tema che andrebbe affrontato è quello dell’indennità di formazione, che deve essere chiara, trasparente e premiare quei club che vanno a prendere i ragazzini a casa, li portano al campo e poi a un certo punto devono lasciarli andare quando società più strutturate li chiamano dopo averci messo gli occhi sopra. E deve valere per tutti, comprese le Fiamme Oro, che su questo fronte fanno finta di niente, sia quando ingaggiano i giocatori, sia quando li vedono partire. Anche se credo che in questa fase sarebbero i primi ad accettare la novità.”.
Perché l’indennità di formazione?
“Perché è un fatto unico che ha solo l’Italia, e questo perché da noi le società sono costrette a svolgere il compito che in altri paesi spetta alla scuola. Il che comporta per i club un aggravio di costi: la gestione dell’avvicinamento al gioco. L’indennità di formazione non può ripagare quel prezzo per intero. Ma secondo me rimettere in parte le cose in pari”.
È un tema che riguarda soprattutto i club di base, quelli che si sono riuniti di recente in una lega ad hoc.
“Ne ho seguito la nascita con interesse e penso che sia un fatto positivo che le società che hanno minor peso e minore visibilità si mettano insieme per parlare con una voce comune. Ma ho l’impressione che tutte queste iniziative finiscano poi per diventare dei cartelli elettorali finalizzati ad alimentare le ambizioni di una o due persone. Non credo che la contrapposizione porti vantaggi ad alcuno. Mi piacerebbe lavorare tutti insieme per un traguardo comune”.
Il voto a questi primi due anni di gestione federale?
“Detto che comunichiamo male quello che facciamo, voglio sottolineare che nella stagione appena conclusa abbiamo battuto tre volte l’Inghilterra: con la nazionale maggiore, l’U20 (a Calvisano in un match di preparazione al Mondiale, due settimane fa) e con l’U18. Per questo credo di poter dire che, tutto sommato, non stiamo affatto lavorando male”.
UPDATE 28/06/2026
Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota della Lega Promozione Rugby:
Gentile AllRugby,
A seguito di ricostruzioni errate sugli obiettivi della Lega Promozione Rugby, così come apparse in un’intervista a Gianni Fava, siamo costretti per l’ennesima volta a ribadire che la LPR non ha alcuno scopo elettorale. Inoltre, per statuto, esistono incompatibilità tra incarichi in Federazioni o Enti di Promozione Sportiva e cariche nel Consiglio Direttivo della Lega stessa.
Non c’è nulla di personale con Gianni, che stimiamo, ma non possiamo non sottolineare ancora una volta l’errata impressione che rischia di emergere da questa narrazione, fondata sull’idea che si faccia qualcosa solo per secondi fini, atteggiamento che è esattamente ciò che vogliamo combattere. Per questo chiediamo la pubblicazione di questa nota, a tutela della nostra reputazione e per ristabilire i fatti.
Come si dice, una bugia ripetuta molte volte rischia di essere percepita come verità: proprio per questo riteniamo necessario intervenire subito, prima che un’interpretazione errata si consolidi come realtà.
Ringraziando anticipatamente porgiamo i nostri migliori saluti.
