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federico mori

Se Federico Mori sarà in campo contro il Sudafrica sabato a Torino (diretta TV su Sky Sport dalle 12.00 e kick-off alle 12.40) lo sapremo solo giovedì, quando Gonzalo Quesada scioglierà gli ultimi dubbi sulla coppia di centri che dovrà sostituire i due monumenti dei trequarti azzurri, Brex e Menoncello, fuori per infortunio. Dall’ultima apparizione di Mori in azzurro sono passati due anni e mezzo: 25 febbraio 2024, Lille, rocambolesco 13-13 con la Francia, palo di Garbisi su un penalty all’ultimo secondo.

Cos’è cambiato da allora, in cosa si sente diverso il centro del Bayonne? “Mi sento più sicuro, più esperto – dice dal raduno azzurro, che da Padova si è spostato a Torino, dove si giocherà con gli Springboks – In questi due anni di Top 14 credo di essere migliorato come attaccante, con il pallone in mano, giocare negli spazi, cercare di penetrare nella linea avversaria. In difesa credo di aver acquisito una maggiore connessione con gli altri compagni, di essere entrato di più nel sistema. Come persona sono diverso, anche umanamente”.

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Qual è stato il tuo approccio a questa convocazione?

“Il mio rapporto con la nazionale è stato condizionato anche dalla sfortuna. Ogni volta che ero considerato per una convocazione c’era qualche piccolo problema fisico che mi teneva lontano. Ora che i problemi fisici sembrano finalmente alle spalle, ho avuto le mie occasioni per poter giocare nel club e questo mi ha portato alla convocazione. Ne sono onorato: essere qui, giocare per l’Italia, è importante. Il mio approccio? Testa bassa, lavorare duro, mettere tutto me stesso a disposizione della squadra. Ed entrare subito in connessione con il piano di gioco di Gonzalo che è diverso da come affrontiamo le partite a Bayonne e, in generale, in Top 14”.

Federico Mori in palestra a Padova durante il primo raduno verso il Nations Championship. Davanti a lui, di spalle, Gianmarco Lucchesi – ph. FIR

Il Sudafrica schiererà la migliore formazione possibile.

“Sì, vuol dire che ci rispettano e di questo siamo loro grati. Non c’è dubbio che questo è il Sudafrica più forte, ma qualsiasi fosse la squadra scelta da Erasmus sarebbe stata comunque fortissima. Li stiamo studiando, certo, ma siamo anche concentrati su di noi, su quello che vogliamo fare, sulla nostra prestazione”.

I centri De Allende e Kriel sono fra i più forti al mondo. Li hai mai affrontati?

“No, sarebbe la prima volta. Sono entrambi fortissimi, hanno tanta esperienza, sono potenti, fisici, in grado di rompere la linea. Sono giocatori che stimo e ammiro. Ispirarmi a loro? Non so, non direi, ora come ora non so se ho qualcuno a cui mi ispiro”.

Entrare in campo al posto di Menoncello o Brex carica di responsabilità particolari?

“Quando due compagni di squadra si infortunano è sempre una cosa triste, spero che si rimettano presto. Giocare per la nazionale è la vera responsabilità e il vero orgoglio. Quando sei lì rappresenti il tuo paese, tutto il popolo, la tua famiglia, i tuoi amici. È un grandissimo onore, quello che ogni bambino sogna quando scende in campo per il primo allenamento della sua vita. Sì: andare in campo con la maglia azzurra è la vera responsabilità”.


Kimi Antonelli, 20 anni appena, ha riportato un italiano sul tetto del mondo della Formula 1 dopo 73 anni.

“Grande orgoglio, lo abbiamo visto sul televisore in camera. Siamo tutti atleti italiani, tutti rappresentiamo il nostro paese. Noi e lui”.

Alla Coppa del Mondo in Australia manca meno di un anno. Ci sono ancora dieci-undici partite da giocare prima della partenza: quattro ora, cinque al Sei Nazioni, un paio di warm-up. Tu che aspettative hai? Come ti prepari al mondiale?

“Io ho la testa qui, in questo raduno, in queste quattro partite del Nations Championship. Sono concentrato a fare bene qui, a entrare nei meccanismi di Quesada, a trovarmi con il resto della squadra. Mi metto a disposizione della nazionale. Vedremo poi che succederà, alla Coppa del Mondo proprio non ci penso”.

In copertina: Federico Mori con la maglia azzurra – ph. Sabrina Conforti/FIR

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