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Italia irlanda

“In Dublin fair city,
Where the girls are so pretty,
The only and last win of Italy, was 29 years ago”.

Al Lansdowne Road di Dublino, l’antico stadio della nazionale irlandese, l’Italia ha giocato 17 volte nella sua storia, vincendo soltanto una, 37-29, il 4 gennaio del 1997, anno in cui la formazione di Georges Coste, 12 mesi dopo, a dicembre, vinse anche a Bologna, 37-22. Non si parlava ancora, se non come speranza, di allargare il numero delle allora partecipanti al Cinque Nazioni.

Dopo quella data una sola vittoria sugli irlandesi: il 16 marzo 2013, nel Sei Nazioni, all’Olimpico di Roma.

Ma nessuna in terra d’Irlanda dove per gli Azzurri, negli ultimi 29 anni, non c’è più stata gloria: 15 sconfitte su 15 visite, 13 delle quali nel Sei Nazioni (due al Croke Park) alle quali vanno aggiunte quelle a Thomond Park (6-61) nel 2003 e Belfast (20-23), in due partite di preparazione al Mondiale.

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Limitiamoci soltanto al Sei Nazioni, competizione nella quale la sconfitta con il minor margine per l’Italia è quella del 2 febbraio 2008, al Croke Park, allenatore Nick Mallett, 11-16, non esisteva ancora il punto di bonus.

Nel 2022, con Kieran Crowley in panchina, gli azzurri subirono il distacco più ampio di sempre: 51 punti, 6-57. E nel 2024, Gonzalo Quesada, in occasione della sua prima trasferta alla guida della nazionale, vide la sua squadra uscire dall’Aviva Stadium a zero.

I numeri dicono che a Dublino, da quando è entrata nel Torneo, l’Italia non ha mai segnato in un match più di due mete, nemmeno una nelle ultime due occasioni, e che il punteggio medio delle 13 sfide è 41-11 per i padroni di casa. A favore dei quali, per di più, il conto totale è di 68 mete a 15, una media di 7-1, tra casa e fuori, da quando in panchina siede Andy Farrell.

Last but not least, l’Aviva Stadium di Dublino, tra tutti quelli dove si sono disputate partite del Sei Nazioni è quello dove l’Italia ha la media punti peggiore: 11-44 il bilancio fra fatti e subiti. E dove ha disputato il primo tempo più duro: 0-33 nel 2000. Nel 2016 Jacques Brunel chiuse la sua esperienza di ct degli Azzurri con una batosta amara, 15-58.

Conor O’Shea, che negli anni Novanta aveva affrontato due volte l’Italia da giocatore, uscendo sconfitto nel 1997 da Lansdowne Road, ma poi autore delle due mete della vittoria dei verdi nel 1999, pure a Dublino, diceva che quella “sua” Irlanda aveva sprecato giocatori e potenziale, ma che da quando, dal 2000 in poi, il lavoro alla IRFU era diventato professionale e costante, la crescita era stata entusiasmante.

Infatti, a questo inizio di 2026, la formazione irlandese è quella che sulle 131 partite disputate nel Sei Nazioni ne ha vinte più di qualunque altra squadra, 89 (Inghilterra 87, Francia 85, Galles e Scozia, rispettivamente, 64 e 43, Italia 17). A Dublino 44 su 56, dove nelle ultime dieci edizioni del Torneo, per battere la squadra di casa, solo una volta (alla Francia nel 2021, 15-13) sono bastati meno di 30 punti.

Una quota alla quale in trasferta l’Italia non si è mai avvicinata: 24 è il maggior numero di punti segnati in trasferta al Sei Nazioni, contro l’Inghilterra a Twickenham, un anno fa (si avvicinano i 21 di Cardiff nel 2024). Tenere il punteggio basso quindi sarà un imperativo per la squadra di Quesada.

Per il match con gli azzurri, Farrell ritrova Furlong in prima linea e chiama il flanker dell’Ulster, Bryn Ward. Con Furlong in campo gli irlandesi, nel Sei Nazioni, hanno perso 10 partite su 36 (27%), in sua assenza 2 su 10 (20%). Le statistiche talvolta nascondono, altre rivelano. Si dice che le statistiche siano le bugie peggiori. Vediamo sabato in quale categoria cadranno quelle che abbiamo elencate sopra.

In copertina: una azione durante il team run alla vigilia di Italia-Scozia – ph. Giampiero Sposito/Federugby via Getty Images

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