Alla vigilia del Sei Nazioni, con il cap numero 50 all’orizzonte e le 40 volte passate in campo da capitano azzurro (secondo di sempre, dietro solo a Sergio Parisse), a Michele Lamaro hanno chiesto quanto influisse sulle sue prestazioni l’ascesa verticale di Manuel Zuliani, stessa squadra, stesso club, stesso numero di maglia.
Lui non si è scomposto, ha fatto una smorfia e risposto da capitano: “Lo so che in questo momento è uno dei giocatori più importanti del rugby italiano e non posso che ammirarlo. Vuol dire che averlo lì al mio fianco mi deve stimolare a fare meglio, lo uso come obiettivo, non come rivale. Devo aumentare il mio rendimento del 30%, devo adattarmi a numero 6 perché il 7 è suo, devo accettare la sfida e migliorare. Il nostro è un processo collettivo e nel processo stiamo dimostrando di essere coinvolti tutti, la concorrenza interna, se individualmente può essere fastidiosa, per la squadra è solo un patrimonio immenso”.
Detto e fatto, contro la Scozia Mitch, come lo chiamano i compagni a Treviso e in Nazionale, ha rispolverato sostanza e continuità che forse erano state smarrite negli ultimi tempi: un valore aggiunto in touche (due rubate), letture tattiche perfette, 16 placcaggi vincenti e le mani di velluto per l’assist delle meraviglie che ha lanciato Tommaso Menoncello verso la meta, la seconda degli Azzurri.
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“Chi mi ha insegnato a fare quei passaggi? (“Io” gli dice ridendo Gonzalo Quesada al suo fianco) A questi livelli non si possono avere difetti nelle skills, devono far parte del patrimonio tecnico di ogni giocatore. In quell’azione nulla era improvvisato, studiata e ristudiata tra le nostre opzioni nei lanci di gioco perché sapevamo di poterli mettere in difficoltà con un calcio conteso in mezzo al campo. Sapevamo che a quel punto ci sarebbe stato spazio appena recuperato il pallone, poi eseguire sotto pressione è sempre la cosa più importante e sono felice di esserci riuscito”.
Rugby World, il prestigioso magazine anglosassone, lo ha inserito di diritto nel XV ideale del primo turno del Torneo, premio meritato per chi non si è dato per vinto.
🇮🇹 Special moments for Michele Lamaro, Paolo Garbisi and Juan Ignacio Brex receiving their 50th @Federugby caps today 💚🤍❤️#GuinnessM6N #Since1883 @SeiNazioniRugby pic.twitter.com/C7nEWgOsG1
— Guinness Men’s Six Nations (@SixNationsRugby) February 7, 2026
Eppure la scelta di veder nominare quattro capitani per la Nazionale, qualche passaggio a vuoto con il suo Benetton, un autunno in cui un leggero infortunio lo aveva costretto a saltare i test con Australia e Sudafrica per tornare sul trono solo contro il Cile e la concorrenza interna in terza linea sembravano allontanarlo da quel ruolo di skipper in cui si era ritrovato giovanissimo, da predestinato: “Invece mi piace molto – precisa – che Gonzalo abbia scelto di creare una leadership diffusa.”
“Mi toglie di dosso tanta pressione e mi permette di condividere con altri giocatori di grande esperienza la guida del gruppo. Adesso in Nazionale c’è un “Consiglio dei saggi” e sappiamo che dobbiamo essere il riferimento per tutto il gruppo”.
Mitch è tornato, stimolato dalla concorrenza e dalla voglia di essere parte di quel processo che nomina ogni volta che si parla di Italia. Il capitano ha deciso di accettare la sfida.
