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andrea duodo, presidente FIR, intervistato sulla Rugby World Cup in Italia

“L’idea di ospitare un Mondiale in Italia, o meglio una parte di esso, non è mai uscita dai nostri radar.  Diciamo che ci piacerebbe molto, tanto che ci eravamo dichiarati disponibili a studiare per la Coppa del Mondo 2035 una candidatura congiunta con Spagna, Scozia e Irlanda. Purtroppo le due celtiche hanno gettato la spugna prima ancora che fosse possibile articolare un progetto comune – i rispettivi governi non erano disposti a finanziare il tentativo – e pertanto l’ipotesi è decaduta già all’origine”.

Andrea Duodo, il presidente della FIR, ha chiari gli aspetti strategici di un’iniziativa di questa portata, ma anche le difficoltà di approccio per un Paese come l’Italia. “Sicuramente organizzare la Coppa del Mondo ci farebbe fare un bel salto in avanti in termini di fidelizzazione del pubblico, attrazione degli stranieri, aumento della conoscenza del gioco, appeal per gli sponsor. Il problema più grosso però è che al momento non abbiamo gli stadi, anche se le risistemazioni previste per quelli destinati a ospitare gli Europei di calcio del 2032 potrebbero renderli idonei, o almeno lo auspichiamo, anche per il rugby internazionale. Quanto al sostegno pubblico, ci piacerebbe sperare che, davanti all’ipotesi di ospitare la  Coppa del Mondo di rugby , le istituzioni pubbliche, penso a Sport e Salute, siano disposte ad accollarsi i costi che una manifestazione come questa comporta”.

Nonostante la rinuncia di Scozia e Irlanda, la Spagna però ha rilanciato per il 2035, non si potrebbe fare una proposta congiunta, magari per un girone in Italia? “Prima di tutto, dagli spagnoli non è arrivata alcuna proposta. Vuol dire che si sentono di grado di affrontare la candidatura senza doverla condividere con chicchessia”.

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Però l’Italia, rugbisticamente, è un gradino o due sopra di loro. Non potrebbe fargli comodo un progetto congiunto? E non sarebbe uno smacco se la Spagna avesse la Coppa del Mondo in uno sport in cui la precediamo nel ranking di almeno dieci punti? “Due domande: con quali stadi e quali risorse possiamo farci avanti? Avete presente gli stadi spagnoli, a partire da quello di Bilbao che ha ospitato l’ultima finale della Champions Cup? Noi sopra i 50 mila posti, e con standard internazionali, abbiamo solo l’Olimpico di Roma che, peraltro, l’anno prossimo dovrà essere sottoposto a restyling in vista degli Europei di calcio del 2032. San Siro è prossimo alla demolizione. Lo stadio di Udine ha una capienza di 25 posti, lo Juventus Stadium circa 40 mila…Certo con gli Europei di calcio ci saranno nuove opportunità… ”.

Il girone B della prossima Coppa del Mondo, quello di Italia, Sudafrica, Romania e Georgia disputerà le sue partite in sei stadi: Adelaide Oval, 53mila posti; Perth Stadium, 61mila; Newcastle Stadium (dove l’Italia affronterà la Georgia), 30 mila posti; North Queensland Stadium, Townsville, 25mila; Brisbane Stadium, 63mila, e Sydney Football Stadium, 45mila posti. Noi forse per le sei partite di un girone a quattro squadre potremmo cavarcela con tre o quattro impianti…

“Tutti in dotazione a squadre di calcio, alle quali bisognerebbe chiedere la disponibilità durante il campionato, per più partite, captain’s run etc – replica Duodo – Io la vedo molto complicata, anche se possiamo tenere alta l’attenzione per capire se dovesse manifestarsi qualche disponibilità. Ma devo anche dire che la Spagna negli ultimi anni è stata molto più generosa dell’Italia nel finanziamento dei grandi eventi sportivi. In questo momento per il rugby la vedo molto dura, tenendo conto che noi, dovunque giochi la nazionale, a partire dall’Olimpico, dobbiamo pagare. E non sono mai cifre irrisorie. Però non voglio escludere che le istituzioni, opportunamente sollecitate, possano essere interessate a un progetto del genere ”.

Quindi qualche speranza di vedere in futuro  partite della Coppa del Mondo di rugby in Italia la possiamo coltivare ?
“Diciamo così: mai dire mai…”.

In copertina: Andrea Duodo, presidente FIR – ph. Federugby/Federugby via Getty Images

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