vai al contenuto principale
italia scozia sei nazioni 2026

“Che inizio per l’Italia: è il loro primo attacco e finisce con una meta – grida nel microfono Andrew Cotter, prima voce della partita tra gli Azzurri e la Scozia per la BBC – ma chi è che doveva coprire la profondità del campo per gli ospiti? La difesa è stata incerta, Lynagh ha segnato, Italia in meta.”

“[La meta] arriva da una bella sequenza strutturata – commenta Chris Paterson, leggenda del rugby scozzese degli Anni Zero, al suo fianco – Menoncello carica in prima fase, l’Italia attacca il centro del campo e sposta il gioco a destra dove Brex trova un delizioso grubber. Tom Jordan, il difensore più lontano, l’estremo, sale in anticipo mentre Kyle Steyn se ne sta andando verso l’altro lato. Sul 3 contro 3 Lynagh segna: ottimo calcio, fantastica finalizzazione, c’era un sacco di spazio dietro la difesa.”

Ronan O’Gara, ex apertura dell’Irlanda e allenatore di La Rochelle, partecipa alla telecronaca e centra il punto: “[Questa sequenza] ha tutte le arie di essere stata preparata per tutta la settimana. Una giocata speciale sulla quale hanno lavorato, ha funzionato e ora darà grande fiducia alla squadra. Provi le cose il lunedì, ti riescono il sabato e ti metti nella posizione ideale per vincere la partita.”

Che la sequenza che alla prima occasione nel Sei Nazioni 2026 ha mandato in meta gli Azzurri, instradando la vittoria italiana, fosse stata preparata in settimana lo certifica Gonzalo Quesada dopo la gara: “Era una giocata in tre tempi. Il primo punto d’incontro con Tommy [Menoncello], poi un falso angolo di Mulo Nicotera e infine presentare alla difesa un’immagine, con un finto cambio di senso, il numero 10 e tutti i nostri avanti schierati da una parte del campo. La verità è che anche Mitch [Lamaro] doveva essere sul lato corto assieme a Brex, ma è dovuto intervenire in ruck e questo paradossalmente ha reso ancora più credibile il tutto, lasciando solo tre minacce sul lato corto, mentre tutte le altre erano dall’altra parte.

Altro su ALLRUGBY:
Italia, Michele Lamaro: “Cuore e sacrificio per difendere 29 fasi”, di Paolo Ricci Bitti
Sei Nazioni, Inghilterra: 36 minuti per ottenere il bonus sul Galles, di Redazione Allrugby
Italia: 84 minuti di placcaggi per affondare la Scozia. Il Sei Nazioni inizia col botto, di Lorenzo Calamai

“Quindi la Scozia ha anticipato il cambio di senso: sapevamo che Tom Jordan non aveva mai giocato insieme a Dobie e Steyn prima d’ora, quindi pensavamo che avremmo potuto sfruttare qualche possibile incertezza nei meccanismi del triangolo dietro. Abbiamo giocato sul lato che non si aspettavano.”

italia scozia 2026
In questa clip si vede bene come Rory Darge, il numero 7 della Scozia con la fascia in testa, eviti di proseguire a costruire il muro difensivo nel senso di gioco, rimanendo dal lato lungo del campo in attesa di un cambio di senso che invece non arriva
italia scozia 2026
La copertura della profondità della Scozia va in pezzi: Kyle Steyn, preoccupato del sovraccarico del lato lungo, è in anticipo nella rotazione verso il lato sinistro dell’attacco azzurro. Tom Jordan, invece, si fa attrarre dalla superiorità sul lato corto e lascia scoperto lo spazio dietro le sue spalle

Non è la prima volta che lo staff italiano coglie in scacco quello scozzese. Due anni fa la meta di Nacho Brex su calcetto di Martin Page-Relo fu frutto di una strike move studiata accuratamente a tavolino per cogliere in fallo i meccanismi difensivi degli avversari.

Anche la seconda meta degli Azzurri, ha raccontato Quesada, viene da un lancio del gioco studiato accuratamente per l’occasione, con Fusco capace di giocare un bel calcio alto per Lynagh e Marin in caccia nella zona centrale del campo. Sul recupero del figlio di Michael, poi, perfetta la lettura della situazione e l’esecuzione di Michele Lamaro, nei panni di improvvisato numero 10.

Le due marcature saranno l’orgoglio del capo allenatore degli Azzurri, che nello staff tecnico si è preso l’onore e l’onere di occuparsi dell’attacco della Nazionale. Al tecnico argentino il merito di essere ancora una volta riuscito a mettere alle corde, attraverso il proprio lavoro con i giocatori, la difesa avversaria. Un merito che condivide con tutto lo staff, artefice fondamentale del successo dell’Olimpico, al pari degli esecutori materiali della vittoria, i giocatori.

Non si possono infatti celare i meriti di Andrea Moretti nel costruire, nel tempo e con la cura di un artigiano, un pacchetto di mischia che oggi rivaleggia con i migliori al mondo e che sabato si è messo bellamente nel taschino Pierre Schoeman e Zander Fagerson, due British & Irish Lions. La rimessa laterale ha lavorato alla grande, con Michele Lamaro riscoperto terza opzione in touche, ma anche dinamico jumper capace di guastare i lanci avversari.

Anche la difesa di Richard Hodges merita il suo plauso. In particolare nella capacità di creare densità e velocità di salita nella parte centrale del campo e impedendo alla Scozia di spostare il pallone da una parte all’altra del campo con rapidità, dando il tempo ai giocatori veloci di coprire i lati del campo e aggiungersi al muro.

italia scozia 2026
Nacho Brex e Paolo Garbisi hanno placcato nella fase precedente al punto d’incontro ritratto nell’immagine. Grande impegno per arrivare a coprire il campo al largo dalla parte aperta, mentre gli avanti difendono stretti sui portatori avversari e Fusco lascia lo spazio ai compagni per entrare a completare il muro.

Il lavoro di German Fernandez e Philippe Doussy, incaricati dell’area del contatto e delle skills, è magari meno appariscente e immediato, ma sta dando ottimi risultati sul medio periodo.

Anche se nella parte dell’incontro in cui è scesa la grande pioggia e il pallone è diventato ingestibile l’Italia ha perso il parziale (8-3 per la Scozia gli ultimi 45 minuti di gara), gli Azzurri hanno dimostrato di essere preparati a giocare quel tipo di gara.

La preparazione della partita da parte del gruppo azzurro, insomma, ha superato quella degli avversari. Lo staff tecnico della Scozia è stato outcoached da quello dell’Italia nella preparazione della gara e questo ha fatto la differenza, per quanto poca, fra le due squadre.

Gregor Townsend, che guida il XV del Cardo da nove anni, era già al centro di numerose critiche prima dell’inizio del Sei Nazioni. La sua posizione è adesso aggravata da questa nuova sconfitta. In conferenza stampa alla domanda se sarebbe stato ancora alla guida della nazionale scozzese da lunedì ha risposto: “Devo esserlo. È il mio lavoro.”

L’impressione è che l’acquazzone di Roma possa funzionare da attenuante per il tecnico, al quale potrebbe essere accordato ancora del tempo. La prossima settimana, però, arriva la Calcutta Cup in casa. A Edimburgo la Scozia sarà sotto una pressione enorme. La prestazione contro l’acerrima rivale e la gara contro il Galles a Cardiff saranno più probabilmente le sentenze definitive: alla pausa potrebbe decidersi il futuro della nazionale scozzese a 20 mesi dalla Rugby World Cup 2027.

In copertina: la gioia di Louis Lynagh dopo la meta segnata alla Scozia – ph. Giampiero Sposito/Federugby via Getty Images

Torna su