Al minuto 58 di Italia-Scozia Danilo Fischetti, Giacomo Nicotera e Simone Ferrari hanno lasciato il campo contemporaneamente. Al loro posto è entrata una prima linea composta da Mirco Spagnolo, Tommaso di Bartolomeo e Muhamed Hasa.
Un trio che si conosce molto bene: hanno tutti la stessa età e hanno giocato insieme nel Petrarca che ha vinto il massimo campionato italiano nel 2022, era la prima linea titolare nella finale contro il Rovigo. Per conoscerli meglio, Giacomo Bagnasco realizzò un’intervista collettiva dopo la vittoria di quel titolo, pubblicata su Allrugby 171. La riproponiamo in occasione della bella prestazione del trio, oggi Azzurro, nella vittoria contro la Scozia.
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La giovanissima trinità
Contro il Rovigo, il Petrarca ha cominciato il match con una prima linea di poco più di vent’anni di media. Conosciamo da vicino Spagnolo, Di Bartolomeo e Hasa.
Numero 1, Mirco “Bobo” Spagnolo; numero 2, Tommaso “Diba” Di Bartolomeo; n. 3 Muhamed “Momo” Hasa. Sono nati tutti nel 2001 (rispettivamente il 2 gennaio, il 4 ottobre e il 10 settembre) e hanno formato la prima linea titolare del Petrarca che ha vinto la finale scudetto contro Rovigo.
Tre ragazzi, amici tra di loro, che si sono caricati sulle spalle più di metà finale, mettendo mattoni significativi nella costruzione del successo. Spagnolo, poi, ha anche calato l’asso. Al 6’ della ripresa si è inventato un “finto” movimento verso l’interno per aggirare Van Reenen (un mediano di apertura…) e guadagnare metri fino a ridosso della linea di meta. A quel punto il più era fatto, e Tebaldi ha potuto lanciare Nostran verso l’unica segnatura pesante dell’incontro. Da 6-6 a 13-6, il punto di svolta del match.
“Non so come mi è venuta questa cosa – racconta il giovane pilone sinistro, che i suoi compagni di reparto definiscono il più compagnone, e al momento, il più forte dei tre (“forse perché ha qualche mese più di noi”, scherza Di Bartolomeo) -. Ho visto che c’era spazio a destra, ho fintato dall’altra parte e poi sono andato via. Ci ho provato, anche se non credevo di sorprendere l’avversario. E invece vabbe’, ho avuto… fortuna”.
La fortuna che aiuta gli audaci, insomma, ma non è per fortuna che quei tre erano in campo dal fischio d’inizio (e peraltro Spagnolo e Hasa erano partiti titolari anche nella finale di Coppa Italia, vinta contro le Fiamme Oro). Victor Jimenez, dal 2020/2021allenatore degli avanti tuttoneri, spiega i perché della scelta: “Spagnolo ha fatto un anno straordinario, Di Bartolomeo, nonostante la concorrenza, ha trovato uno spazio meritato dopo l’infortunio di Cugini. E Hasa è alla seconda stagione con noi, lo conosciamo. Abbiamo giudicato che fossero gli uomini giusti per affrontare la finale, abbiamo puntato sulla loro forza, freschezza e giovinezza, e hanno fatto bene contro una prima linea esperta come quella rossoblù. Sono giovani, ma maturi da un punto di vista mentale, e hanno valori interessanti, come dimostrano le convocazioni in Nazionale Emergenti e Nazionale A. In prospettiva possono raggiungere un livello internazionale e Hasa ha già fatto il primo passo, visto che l’anno prossimo sarà a Parma, con le Zebre”.
“Naturalmente – aggiunge – hanno bisogno di fare esperienza, di andare avanti lungo un percorso. Quest’anno in prima linea abbiamo alternato diversi giocatori, dando a tutti un minutaggio simile. Ho citato Cugini, ci sono anche Pavesi, Carnio, Borean, ancora giovani (gli ultimi tre fra i 25 e i 26 anni, ndr) ma già più esperti: anche loro sono stati all’altezza della situazione”.
Le caratteristiche del trio del 2001? “Per tutti posso dire che sono affidabili nello specifico del loro ruolo ma hanno anche un dinamismo importante per la squadra. Sono molto presenti sia in difesa che in attacco, portano palla, placcano. Fa la differenza avere giocatori così. Spagnolo e Di Bartolomeo sono arrivati all’inizio di questa stagione in prima squadra, ma per il resto la mischia non è cambiata tanto, e questo ha facilitato il mio lavoro. Sono veramente soddisfatto dei risultati che abbiamo ottenuto in continuità”.
La prima linea anni Duemila mette insieme cammini in buona parte comuni (con le Nazionali Under 17, Under 18, Under 20, l’Accademia nazionale a Remedello in un periodo abbastanza compromesso dalla pandemia, il Sei Nazioni Under 20 giocato nella bolla gallese l’anno scorso), ma “origini” diverse.
Di Bartolomeo – al secondo anno di Giurisprudenza, una presenza da permit player con le Zebre in casa degli Sharks sudafricani – è petrarchino doc: “Ho cominciato prestissimo, a quattro anni. Da pilone ho vinto uno scudetto U16 e un altro è arrivato, come tallonatore, con l’U18. È stata un’emozione unica vincere il Top 10 con questa maglia contro il Rovigo, dopo avere assistito alla sconfitta in finale lo scorso anno”.
Spagnolo viene dalla provincia, da Camposampiero, dove ha cominciato a giocare a 13 anni: un avvio da numero otto e poi via, pilone sinistro. Con il passaggio alla categoria U18 è andato al Valsugana e un anno fa è arrivato al Petrarca. “Mi sono impegnato, ho fatto allenamenti extra, piano piano ho visto che avevo più chance e non le ho sprecate. La finale di campionato? Non pensavo di avere tante possibilità di partire dall’inizio, ma ci speravo. Ero un po’ teso, ma in fondo tranquillo: avevo già giocato le semifinali e la finale di Coppa Italia”.
Se Mirco ha un diploma di istituto professionale come meccanico, Hasa ha terminato l’Istituto tecnico industriale con lo stesso indirizzo, ma adesso i due pensano più che altro agli ingranaggi della mischia. “Io però – dice il n. 3 – non escludo di iscrivermi all’università tra qualche tempo”. Momo è arrivato a Milano dall’Albania 10 anni fa, ha conosciuto il rugby a scuola quindicenne e dopo tre mesi era all’Asr. “Mi sono trovato subito bene in questo gioco e in questo ruolo, conto che sia solo l’inizio. Intanto è arrivato questo scudetto, è stato bello vincerlo con Mirco e Tommaso. Allo stadio c’erano anche i miei genitori, le mie due sorelline. In un pomeriggio un mix di tante cose che mi hanno reso felice”.
Ognuno ha ben presenti aspetti su cui migliorare: “Diba” parla della gestione del pacchetto in mischia chiusa, “un compito che tocca al tallonatore”, mentre i due piloni pensano a essere più efficaci nei placcaggi e Spagnolo, in particolare, vuole crescere “nella difesa da drive”. Ci sono poi i giocatori preferiti, i modelli nel proprio ruolo: il tallonatore irlandese Dan Sheehan e due top player inglesi. “A me piace Ellis Genge, proprio un bell’animale”, dice Mirco. “Io vorrei diventare come Kyle Sinckler”, svela Momo.
Per i tre ragazzi, ora, c’è l’esperienza con l’azzurro dei grandi: la Nazionale A e quella Emergenti, che li ha visti esordire insieme a giugno nel match di Rovigo vinto facilmente contro l’Olanda (tutti subito in campo dall’inizio, anche stavolta, e Di Bartolomeo ha segnato pure una meta). Si apre una nuova prospettiva, con l’obiettivo di imparare e fare progressi. Poi Hasa prenderà la strada di Parma. “Mi dispiace che se ne vada – dice Spagnolo – ma è giusto che raggiunga un livello più alto. E poi più avanti, potremmo trovarci, chissà…”. Il suo compagno nato in Albania non ci gira tanto intorno: “Speriamo di diventare la prima linea del futuro”.
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