LILLE – Gonzalo Quesada è nero, nasconde a stento il suo disappunto. Solo quando gli si chiede della sua corsa giù dalla tribuna verso il campo ha un pallido sorriso.
Minuto 70, Francia e Italia sono ancora sul 19-8 per i francesi, ma in quei 60 secondi svaniscono tutte le speranze italiane di riagguantare il risultato e fare il punto di bonus che si era prefissato lo staff azzurro.
“È stato un miracolo se non sono caduto correndo giù, rompendomi tutti e due i crociati, sembravo in discesa libera a Cortina – racconta l’allenatore azzurro – Mi ero accorto che non stavamo gestendo bene l’uscita di Capuozzo e il giallo di Lynagh”.
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Un po’ un eufemismo. Lynagh esce per il giallo, e l’Italia resta in 14, ma mentre Lamaro è impegnato a guardare con l’arbitro la revisione dell’in-avanti dell’ala (volontario, quindi giallo, ma se vi fosse stata una chiara occasione di segnare sarebbe stata anche meta tecnica) esce anche l’infortunato Capuozzo e Odiase, ultimo uomo in panchina non entra, quindi Italia in 13.
“Ho urlato che doveva entrare Odiase, ma nessuno ha sentito, quindi sono corso giù. L’arbitro però non ci ha permesso di fare il cambio e ha ripreso il gioco, abbiamo difeso bene la maul su touche, ma avevamo due trequarti in meno e appena la palla è uscita Ramos ha calciato su Drean e non c’era nessuno a fermarlo”.
A fine partita cerchio azzurro e lungo discorso di Michele Lamaro. Cosa ha detto? “Ho spiegato quello che avevo visto, purtroppo un andamento della gara simile a quello con l’Irlanda. Eravamo al loro pari, siamo riusciti a metterli in difficoltà, ma non abbiamo saputo sfruttare le occasioni per nostri errori. A questo livello, contro una squadra come la Francia, quante occasioni puoi creare in una partita? Tre, quattro? L’80% deve portare punti. Noi non ci siamo riusciti. Una volta per un in-avanti, un’altra per un rotolamento a terra, particolari decisivi”.
“La nostra idea era fare un punto di bonus difensivo qui a Lille – dice il ct azzurro – gli otto punti che abbiamo segnato nel primo tempo non sono rappresentativi della mole di lavoro, di possesso e territorio, mentre loro hanno segnato tre mete su nostre imprecisioni. Sono i più bravi al mondo a sfruttare certe situazioni, così Dupont calcia benissimo il pallone sfuggitoci e mette Bielle Biarrey in meta, così Gailleton passa in mezzo alla nostra difesa su una touche tirata troppo lunga e poi dà a Ramos che segna. Sono arrabbiato per questo score, non è quello che ci meritiamo”.
E capitan Lamaro a chi cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno per la bella difesa azzurra sui multifase francesi risponde secco: “Io mi sono un po’ rotto di questa retorica dell’orgoglio. Se perdiamo 33 a 8, c’è poco da essere orgogliosi”.
Però la mischia chiusa ha funzionato, è un dato di fatto. “Ho parlato con Marchand [il tallonatore francese] – dice Giacomo Nicotera, numero 2 azzurro – e mi ha svelato che per tutta la settimana hanno visionato i video delle nostre mischie con l’Irlanda, quella spinta che ha sollevato la prima linea avversaria. Ci hanno studiati, ma non hanno trovato le contromisure se solo dopo 30 minuti hanno dovuto togliere Gros in grande affanno contro Ferrari”. E le touche sbagliate? “La prima non era assolutamente storta, le altre 50 e 50, poi certo c’è stato un problema su quella tirata lunga e loro hanno difeso molto bene sui nostri saltatori”.
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Fischetti conferma che sulla touche ci sono stati dei problemi per la loro abilità a contestare i palloni in aria. “In mischia invece siamo andati bene, abbiamo fatto il nostro lavoro e sui falli che sono stati fischiati contro ho una mia idea, ma se l’arbitro fischia ha ragione l’arbitro”.
In copertina: Gonzalo Quesada visibilmente contrariato durante la conferenza stampa dopo Francia-Italia a Lille – ph. Franco Arland/Federugby via Getty Images
