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Una squadra da prendere per mano come ct, seppure ad interim, continuando poi ad accompagnarla fino ai Mondiali come allenatore degli avanti. È questa la nuova avventura di Marco Bortolami, primo italiano alla guida di una Nazionale straniera di livello medio-alto.

Il “centurione” azzurro è ripartito dalla Georgia dopo avere rescisso il contratto con i Sale Sharks, nella Premiership inglese. Un legame durato pochi mesi: “Ho imparato tanto da una realtà del rugby inglese – dice – e sicuramente la decisione di voltare pagina a causa di divergenze sulle metodologie di lavoro non è stata semplice. D’altronde, se non ci sono le condizioni per dare una propria impronta non si è in grado di fare bene. E ora il nuovo incarico con la Georgia, assunto a gennaio, mi ripaga in pieno. Lo considero il modo migliore per riprendere ad allenare: in un ambiente ottimo, con le condizioni ideali per lavorare”.

Bortolami ha preso il posto di Richard Cockerill, cui è costata molto la sconfitta interna di misura (23-25) contro il Giappone lo scorso novembre. Il fatto è che quel risultato ha impedito ai Lelos caucasici di confermare una posizione tra i primi 12 del ranking mondiale, e questo è avvenuto proprio quando si è arrivati a definire la composizione dei gruppi del Nations Championship, la nuova competizione che, negli anni pari, andrà a sostituire i tradizionali test match estivi e autunnali. Questo significa, ad esempio, che in tutto il 2026 la Georgia non giocherà nemmeno un match contro Nazionali di prima fascia.

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Decisamente frustrante per una squadra che domina regolarmente nel secondo livello del rugby europeo. Dal 2000/2001 sono arrivate 17 affermazioni nel Rugby Europe Championship, che tra l’altro è stato vinto otto volte su otto tra il 2018 e il 2025.

Prima si trattava in pratica di un Sei Nazioni B, mentre ora partecipano otto squadre, divise in due gironi da quattro, con le prime due di ogni pool che si incroceranno in una semifinale e con la finale che si giocherà a Madrid il 15 marzo, nello stesso fine settimana in cui l’élite europea concluderà il proprio torneo.

Finora la Georgia ha disputato due partite in trasferta e i punteggi dicono tutto, visto che ha battuto la Svizzera 54-3 e i Paesi Bassi 61-12. “Siamo indubbiamente la squadra da battere – confessa Bortolami – e a livello mentale ci viene proposta una sfida nella sfida, quella di non perdere motivazioni e concentrazione, provando a migliorare sempre gli standard dei giocatori. Ad ogni modo questo sabato [21 febbraio] ospiteremo la Spagna e sarà un confronto più equilibrato”.

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La situazione prima dell’ultimo turno della fase a gironi nel Rugby Europe Championship

L’approccio con il rugby georgiano – racconta – è stato decisamente positivo: “Sono stato accolto in una maniera straordinaria. Questo è un popolo ambizioso ed esigente in fatto di sport, ne fa una questione di orgoglio nazionale. Basta pensare che nel primo mese, insieme con il presidente della federazione, sono stato ospite della tv di Stato tre volte. Ti senti addosso una forte responsabilità.”

“Dal punto di vista tecnico ho trovato collaboratori di alta qualità, con un approccio al rugby più vicino a Italia e Francia che ai Paesi anglosassoni. La Francia, in particolare, è il Paese di riferimento: sono una cinquantina i rugbisti georgiani distribuiti tra Top 14 e Pro D2. Giocatori di mischia ma anche un bel numero di trequarti, con una qualità che è stata una bella sorpresa. Poi c’è la franchigia Black Lion, che fa anche la Challenge Cup”.

In un paese decisamente patito di sport, il rugby non è il più seguito, ma si gioca le sue carte con i maggiori: “Il calcio ha un margine di vantaggio sugli altri – dice ancora Bortolami – ma molto ridotto rispetto a quanto succede in Italia. Basket, rugby e pallanuoto sono molto seguiti, in concorrenza tra loro per guadagnarsi visibilità. Con i successi arriva l’attenzione di una nazione intera. Detto questo, sono sport nazionali la lotta, il judo, il sollevamento pesi. È anche una questione di tradizione, di cultura della forza fisica. Per questo la mischia chiusa suscita un entusiasmo particolare e comunque tutti i giocatori amano il lavoro che si fa in palestra”.

L’ambientamento di Marco è proseguito anche attraverso il vino: “Loro vantano una tradizione enologica di ottomila anni, e anche di questo sono molto orgogliosi. Con me, che sono veneto, hanno trovato un palato competente”.

A giugno avverrà il passaggio di consegne con Pierre Broncan, attuale capo allenatore del Brive e già assistente nello staff australiano ai Mondiali 2023. Bortolami lo affiancherà prendendosi la responsabilità della mischia. La strada verso i Mondiali australiani del prossimo anno è segnata, e nel calendario una data spicca su tutte le altre. Diciassette ottobre 2027, ultimo turno del girone B: di fronte Italia e Georgia. Ma di questo avremo tempo di parlare.

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