“Dell’orgoglio francamente non sappiamo più cosa farcene, vogliamo di più” ha detto Michele Lamaro, capitano dell’Italia dopo la sconfitta contro la Francia ai microfoni di Sky Sport.
Ha ripetuto lo stesso concetto qualche decina di minuti dopo nella pancia dello Stade Pierre Mauroy, ai giornalisti riuniti in conferenza stampa, e francamente fa piacere che gli Azzurri siano ambiziosi, affamati. Che non si accontentino dei complimenti degli avversari che li hanno battuti. È l’unico atteggiamento possibile per una squadra con queste qualità.
Facciamo una cosa, però: noi che da fuori guardiamo l’Italia combattere come non ha mai fatto prima con le migliori squadre del rugby internazionale restiamo orgogliosi di ciò che sta facendo la squadra per cui facciamo il tifo, checché ne dica il capitano della Nazionale.
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La mentalità, l’attitudine e l’ambizione sono prerogative riservate ai protagonisti, di chi è destinato a salire sul palcoscenico dello sport. È giusto che Michele Lamaro e compagni adottino quella prospettiva, noi pensiamo ad altro.
Pensiamo ai pomeriggi passati a soffrire per l’ennesima batosta non più tardi di un lustro fa, pensiamo a quando anche per i tifosi italiani era più interessante guardare Galles-Scozia che Francia-Italia. Torniamo a pensare alle volte in cui, per strappare un risultato, ci voleva una giornata storta di quelli dall’altra parte, o a quanto abbiamo aspettato per poter stare qui a dire peccato, ce la potevamo fare a Dublino e in Francia.
2️⃣2️⃣ Quand la famille Garbisi retrouve leurs copains Français
🇫🇷@Serin_Baptiste 🤝 @Federugby 🇮🇹 #XVdeFrance #FRAITA pic.twitter.com/pSnRloLAkW— France Rugby (@FranceRugby) February 22, 2026
Quella di Lille è stata una gara strana. Anche se la squadra padrona di casa dava la sensazione di essere un gradino sopra agli Azzurri, questi sono riusciti ad incartarne il gioco offensivo come nessun’altra delle precedenti avversarie. Se Manuel Zuliani è stato tenuto a bada nel punto d’incontro rispetto ad altre occasioni, Lorenzo Cannone e Tommaso Menoncello hanno fatto il diavolo a quattro e pure giocatori dalle caratteristiche diverse come Ange Capuozzo, Monty Ioane e Louis Lynagh si sono buttati con tutto il proprio ardore nella battaglia di trincea dei raggruppamenti a terra per riuscire a sporcare il possesso avversario. In mischia ordinata la Francia ha studiato a fondo gli Azzurri, ma è riuscita a trovare contromisure solo per limitare i danni. Ha poi concesso solo 5 calci di punizione in tutta la gara.
Una serie di aspetti che fa guardare alla partita consapevoli che l’Italia era sì la meno forte delle due squadre in campo, ma che giocava sullo stesso terreno dell’altra. Un’impressione che gli Azzurri non avevano mai dato in Francia, neanche in occasione di risultati più lusinghieri.
Non la volta del drop mancato da Sergio Parisse per vincerla nel 2016 (23-21), non nel 2008 (25-13, Italia aggrappata alla partita fino al 66′) né nel 2020 (35-22, risultato edulcorato da un paio di mete nel finale) e neanche nel 13-13 del 2024 in quello stadio, con il palo che da due anni ancora vibra per il colpo dell’ovale dopo il calcio della vittoria fallito da Paolo Garbisi.
Ventiquattro mesi fa l’Italia iniziava a essere quella che conosciamo oggi, ma giocava contro una Francia in ricostruzione, senza Antoine Dupont né Louis Bielle-Biarrey, e con Jonathan Danty espulso al 40′. Segnò una meta memorabile con Ange Capuozzo, anche quella volta, ma arrivò a giocarsi la partita con la complicità di una giornata di sufficiente mediocrità degli avversari.
La meta di Ange Capuozzo contro la Francia, 2024 🔙#GuinnessM6N #Since1883 pic.twitter.com/KVUbqLwmz0
— Guinness Sei Nazioni (@SeiNazioniRugby) February 20, 2026
Stavolta l’Italia ha perso 33-8 e probabilmente fra qualche tempo questa partita sarà archiviata come la solita sconfitta oltralpe della nostra Nazionale. Da una parte è vero che l’Italia ha commesso veramente tanti, troppi errori nell’esecuzione dei gesti tecnici, regalando alla Francia un vantaggio iniziale nel punteggio che ha avuto poco di costruito e che ha instradato la gara verso gli avversari. Dall’altra però gli Azzurri hanno dimostrato che, seppur non sono ancora al livello dei transalpini, sono nelle immediate vicinanze. E di questo i tifosi italiani possono essere ancora orgogliosi e felici. Vista la storia degli ultimi 26 anni non c’era niente di scontato, e Michele Lamaro li scuserà se vogliono applaudire lui e i suoi compagni ancora un po’.
In copertina: Leonardo Marin in Francia-Italia del Sei Nazioni 2026 – ph. Franco Arland/Federugby via Getty Images
