L’uomo giusto per quella squadra: i Lyons Piacenza, che avevano raccolto solo un successo nelle prime sei giornate e sembravano avviati verso un destino infausto. Certo, a conti fatti, visto che poi il Colorno si è ritirato a Serie A Élite in corso, la salvezza sarebbe comunque arrivata, ma non avrebbe avuto lo stesso sapore di questo ottavo posto finale, con il Biella lasciato indietro.
L’uomo giusto, l’allenatore giusto si chiama Tino Paoletti e ha 48 anni. Ex pilone di lungo corso con un passato azzurro non banale, concentrato in 15 presenze tra il 2000 e il 2001, Paoletti è un fiorentino verace ma a Piacenza è arrivato ventenne e, da allora, pur avendo giocato in club di tre nazioni diverse, ha fatto della città emiliana il suo centro di gravità. Con lui sono arrivate tre vittorie (contro Mogliano in casa, Vicenza in casa e fuori) nelle restanti 10 partite, senza considerare quella di Colorno: cancellata successivamente ai fini della classifica, ma assai importante nel momento in cui era venuta. Il primo segnale della svolta: da quando è arrivato Paoletti in panchina i piacentini hanno vinto tutti gli scontri diretti contro le squadre della metà inferiore della classifica, ad eccezione della trasferta a Biella, dove hanno perso per un punto.
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I Lyons – saggiamente convertiti a un maggiore utilizzo di giocatori fatti in casa, linea confermata anche per la prossima annata in Élite – erano partiti da un nuovo allenatore dopo i due anni sotto la guida di Bernardo Urdaneta. Ma con il neozelandese Kingi Matenga, già forte avanti bianconero nella stagione 2005/2006, le cose non hanno funzionato.
Di qui l’avvicendamento con Paoletti, che ai Lyons aveva terminato la carriera da giocatore (conquistando a 37 anni la promozione nella massima serie, stagione 2014/2015, grazie alla finale vinta con la Pro Recco) e iniziato subito dopo quella da allenatore. “Per due anni – racconta – ho collaborato con Achille Bertoncini come tecnico della mischia, poi ho fatto una stagione come capo allenatore della squadra cadetta. Mi sono spostato in Sardegna, un anno ad Alghero e due a Olbia, e sono tornato con i Lyons: allenatore dell’Under 19, vice di Carlo Orlandi e successivamente di Urdaneta con i seniores. Ho anche cominciato una collaborazione con il Monferrato Rugby, che quest’anno era sfociata nell’incarico come head coach“.
Ma poi hanno chiamato i Lyons, con il club astigiano c’è stata una risoluzione amichevole e Tino è tornato… a casa. “Avevo detto che allenare la prima squadra era un mio obiettivo, ma pensavo di poterci arrivare più tardi. Invece a fine dicembre è successo e io, dico la verità, sono al settimo cielo. Ho trovato tanta gioventù, tanta voglia di rifarsi. E anche tanta fiducia da parte dei ragazzi: molti li conosco da tempo, con qualcuno avevo addirittura giocato. Nel primo mese, con Giulio Forte, tecnico dei trequarti e preparatore atletico, li abbiamo bombardati di informazioni e loro hanno risposto bene. Il dislivello con diverse squadre era troppo grande, per prestanza fisica ed esperienza, ma quando c’erano possibilità concrete siamo sempre venuti fuori”.
Torniamo indietro, al Paoletti giocatore. “Ho cominciato a otto anni al Firenze Rugby, dove sono rimasto fino al 1995, l’anno dei miei primi Mondiali Under 19. Dopo una stagione al Livorno sono arrivato al Piacenza Rugby, neopromosso in A1, mi ha chiamato Franco Bernini. Ci sono rimasto fino al 2000, la squadra cresceva e da giocatore del Piacenza ho esordito nella Nazionale maggiore proprio in quell’Italia-Scozia, prima partita e prima vittoria azzurra nel Sei Nazioni: una felicità indescrivibile”.
“L’anno dopo ero a La Rochelle, poi due stagioni all’Overmach Parma, altre due al Plymouth, in seconda divisione inglese, e una a Newcastle. Ritorno in Italia al Parma, due anni al Petrarca, un campionato alla Rugby Roma e uno, l’ultimo da professionista, a Firenze. A 34 anni rieccomi a Piacenza, questa volta con la maglia dei Lyons».
Bilancio della carriera agonistica? “Ho avuto tantissime soddisfazioni, per i campionati in cui ho giocato, per le partite in Nazionale. Mi spiace solo di non avere vinto uno scudetto e di non avere partecipato a un Mondiale seniores”.
D’altronde già ai tempi della Coppa del Mondo 2003 la maglia numero 3 era finita sulle spalle di un certo Martin Castrogiovanni. E comunque c’è pure un risvolto “familiare” a caratterizzare il rapporto tra Tino e l’Italrugby: infatti anche sua moglie, la piacentina Isabella Covini, ha vestito l’azzurro della Nazionale seniores. Una sorta di primato che risulta condiviso con altre due coppie: Elisa Facchini e Matteo Mazzantini, Chiara Peguiron e Giampiero Mazzi.
Tornando all’attualità, Paoletti è ovviamente confermato alla testa dei Lyons e non potrebbe chiedere di meglio, anche perché – dice – “Piacenza è una città piccola e tranquilla, adatta a un tipo come me, ci sto una favola”.
L’ultima domanda riguarda i play-off scudetto: pronostici? “Calcolando il momento di forma delle squadre, vedo una possibile finale tra Reggio Emilia e Rovigo, ma Viadana può essere una bella spina nel fianco per tutte”.
In copertina: Tino Paoletti e un giocatore dei Lyons – ph. Rugby Lyons
