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silvia turani

Una settimana di pausa, l’unica, per tirare il fiato fra il terzo e il quarto turno del Sei Nazioni. Silvia Turani, rugbista azzurra che proprio sabato scorso contro la Scozia ha tagliato il traguardo dei 50 caps, è riuscita a trascorrerla in Italia, d’accordo con le Harlequins londinesi, il club dove gioca dal 2023, dopo una primo campionato inglese a Exeter. In precedenza anche una stagione a Grenoble, coincidente con il secondo anno utile per ottenere la laurea specialistica in Trade and consumer trading, che ha fatto seguito alla triennale in Scienze gastronomiche a Parma.

In questo momento, comunque, l’ovale ha la precedenza. Una vita da professionista del rugby? “Cerchiamo di intenderci. Agli Harlequins, per esempio, i professionisti veri sono quelli della squadra di club maschile. Noi abbiamo la grande opportunità di essere seguite in tutto e per tutto da un staff di prim’ordine, numericamente anche più consistente di quello della nostra Nazionale femminile, ma le retribuzioni sono modeste. Ci sono addirittura ragazze che sottoscrivono un contratto volontario, il che significa avere diritto al massimo a qualche rimborso spese.”

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“Io, come molte delle internazionali, ho un contratto professionale, ma il grosso della retribuzione consiste nell’assegnazione di una casa, per il resto rimane poco. Posso aggiungerci il compenso della FIR, fortunatamente, e diciamo che alla fine le due fonti dei ricavi si equivalgono. Dopodiché, nelle giornate di allenamento arriviamo al club alle 12 e ce ne andiamo alle 21. Sarebbe già difficoltoso trovare qualche forma di lavoro extra, poi ci si mettono gli aspetti burocratici, Brexit compresa, a rendere tutto più complicato”.

Ma intanto c’è un campionato, la PWR inglese, da giocare ai livelli più alti. “Per una serie di infortuni finora ho giocato poche partite, però spero di avere ancora tempo. La stagione regolare sta finendo e noi siamo in lotta per provare a entrare nei playoff”.

E il Sei Nazioni? “Non è semplice, finora, giudicare il nostro rendimento. Diciamo che è stato discontinuo. Il secondo tempo in affanno non toglie che la prestazione con la Francia sia stata positiva, e anche dalla partita con l’Irlanda, nonostante tutto, abbiamo tratto qualche buona indicazione. Con la Scozia abbiamo vinto e giocato bene ma, senza voler sminuire i nostri meriti, dobbiamo tenere conto che alle avversarie mancavano sette giocatrici senior e altre due si sono fatte male durante la partita. Logico che ne abbiano risentito, sarebbe capitato anche a noi”.

La prima linea azzurra è ringiovanita e più completa, con due elementi per ruolo: in linea di massima Turani e Maris a sinistra, Vecchini e Cheli al tallonaggio, Pilani e Zanette a destra. “Senz’altro. Io sono l’unica un po’ anziana (ha trent’anni…, ndr), poi andiamo da Vecchini e Maris che hanno già un bel numero di presenze per arrivare fino a Cheli, che ha esordito nel corso del Torneo.”

“Lo staff sta provando combinazioni diverse, le ragazze meno esperte hanno avuto un alto minutaggio e hanno dimostrato il loro valore. Ci sono spazi di crescita molto ampi e in aree diverse, perché ognuna di noi ha i suoi punti di forza e possiamo completarci”.

Sabato 9 maggio si torna in campo a Parma contro l’”impossibile” Inghilterra, mentre il turno finale metterà le Azzurre di fronte al Galles all’Arms Park di Cardiff. A proposito di Galles, restano negli occhi la meta segnata da Turani l’anno scorso, e il suo braccio alzato in segno di felicità. Una felicità che non si può trattenere, come quella mostrata di recente prima di Italia-Scozia, con l’entrata in campo in solitaria, prima di tutte, per celebrare i 50 cap. “Beh sì – dice la numero 1 azzurra – mi si legge tutto in faccia, non c’è bisogno che parli. Devo dire che sono serena e felice di giocare, che voglio godermi questo momento”.

Ma al momento di cantare gli inni ci si è accorti che qualcosa mancava. “Tendo a dimenticare le cose. Rientrata negli spogliatoi dopo il riscaldamento avevo tolto il paradenti. Ho dovuto rifare le fasciature alle spalle, il tempo passava e avevo paura di non riuscire più a entrare per prima. Mi sono un po’ agitata e il paradenti l’ho dimenticato – sorride – Mi è venuto in mente mentre eravamo schierate per gli inni e a gesti ho comunicato con la nostra santa protettrice, Giuliana (Campanella, team manager, ndr), che ha risolto il problema”.

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