vai al contenuto principale

La pausa del Sei Nazioni femminile fornisce l’occasione alle giocatrici di rifiatare, e agli osservatori di azzardare alcune valutazioni, per quanto provvisorie.

Che di riposo le giocatrici abbiano bisogno non c’è dubbio, visti i numerosi incidenti che hanno funestato le prime giornate: sono uscite dal torneo 2026 giocatrici di punta come la mediana Hunt e la seconda linea Talling per l’Inghilterra, la trequarti centro Orr per la Scozia, l’ala Neumann per il Galles, le trequarti centro Grisez e Vernier per la Francia.

I protocolli anti-commozione cerebrale hanno ulteriormente contribuito alla lista delle assenze, questa volta fortunatamente temporanee (ne hanno fatto le spese tra le altre l’Azzurra Francesca Granzotto e la scozzese Rhona Lloyd). Difficile trarre conclusioni senza un confronto sistematico con gli anni precedenti, ma non si può fare a meno di chiedersi se agli incidenti di quest’anno non concorra la crescente intensità agonistica degli incontri, forse eccessiva per giocatrici che per la stragrande maggioranza operano ancora in condizioni semi-amatoriali.

Altro su ALLRUGBY:
→ Sei Nazioni femminile, Italia: contro la Scozia una banda di taglialegna, di Lorenzo Calamai
 Campionato nazionale Under 18: tutto deciso (o quasi) per i playoff, di Alessandro Cecioni
→ Il quadro delle semifinali della Serie A Elite, di Redazione

Inghilterra e Scozia sono state sinora quelle più colpite dagli infortuni, anche alla luce delle defezioni che erano già state annunciate prima del torneo. Hanno però fronteggiato in modo assai diverso alle emergenze. L’Inghilterra ha confermato, casomai ce ne fosse bisogno, la convinzione universale che le Red Roses potrebbero facilmente schierare due o forse anche tre XV altrettanto competitivi. La Scozia ha invece sofferto moltissimo dall’assenza di varie giocatrici chiave. Le defezioni hanno infatti accentuato le normali difficoltà che si sarebbero comunque presentate con il passaggio dalla direzione tecnica di Bryan Easson a quella di Sione Fukofuka.

Per valutare com’è andata sinora conviene prendere come termine di confronto il torneo del 2024 piuttosto che quello del 2025, onde tenere conto del fattore campo (che non conterà molto per l’Inghilterra, ma pesa parecchio ad esempio negli incontri dell’Italia con la Francia).

Nel complesso, non molto è cambiato rispetto a due anni fa: sette incontri su nove sono finiti con lo stesso risultato, e con scarti di punteggi complessivamente molto simili – lo scarto medio per incontro è stato di 32 punti, a fronte dei 29 punti del 2024. Le due eccezioni hanno coinvolto in entrambi i casi le Azzurre: il successo di due anni fa a Dublino non è stato ripetuto, è anzi stata subita una pesante sconfitta a Galway (peraltro con uno scarto inferiore e un bonus offensivo rispetto a quella di Parma dello scorso anno); ma non si è ripetuta neanche la sconfitta casalinga con la Scozia, battuta in maniera molto netta.

Il raffronto statistico alla terza giornata del Torneo 2024 e 2026

Vedremo se ha ragione il sito ufficiale del Torneo nell’affermare che, con il successo di Parma, l’Italia ha mandato un messaggio forte (uno statement, direbbero gli inglesi) alle sue avversarie. Possiamo comunque sottolineare vari elementi positivi del percorso compiuto sinora.

Il primo riguarda la buona prestazione complessiva della difesa, in particolare contro la Scozia, come ha già evidenziato Lorenzo Calamai su questo sito. Al momento l’Italia è la squadra che ha effettuato il numero più alto di turnover (13) ed è seconda quanto a placcaggi riusciti sul totale (88% vs. il 93% della Francia). Va anche detto peraltro che è la squadra che ha dovuto effettuare il più alto numero di placcaggi in assoluto (619), anche grazie ai passaggi a vuoto del secondo tempo contro la Francia e del primo contro l’Irlanda, con errori che hanno fornito ripetutamente il possesso alle avversarie.

Un altro dato incoraggiante riguarda l’attacco, con dodici mete segnate a fronte delle sette di due anni fa. A questo ha contribuito anche un pacchetto che sinora è stato complessivamente solido nella fasi di conquista. L’arrivo a pilone destro di due giocatrici di notevole fisicità come Zanette e Pilani sembra avere rafforzato la stabilità in mischia chiusa, e anche la rimessa laterale ha garantito una conquista sostanzialmente regolare (anche se Chiara Cheli, forte giocatrice in campo aperto, è parsa per il momento, nei pochi minuti giocati, meno precisa al lancio di quanto non fosse stata Desirée Spinelli lo scorso anno).

Qualche segnale positivo, seppur timido, è arrivato anche dal gioco al piede. L’Italia rimane la squadra meno capace di conquistare terreno con i suoi calci di spostamento (22 metri in media, lontani dai 36 dell’Irlanda anche se molto vicini ai 23 del Galles che pure sembra avere in Lleucu George una calciatrice di notevole potenza). È parsa però in grado di sfruttare con discreta efficacia i calci nel box, un’opzione favorita in particolare da Sofia Stefan. L’area più problematica al momento è quella dei calci verso i pali, di cui l’Italia ne ha trasformati soltanto un terzo. In un contesto in cui le calciatrici delle nazionali più forti (Harrison per l’Inghilterra, Arbez e Bourgeois per la Francia, O’Brien per l’Irlanda) viaggiano su percentuali di realizzazione del tutto comparabili a quelle maschili, si tratta di un handicap considerevole.

Va notato peraltro che a volte le statistiche confondono più che chiarire: il sette su otto di Helen Nelson grazie a cui la Scozia guida questa particolare classifica occulta il fatto che il suo unico clamoroso errore, allo scadere di fronte ai pali gallesi nella prima giornata, potrebbe costar caro nella lotta per evitare il cucchiaio di legno. Mentre l’Irlanda non dovrebbe avere problemi a battere in casa sia Galles che Scozia, assicurandosi la terza posizione, in caso di vittoria gallese contro le Azzurre il punto di bonus guadagnato grazie all’errore di Nelson potrebbe permettere al XV del Dragone di superare le scozzesi. Pare infatti difficile che la Scozia possa andare oltre un eventuale bonus contro una Francia in piena corsa verso la “finale” di Bordeaux contro l’Inghilterra.

Naturalmente, specie se combinata con una pesante sconfitta casalinga contro le Red Roses, perdere in terra gallese all’ultima giornata metterebbe a rischio anche la posizione dell’Italia. A Cardiff servirà una prestazione di qualità comparabile a quella che ha garantito uno dei più ampi successi azzurri contro le scozzesi. Un obiettivo tutt’altro che irrealizzabile alla luce di quanto visto la settimana scorsa a Parma.

Torna su