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LILLE – La cosa più bella sugli spalti dello Stade Pierre Mauroy di Lille era la banda musicale. Altro che orribili stacchi da DJ nei momenti meno opportuni a cui ci hanno abituato all’Olimpico. Musica popolare, canzoni che tutti conoscono con base suonata dal vivo. E poi, immancabile, la tromba che fa quell’accordo da corrida con tutto lo stadio che grida “Olé”. E’ vero, in Francia la musica popolare è altro. Anche alla Coppa del Mondo, tre anni fa, ogni stadio aveva la sua banda. E ci sono inni propri di un club che sono diventati la canzone di tutti i tifosi, come la “Peña Baiona”, l’inno dell’Aviron Bayonnais. Perché a Roma, magari dal prossimo match contro l’Inghilterra non mettiamo una banda musicale in tribuna? Che siano loro, allegri e veri, a dare il ritmo al tifo.

Dall’Aviva alla Decathlon Arena, da Dublino a Lille. C’era un vecchio slogan coniato anni fa per reclutare giovani: “Vieni in Marina, girerai il mondo”. Ora che la leva non è più obbligatoria ci sono tante scuse per girare, se non il mondo, almeno l’Europa. Una è il rugby. Ma c’è gita e gita. “Non capisco perché non si giochi a Parigi, ma si debba venire fino a Lille”, diceva Gonzalo Quesada venerdì scorso. Ragioni possibili? Proviamo a indovinare: soldi. L’Italia per quanto squadra in ascesa non riempie lo Stade de France, che ha un costo. Soldi anche per Lille con il flusso di turisti, soprattutto francesi. Politica sportiva: il rugby in Francia, un po’ come in Italia, è diffuso a macchia di leopardo e a Lille in pratica non esiste. Portare qui Les Bleus può essere un bello spot per cercare di fare proseliti.

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Un intento che per ora non ha avuto successo. Fra le due stazioni di Lille, Flandres ed Europe, si trova il grande centro commerciale della Westfield, uno dei colossi mondiali del settore con un giro d’affari da 28,5 miliardi di dollari, nel megastore Intersport il rugby è assente. In compenso c’è tanto calcio. La squadra locale è il LOSC Lille, che ha boutique proprie un po’ ovunque e che con trentamila abbonati è tra le squadre più seguite della Ligue 1, il massimo campionato francese.

È per loro che è stato costruito lo stadio, per loro e non solo. Il Pierre Mauroy è un impianto unico al mondo per la sua versatilità. Può essere campo di calcio o di rugby, palazzetto di basket, di volley, di tennis, arena per concerti. Il terreno si alza e si abbassa, il tetto si chiude. È uno stadio dei record. La prima partita di rugby a tetto chiuso giocata in Francia (Francia-Argentina test del 2012), la partita di basket con più spettatori, quella di pallamano (coppa del mondo 2017, 28mila 10 spettatori), quella di tennis (finale di coppa Davis 2014 con 27mila 432 spettatori), quella di volley.

Domenica allo stadio c’erano 48mila 554 spettatori. Non è un record assoluto per il rugby perché due anni fa, per il 13 a 13 tra Francia e Italia, ce n’erano 50mila su 50 186 di capienza totale. Gli italiani erano forse un migliaio, arrivare fin qui non è facile. Si può volare su Bruxelles, che è a mezz’ora di treno, o su Parigi, un’ora. I voli diretti con Roma e Venezia sono stagionali e non giornalieri.

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Lo stadio Pierre Mauroy di Lille con i pali ad H il giorno prima di Francia-Italia del Sei Nazioni 2026 – ph. Allrugby

Nello stadio si vede bene da tutte le posizioni meno che dalla parte centrale della tribuna stampa, invalidata dalla postazione della tv. Inezie per un impianto tecnologicamente all’avanguardia e costato alla fine 384 milioni di euro. Realizzato in 4 anni (fra il 2008 e il 2012), questo sì un record se parametrato a noi e alla nostra burocrazia. Anche perché qui la realizzazione è stata un po’ un percorso all’italiana, diciamo così, con polemiche a non finire sui costi, sulla necessità di costruire uno stadio invece di restaurare quello vecchio, sul fatto che fosse lo stadio di Lille, ma si trovasse in un altro comune, Villeneuve-d’Ascq, municipalità della città metropolitana. Ci sono stati ricorsi al tribunale amministrativo, alcuni ancora pendenti ancorché inutili, ma si è tirato diritto perché c’erano gli Europei di calcio del 2016 che incombevano, la Coppa Davis, l’Eurobasket. A proposito di Europei: è in questo stadio che l’Italia subì la sconfitta contro l’Irlanda (1-0).

Anche sul nome dello stadio ci sono state polemiche quando, nel 2013, si è deciso di intitolarlo a Pierre Mauroy, sindaco socialista di Lille per 27 anni, dal 1973 al 2001, ma anche primo ministro di Francia dal 1981 al 1984. Questo legame politico non piaceva ai tifosi del LOSC, che hanno deciso di continuare a chiamare il loro stadio “le Grand Stade”.

In copertina: Francia-Italia del Sei Nazioni 2026 allo stadio Pierre Mauroy di Lille – ph. Allrugby

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