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italia scozia sei nazioni 2026

Alle 15.10 di sabato 7 febbraio l’arbitro neozelandese Ben o’Keeffe soffierà forte nel suo fischietto. Il primo pallone verrà alzato al cielo e avrà inizio il Sei Nazioni 2026 per Italia e Scozia, nell’ampio catino dello Stadio Olimpico di Roma, gonfio di spettatori accorsi tanto dal paese ospitante quanto da quello ospite.

È una partita molto attesa e dal pronostico incerto. Entrambe le squadre, per motivi diversi, ci arrivano in un momento particolare.

L’Italia inizia il Sei Nazioni con una decina di giocatori infortunati: mancano Gianmarco Lucchesi, Marco Riccioni, Ross Vintcent, Seb Negri, Stephen Varney, Martin Page-Relo, Tommaso Allan, Edoardo Todaro, Ange Capuozzo, Jacopo Trulla. Una mezza ecatombe, e il fatto che gli Azzurri siano considerati competitivi malgrado queste assenze è testimonianza di una crescita importante del livello più alto del movimento italiano.

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Le difficoltà legate agli infortuni si sovrappongono a un momento cruciale per questo gruppo. A Roma tre dei giocatori simbolo della squadra taglieranno il traguardo dei 50 caps: sono il capitano Michele Lamaro, l’apertura Paolo Garbisi e il centro Juan Ignacio Brex. Se quest’ultimo fa parzialmente eccezione data la sua storia personale, gli altri due rappresentano bene la progressiva maturazione di un gruppo ancora giovane ma ormai esperto. Conservando un’età media relativamente bassa, il XV di partenza dell’Italia ha una media di 38 caps. Solo quello scozzese ne ha di più tra le formazioni del primo turno del Sei Nazioni.

Per questa squadra è arrivato il momento di ottenere risultati. Non è più una squadra di giovani di belle speranze che intraprende un percorso di crescita, ora la necessità è portare a casa le partite.

Una necessità sentita forte anche dalla squadra scozzese, che si trova di fronte a un bivio. Dopo la debacle di novembre, con le due belle prestazioni contro All Blacks e Argentina finite in sconfitte piene di rimpianti, nessuno crede che questa generazione possa ottenere davvero i successi ai quali ha tante volte preteso di ambire. Stavolta la Scozia arriva al Sei Nazioni quasi a luci spente, ma con la forza di una rosa esperta e talentuosa, a cui si somma lo stato di forma pazzesco dei giocatori dei Glasgow Warriors.

La pressione, certo, non manca: sarebbe difficile immaginare Gregor Townsend sulla panchina della Scozia ancora a lungo se a Roma dovesse arrivare una sconfitta. Molti la pronosticano come una delle delusioni di questo Sei Nazioni, ma al tempo stesso possiede il potenziale per esserne una delle protagoniste.

Guardando alla formazione, l’immagine restituita dalla Scozia è quella di una squadra completa, con qualche piccola crepa solamente nei primi cinque uomini. Le selezioni nel triangolo allargato, con Jordan, Dobie e Steyn, sembrano presagire una squadra intenzionata a giocare molto la palla, tenendo un ritmo alto e spostando l’ovale da una parte all’altra del campo.

La domanda è se il meteo consentirà questo tipo di approccio così caro alla Scozia. L’Italia avrebbe certamente delle possibilità in più se piovesse durante la partita e l’incontro si trasformasse in una battaglia di trincea. Certo non lo scenario solitamente più congeniale agli Azzurri, ma tra le due la formazione italiana sembra quella più capace nel sottoporsi a un pomeriggio di sacrificio fisico e disciplina tattica, mentre gli avversari potrebbero non cambiare troppo i propri piani e assumersi qualche rischio di troppo con un ovale intrattabile.

La Scozia, inoltre, sembra avere qualcosa in più pronto a uscire dalla panchina, proprio contando sui giocatori che maggiormente si sono messi in mostra con Glasgow in questa prima parte di stagione: McBeth, Williamson, Brown, Horne, Hastings.

Quello che è indipendente dalle condizioni atmosferiche e dalla qualità delle formazioni sulla carta è che questa partita è destinata ad avere un peso specifico importante nelle sorti di entrambe le squadre al Sei Nazioni 2026. La squadra capace di vincere avrà un boost di fiducia che la lancerà come l’outsider del Torneo dietro a Francia e Inghilterra, mentre a quella perdente rimarrà la necessità di raccogliere i cocci e non farsi schiacciare dalla pressione dei risultati nelle partite successive.

Italia-Scozia, le formazioni

Italia
15 Leonardo Marin, 14 Louis Lynagh, 13 Juan Ignacio Brex, 12 Tommaso Menoncello, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Alessandro Fusco, 8 Lorenzo Cannone, 7 Manuel Zuliani, 6 Michele Lamaro (c), 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone, 3 Simone Ferrari, 2 Giacomo Nicotera, 1 Danilo Fischetti
A disposizione: 16 Tommaso di Bartolomeo, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Federico Ruzza, 20 Riccardo Favretto, 21 Alessandro Garbisi, 22 Giacomo Da Re, 23 Lorenzo Pani

Scozia
15 Tom Jordan, 14 Kyle Steyn, 13 Huw Jones, 12 Sione Tuipulotu (c), 11 Jamie Dobie, 10 Finn Russell, 9 Ben White, 8 Jack Dempsey, 7 Rory Darge, 6 Matt Fagerson, 5 Scott Cummings, 4 Grant Gilchrist, 3 Zander Fagerson, 2 Ewan Ashman, 1 Pierre Schoeman
A disposizone: 16 George Turner, 17 Nathan McBeth, 18 Elliot Millar Mills, 19 Max Williamson, 20 Gregor Brown, 21 George Horne, 22 Adam Hastings, 23 Darcy Graham

In copertina: una immagine del team run dell’Italia all’Olimpico – ph. Giampiero Sposito/Federugby via Getty Images

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