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team run italia scozia sei nazioni 2026

ROMA – Domani, continuano a dire tutti, diluvierà. Gli allenatori hanno preparato la partita su questo, ma oggi, alla vigilia della partita tra Italia e Scozia del Sei Nazioni 2026, qui all’Olimpico Roma ha regalato una delle sue giornate di caldo e sole. Giornalisti e cameramen non fanno altro che eliminare strati di abbigliamento. Gli Azzurri in campo sono tranquilli: i trequarti, come da tradizione degli ultimi anni, sono impegnati in una partita a calcetto; gli avanti invece giocano a rugby, un touché per scaldarsi. Poi scatta il “fuori tutti” e Quesada riprova gli schemi sul campo di gioco. Schemi a cui non partecipa Leonardo Marin, impegnato un un allenamento differenziato, molti allungamenti, corsette brevi. “Nessun problema, solo affaticamento, domani ci sarà”, rassicurano dallo staff.

Che partita sarà, pioggia o non pioggia, lo spiega bene il capitano Michele Lamaro a fine allenamento: “Ho tre parole in testa per il mio discorso di domani: sogno, esecuzione e continuità. Sogno, perché andiamo in campo sempre per vincere e il nostro sogno è di vincerle tutte. Ma perché il sogno possa avverarsi ci vuole una prestazione, l’esecuzione perfetta di quello che abbiamo preparato, e dare continuità al nostro gioco”.

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Poi, certo, ci sono gli avversari. E che avversari: “Nei primi 15-20 minuti dovremo fronteggiare uno tsunami, ci aggrediranno, cercheranno di imporre subito il loro gioco. Per evitare di essere messi sotto dovremo stare nel loro campo, avere possesso. Quindi prevedo fasi lunghe. E una battaglia in terza linea” dice ancora il capitano.

Già. Le terze linee. Mitch Lamaro si trova sulla schiena il numero 6, non il 7 come d’abitudine. Che differenza c’è fra il gioco di un 6 e quello di un 7? “Semplifico: il 6 dà mano in touche, è impegnato sugli avanti un po’ di più, il 7 è veloce, più fisico, decisivo nel recupero del pallone nei raggruppamenti. Ho giocato molto come 7, qualche volta come 6. Per me questa è un’opportunità, mi sono allenato molto come terza opzione in touche”.

Battaglia sulle terze con loro che schierano tre uomini di scuola Glasgow, ovvero Franco Smith, che è stato allenatore anche di Lamaro e degli Azzurri. Avvantaggiati nel capire come giocheranno? “Glasgow lo conosciamo bene, certo sappiamo come si muovono in campo, ma occorre saper interpretare le situazioni di gioco via via che si presentano, non basta sapere che faranno un pod qui e uno là”.

L’Olimpico sarà tutto esaurito: “Una cosa che ci rende orgogliosi e che ci sprona a fare ancora meglio. Sì, le parole giuste sono: sogno, continuità ed esecuzione”.

 

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In copertina: Michele Lamaro e Danilo Fischetti al captain’s run – ph. Giampiero Sposito/Federugby via Getty Images

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