ROMA – Il capitano dell’Italia Michele Lamaro è fresco di asciugatrice. La giacca sopra la camicia con il colletto aperto, in attesa di essere serrato dalla cravatta, spiega così quelle ultime e dannatamente infinite 29 fasi con le quali gli Azzurri sono stati capaci di conquistare la vittoria contro la Scozia all’Olimpico: “C’è poco da pensare quando difendi il risultato, quando difendi negli ultimi minuti una partita che ti ha sempre visto davanti, una partita che non doveva finire come le mille altre che ci sono crudelmente sfuggite tra le dita all’ultima azione”.
“Al 75’, con 3 punti di vantaggio appena, abbiamo deciso di andare in touche e di non piazzare perché 6 punti di vantaggio ci avrebbero comunque esposto a una sconfitta e avremmo poi avuto un pallone che, date le condizioni, era difficilissimo da gestire nella nostra metà campo”.
“Purtroppo abbiamo perso la palla e la Scozia è riuscita a risalire, fase dopo fase, 60 metri di campo. In quei momenti, senza più risorse fisiche perché avete visto in che condizioni ci aveva ridotto quel monsone, non puoi che aggrapparti al cuore, alla passione, al rispetto dei tuoi compagni. Non ce la fai più ma devi ugualmente rialzarti dopo ogni placcaggio e tirarne subito un altro, devi non fare errori per il tuo amico che è lì a soffrire con te sotto il temporale e sotto le cariche degli scozzesi che avanzavano con la terribile forza della disperazione. Dentro di te sai anche che quelle condizioni meteo loro le conoscono assai meglio di te, anzi, ci sguazzano, ma cacci giù quella voce e continui ad arginare i loro assalti. Lo devi ai compagni, a Quesada, al pubblico che ci ha sostenuto con tanto entusiasmo. E, sì, perdi la cognizione del tempo che non passa mai. Solo alla fine, quando abbiamo tenuto alto quell’avversario con il tempo già ampiamente in rosso, abbiamo potuto respirare come dopo un’interminabile apnea. E’ allora che la felicità ti ripaga di tutte la fatiche, di tutte le angosce”.
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“Quanto vale questa vittoria in vista del match contro l’Irlanda? Vale tantissimo – dice il ct Quesada, che trasmette soddisfazione – per quanto riguarda la fiducia in noi stessi, ma dobbiamo anche sapere che accontentarci di questo rappresenta un pericolo enorme. È vero che non è stata una settimana facile, che abbiamo dovuto fronteggiare altri infortuni dopo quelli che componevano già una lunga lista ma, credetemi, non ne abbiamo fatto un cruccio fra di noi. Ci siamo solo concentrati su quello che avremmo dovuto fare con le forze che avevamo. Devo dire che i ragazzi sono stati magnifici, hanno messo in pratica tutto o quasi tutto quello che avevamo programmato, un’impresa sotto quel temporale. In particolare mi è piaciuta la qualità dell’esecuzione dei lanci che ci hanno permesso di segnare le due mete, bellissime. Abbiamo anche decrittato bene la loro touche, il che ci ha dato molti palloni da giocare. Poi però dovremo lavorare molto sulla disciplina e sul recupero dei calci alti, in questo la Scozia è stata spesso più efficace di noi”.
Perché sono stati cambiati Fusco e Zambonin, che avevano giocato davvero bene, proprio in quel finale così incerto? “Perché dopo oltre 60 minuti Ale aveva il diritto di cominciare a essere stanco e Zambo aveva preso un colpo duro – spiega Quesada – Vero che hanno giocato benissimo, ma al tempo stesso sappiamo che in panchina abbiamo giocatori altrettanto bravi come Federico Ruzza e Ale Garbisi che potevano dare tanta freschezza. È così che si rafforza il gruppo che sta migliorando di giorno in giorno. Siamo ben sicuri delle nostre qualità e anche dei nostri limiti, ma con vittorie come queste la squadra dimostra una maturità in costante crescita e ciò mi ripaga di ogni fatica”.
In copertina: Italia-Scozia, il gruppo azzurro esulta dopo una meta – ph. Giampiero Sposito/Federugby via Getty Images
