Per i flanker come era lui, in inglese c’è un bel termine, tearway, lo strappo, la capacità e l’intuito di trovare la breccia nella difesa. Era uno dei marchi di fabbrica di Fergus Slattery detto Slatts, irlandese di Dun Laoghaire, il porto dove arrivano i traghetti notturni dal Galles, che se n’è andato a 77 anni, anche lui non risparmiato dalla nebbia che offusca le idee, i ricordi.
Il suo volto è apparso sul maxi-schermo dell’Aviva, prima di Leinster-Stormers: Irlanda e Sudafrica, le costanti della sua vita, della sua lotta, dei suoi strappi.
Di ricordi Fergus ne aveva un patrimonio, un tesoro. “Credo che siamo stati fortunati a ritrovarci tutti assieme allo stesso tempo. La qualità dei giocatori era superba. E penso che se un giorno qualcuno proverà a stendere un XV ideale dei Lions, i giocatori di quella generazione avranno molti posti in squadra”.
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Fergus era nello storico tour del ’71, quello della vittoria in Nuova Zelanda, ma nel cuore gli era rimasto soprattutto quello del ’74: 22 partite, 21 vinte, tre test su quattro, uno pareggiato, viaggiando dal mare al veld sudafricano. I giorni selvaggi della Call 99 urlata dal capitano Willie John McBride: per anticipare l’aggressività e le intimidazioni degli Springboks cosa c’era di meglio che prenderli a pugni preventivamente? “L’arbitro non poteva mica espellerci tutti”. Il condottiero dei Lions era Syd Millar, irlandese, il capitano era McBride, irlandese, e altri sette “verdi” facevano parte della spedizione. Chi ama la calligrafia non può non ricordare Mike Gibson. Avrebbero potuto fare lo Slam, 4/4, ma proprio nell’ultimo test una meta di Fergus non venne accordata.
Slattery veniva da un college e da club antico e glorioso, il Blackrock, aveva esordito nel ’70, a 21 anni: 8-8 a Lansdowne Road contro il Sudafrica. L’ultima la giocò nel 1984 contro la Francia. A quel tempo, una carriera lunga. Chiuse con 61 caps, 18 da capitano. Oggi sarebbero il doppio.
Ha vinto due 5 Nazioni, nel ’74 e nell’82, il secondo con la Triplice Corona e guidò l’Irlanda nel vittorioso tour australiano del ‘79. Era in campo, e andò pure a segno, nel giorno dei giorni di Gareth Edwards e dei Barbarians. Quel sabato, a Cardiff, quella generazione si inoltrò nella leggenda.
