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valorugby emilia

L’autore di questo articolo è Vito Mangialardi, rugbista, storico giornalista sportivo parmigiano e più volte attivo in diversi club dell’area emiliana, tra Parma e Reggio Emilia. 

Valorugby Emilia vince il primo scudetto e porta un po’ di lustro al movimento rugbistico emiliano-romagnolo appannato da diversi anni. Il successo sul Petrarca, 27 a 5, nella finalissima di Padova, è di quelli che non ammettono discussioni, tale è stata la supremazia dei reggiani.

Il titolo tricolore rinfocola l’interesse su uno sport che a Reggio Emilia è stato sempre subalterno a basket e calcio, in un periodo che vede in difficoltà economiche tutto il rugby italiano e l’Emilia in particolare, dove Colorno (quasi un milione di euro di debiti) e Noceto (250mila) si sono ritirate dai rispettivi campionati. L’Amatori Parma, da tempo, è scomparso dalla scena a causa di scellerate gestioni finanziarie e di vicende che forse avrebbero richiesto una indagine della Federazione e non solo.

Rispunta invece la Rugby Parma, che torna nel campionato di A1 dopo un decennio di ristrutturazioni tecniche e finanziarie. A piccoli passi, nell’ambito di attente politiche di buon senso, la società guidata da Bernardo Borri, figlio del mai dimenticato Andrea, si è riaffacciata nell’arengo nazionale. Ora però bisognerà investire per restare a galla in una Serie A che, pur senza grandi valori tecnici, richiede importanti risorse finanziarie per la sopravvivenza.

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In questo contesto Reggio Emilia ha portato una ventata di novità in un mondo che cominciava ad essere alquanto asfittico, a cominciare da uno sponsor come Enrico Grassi, appassionatosi alla palla ovale dieci anni fa, fino all’allenatore Marcello Violi, un tecnico con un diverso approccio verso i propri giocatori, che ha saputo scaldare il cuore di una tifoseria da troppo tempo in attesa di un grande traguardo.

Marcello, forse la prima e più importante riserva del proprio XV, a 33 anni, un’età significativa, rivendica un buon passato in azzurro, figlio di una delle bandiere del rugby nocetano quando al di là del Taro ci si batteva con il meglio del rugby italiano.

Reggio ha vissuto un’annata straordinaria con la conquista della Coppa Italia e ora del titolo tricolore. Una storia iniziata nel 1945 con la Sempre Avanti, come si chiamava il club originario, contrassegnata da alti e bassi fino all’arrivo del sempiterno Ovilio Montanari, che con altri diede vita alla Torre. Bergonzi presidente porta Reggio in serie A2 nel 2010, con l’arrivo di Sandro Ghini in panchina, chi scrive direttore sportivo e diversi ex di Rugby Parma e Amatori, ma con un nocciolo duro di reggiani e transfughi abruzzesi e siciliani.

Un mix che dà buoni frutti, compreso un ripescaggio nella massima serie nel 2012, fino ad un tracollo finanziario che costa un nuovo inizio in serie C. Si ricomincia e nel 2016 ritorno nell’allora Eccellenza con Roberto Manghi, che nel corso degli anni diventa direttore sportivo, allenatore, consigliere e procacciatore di sponsor.

Arriva Enrico Grassi, nel 2018, a rifondare la società e a rimpinguare le asfittiche risorse finanziarie. I debiti delle passate gestioni vengono onorati.

Nel 2016 con Manghi il Conad Reggio si era laureato Campione d’Italia di serie A. Il Covid nel 2019 distrugge gran parte del rugby nazionale: società in affanno, riduzione dei vivai giovanili e pochi soldi in cassa. Nel 2021 solo dieci squadre su dodici si iscrivono al campionato, nel 2023 la Serie A Elite si gioca in nove invece che in dieci. Finisce l’era Manghi e inizia l’era Violi. Grassi porta altra linfa in cassa e l’ex mediano di mischia instaura con i giocatori un nuovo rapporto fatto di fiducia reciproca.

In formazione diversi giocatori argentini e alcuni ottimi elementi italiani prelevati dalle altre formazioni di Serie A Elite. All’appello, però, mancano oggi troppi giocatori indigeni, a rimarcare le difficoltà del rugby italiano nello sfornare quel numero di atleti che dovrebbero costituire l’ossatura di tutte le società.

Il legame che unisce il patron Grassi al Valorugby sembra solido e forse, finalmente, i tempi sarebbero maturi per assistere ad un rinascimento del rugby giovanile locale. I soldi vanno e vengono ma l’anima di qualsiasi sport lo deve fornire l’ambiente locale.

In copertina: Schalk Hugo in azione nella finale di Serie A Elite tra Valorugby e Petrarca – ph. Alfio Guarise/LIR

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