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australia rugby

Tra i vari risultati sorprendenti del fine settimana rugbistico che ha chiuso il mese di settembre, quello che ha colto maggiormente l’occhio è quello dell’Australia: la nazionale maschile è stata capace di battere il Sudafrica in casa propria, prolungando a cinque partite su cinque disputate la striscia di imbattibilità del nuovo head coach Les Kiss.

Un vero e proprio balzo in avanti per una squadra che ha cucito sul petto l’emblema di un animale conosciuto prima di tutto per la sua capacità di saltare. Con Joe Schmidt le cose non stavano andando male da un punto di vista di sviluppo e costruzione della squadra ma, un po’ com’è sembrato accadere per gli All Blacks con l’arrivo di Dave Rennie, c’è stato una sorta di immediato andare al proprio posto dei pezzi del puzzle tecnico.

E mentre agli antipodi (ma anche da queste parti) si attendono con trepidazione le due partite di Bledisloe Cup in programma per il 10 e 17 ottobre, in Australia è tornato un po’ di ottimismo e di entusiasmo per la nazionale di rugby a XV in vista del mondiale casalingo il cui inizio è previsto a questo punto tra meno di un anno.

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Les Kiss è un allenatore intrigante. Ha 61 anni, ha giocato solo a rugby league e nel XIII ha anche iniziato ad allenare. Nel 2002 è passato all’union come specialista della difesa per il Sudafrica, e da lì ha avuto una carriera variegata in giro per il mondo: Australia A, Australia U21, Waratahs in patria; Irlanda e Ulster, poi London Irish in Europa; quindi il ritorno a casa con le ultime due stagioni ai Reds prima di assumere l’incarico con la nazionale maggiore.

Contro il Sudafrica si sono viste alcune scelte tattiche interessanti: i Wallabies sono riusciti a battere gli Springboks nel gioco aereo, grazie anche alle abilità nel frangente di Joseph-Aukuso Suali’i, spostato nel ruolo di ala per la prima volta; come gli All Blacks nel test 1 della Greatest Rivalry la squadra ha attaccato ossessivamente il lato chiuso dai propri lanci del gioco, tutti ben curati; i calci di rinvio sono stati trattati come una fase di effettiva contesa del pallone, non lasciando mai possessi sereni ai campioni del mondo.

Tuttavia, quello che ha maggiormente colpito è stato il cuore, il carattere e la determinazione con cui la squadra australiana ha ottenuto e poi difeso, anche in 11, il risultato. Sicuramente lo staff ha saputo toccare alcune corde motivazionali giuste, e al contempo i giocatori hanno deciso di dare fiducia al gruppo tecnico in questa prima fase.  Be bold, be brave, be us, ha raccontato Kiss, sono state le parole d’ordine lanciate dallo staff prima del match con gli Springboks. E, per tutti, l’obiettivo di avere la Rugby World Cup in Australia laggiù, in fondo al rettilineo, è qualcosa che ha aiutato a dare un ulteriore giro di vite motivazionale.

 

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Lo si è visto nei ritorni di alcuni veterani. Brandon Paenga-Amosa e Lukhan Salakaia-Loto, per fare due esempi, sono giocatori che hanno saltato lo scorso mondiale perché giocavano all’estero. Tornati in patria da qualche stagione, hanno ricevuto fiducia in queste prime gare della gestione Kiss e l’hanno ripagata con prestazione di grande abnegazione.

Questi i fattori che stanno concorrendo al balzo del Wallaby: le novità tattiche del nuovo allenatore, un rinnovato entusiasmo e un obiettivo comune e massimamente importante all’orizzonte. Se saranno abbastanza per riportare l’Australia nella prima metà della top 10 del rugby mondiale è ancora presto per dirlo, ma il cammino è incominciato bene.

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