Ho un amico argentino. Ha giocato a rugby e, anche se adesso lo segue un po’ più da lontano, quando ci vediamo parliamo sempre di quello.
È stato lui a introdurmi al concetto di broche de oro, che letteralmente si traduce dal castigliano come spilla d’oro, un gioiello da appuntarsi sul petto, ma che poi è un’espressione che si utilizza per chiudere in bellezza.
Quella volta in cui me lo spiegò parlavamo di Benjamin Urdapilleta, nato a Buenos Aires nel 1986, professione mediano d’apertura. Nel 2018 aveva vinto il Top 14 guidando al titolo la sorpresa Castres, il che gli aveva permesso di tornare in nazionale, dove mancava da sei anni, e guadagnarsi un posto al mondiale del 2019, in Giappone.
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Un traguardo mica da niente per un giocatore di trentatré anni, probabilmente prossimo al ritiro. Un modo eccellente di finire col botto.
Solo che ci sbagliavamo, e il broche de oro di Benjamin Urdapilleta era ancora lontano. Potrebbero esserne stati testimoni qualche migliaio di tifosi sulle tribune dello Stade Dominique Duvauchelle di Creteil, banlieue parigina provvisoria casa del Racing 92, venuti per tifare la propria squadra nella sfida di Top 14 contro il Perpignan.
La gara è stata abbastanza a senso unico: 17-0 in 23 minuti dei padroni di casa, fiammata ospite per rientrare sul 17-13, ma prima dell’intervallo ipoteca sulla partita dei parigini grazie ad altre due mete. Quella piccola scintilla di vita per gli ospiti, tuttavia, conteneva qualcosa di più grande: dopo la meta di Braydon Ennor, Urdapilleta si presenta dalla piazzola per la non facile trasformazione.
Pesa qualcosa in più di due punti: con quelli, l’argentino diventerà il miglior marcatore di punti nella storia del Top 14. A 40 anni suonati, dopo essersi ritirato dal rugby professionistico e poi essere tornato a metà della scorsa stagione per aiutare il Perpignan a salvarsi, riuscendoci. E alla fine di una carriera in cui ha vinto il campionato inglese con gli Harlequins, quello francese con il Castres, la ProD2 con Oyonnax.
La palla, obbediente, s’infila tra i pali dopo il colpo secco della tomaia. Ne ha segnati altri sei, poco dopo, per portare il suo totale provvisorio a 2619 punti, superati i 2612 di Romain Teulet, ironicamente il giocatore che lo aveva preceduto nel calciare verso i pali a Castres.
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E se anche il record è un primato a metà (Richard Dourthe ha segnato più di 3000 punti, ma nelle precedenti e diverse iterazioni del massimo campionato francese; il record di Urdapilleta prende in considerazione il Top 14), la mezza riverenza e il largo sorriso con cui il numero 10 argentino ha salutato il pubblico durante la partita sono decisamente meritate.
Poco conosciuto, eppure leggendario, Benjamin Urdapilleta. La sua spilla d’oro se l’è ben appuntata sul petto. Chissà se, malgrado tutto, la conclusione della sua storia non si possa spingere ancora un po’ più in là.
