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tommaso menoncello sei nazioni 2026

Un vecchio pugile un po’ guascone, una volta, per giustificare la sconfitta, disse dopo il match: “Ho fatto zic, avrei dovuto fare zac”.

La storia è piena di momenti zic e momenti zac: il palo di Paolo Garbisi, due anni fa a Lille, e ieri all’Olimpico, invece, il pallone calciato sul palo dal numero 10 azzurro che è rimbalzato dentro anziché fuori dallo specchio della porta; la chiamata del TMO a Dublino per far annullare a Hollie Davidson la meta di Lynagh all’Irlanda; un altro palo, quello di Rob Rensenbrink al 91° della finale Argentina-Olanda dei Mondiali di calcio del 1978: se la palla fosse finita dentro non ci sarebbero stati i supplementari e nemmeno la vittoria degli argentini 3-1.

L’espulsione di Kalulu in Inter-Juve. La pipì di Charly Gaul a Brescia nel 1957, una sosta che costò al lussemburghese il Giro d’Italia. Il ritiro di Dimitrov a Wimbledon, nel match che conduceva contro Sinner due set a zero.

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Nel dopopartita del match tra Italia e Inghilterra, Steve Borthwick ha identificato nel cartellino giallo a Sam Underhill il momento di svolta del match: “Eravamo avanti 18-10, Nicotera aveva appena subito un cartellino giallo, l’arbitro aveva comandato una mischia e loro si apprestavano a togliere Lynagh per inserire un tallonatore: a venti minuti dalla fine era la situazione ideale per attaccare, mischia per noi e Italia con un trequarti in meno fuori”.

E invece: zac. Il TMO dice all’arbitro che c’è qualcosa da rivedere al video, Underhill viene a sua volta espulso per 10’, la mischia viene sostituita da un calcio di punizione per gli Azzurri, la sostituzione di Lynagh congelata, la superiorità numerica inglese diventa parità e il risultato da 18-10 diventa 18-13.

Subito dopo, l’Italia ruba una touche ed è proprio Lynagh a fare strada in velocità, costringere al fallo l’inglese a terra, altro calcio di punizione, la palla colpisce il palo ed entra: 18-16.

“Lì tutto è diventato difficile” ha detto Borthwick, senza però spiegare la causa del successivo clamoroso fallo di un giocatore esperto come Maro Itoje, il secondo cartellino giallo per la sua squadra, il crollo nei minuti finali con Marcus Smith incapace di conquistare anche un solo possesso al volo. E a quel punto Alessandro Fusco a mettere finalmente in aria palloni contestabili e precisi.

 

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Nel primo tempo però c’erano stati altri momenti zic, in sequenza: un errore di Alessandro Garbisi che calciava la palla direttamente fuori, regalando all’Inghilterra un prezioso possesso in attacco, sprecato dagli ospiti con un’ostruzione in touche.

Poi, prima del riposo, a tempo scaduto, la partenza di Lorenzo Cannone da mischia, quando la cosa più opportuna sarebbe stato calciare la palla fuori e andare negli spogliatoi in vantaggio, 10-5. Invece palla persa dal numero 8 azzurro (18 i turnover concessi dagli azzurri nel match, tanti), micidiale contrattacco dell’Inghilterra, concluso da Fin Smith con un crosskick su Roebuck che batte due avversari e segna. Da 10-5 a 10-12.

Nel primo tempo l’Italia aveva mancato 22 placcaggi su 82. Il ritmo lento degli inglesi aveva salvato la squadra di Quesada, ma con un tasso di successo in difesa del tasso 74% vincere sembrava difficile, se non impossibile.

All’inizio della ripresa altro momento cruciale: Pani manca lo stop su un calcio rasoterra, la frittata regala un calcio di punizione all’Inghilterra a cinque metri dalla linea di meta avversaria. Palla giocata con un tap dagli avanti che al momento di schiacciarla a terra se la fanno sfuggire, mancando la marcatura. Al calcio di punizione successivo non ci riprovano, optano per i tre punti, meglio non rischiare.

La meta di Marin a meno di 10’ dalla fine (“ho dovuto urlare perché Menoncello, dopo aver rotto due placcaggi, mi passasse il pallone, sapevo che se avesse potuto se lo sarebbe tenuto fino a che poteva…”) ormai è storia.

Poi l’assalto finale della squadra ospite alla ricerca di una rimonta ancora possibile: il placcaggio di Paolo Garbisi su Ollie Chessum lanciato come un cavallo senza briglie in campo aperto e, infine, le mani di Lamaro a rubare il pallone dell’ultimo assalto inglese. E se l’arbitro avesse deciso che quello era zic anziché zac (quante volte sui punti d’incontro si sono viste decisioni controverse?) e avesse fischiato punizione contro l’Italia? Nella ripresa i placcaggi mancato dagli azzurri sono stati 10 su 67. Altra storia.

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