ROMA – Quando Gonzalo Quesada e Michele Lamaro entrano in sala stampa scatta un applauso lunghissimo. È l’omaggio dei giornalisti ai due condottieri di questa storica vittoria sull’Inghilterra. Ma anche un modo di liberarsi:, alcuni dei cronisti presenti c’erano quando nel 1991 l’Italia perse la prima volta, molti hanno visto gli azzurri uscire sconfitti dal campo, qui all’Olimpico o a Twickenham, a volte per una manciata di punti altre cancellati sotto una valanga di mete. “Sarete contenti – dirà Michele Lamaro dopo la conferenza, nel corridoio che lo riporta allo spogliatoio – lo abbiamo fatto anche per voi che venite agli allenamenti, che ci seguite in trasferta, che siete sempre qui”.
“Ho cercato di ricacciare le lacrime indietro – dice il ct – ma qualcuna è uscita. Erano per questi ragazzi di cui sono orgoglioso, per l’enorme passo avanti che abbiamo fatto oggi. A volte per vincere serve tanta bellezza, altre devi farlo momento dopo momento. Sapevamo che chi nella tempesta sarebbe restato più sereno avrebbe vinto la partita. Noi”.
Per Lamaro ci sono stati due momenti chiave, quelli della svolta. “Quando l’arbitro ci ha punito con un calcio indiretto perché tardavamo a chiamare la touche ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti che era un momento difficile, ma che dovevamo affrontarlo fase dopo fase, prendere un centimetro in più ogni volta. Poi quando Mulo (soprannome di Nicotera ndr) ha preso il giallo e ci siamo trovati nella fase più dura della partita siamo restati uniti e compatti. Anche perché nella nostra testa c’era una convinzione: potevamo battere l’Inghilterra, lo sapevamo e non abbiamo mai dubitato”.
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Gonzalo Quesada lo ascolta con un mezzo sorriso. Cosa ha detto alla fine del primo tempo rientrando negli spogliatoi? Un peccato di presunzione, contrattacco nei nostri 22 a tempo scaduto, aveva dato a loro la possibilità di segnare. “Non ho detto quasi nulla, hanno parlato i leader. Io ho solo ricordato che dovevamo attenerci al piano, perché nelle azioni con nostri possessi chiari avevamo ottenuto un calcio e una meta. Perché avevamo chiara la sensazione che quando mettevamo più difesa nella nostra azione avevamo occasioni da sfruttare”. Lamaro ancora: “Sentivamo la pressione, certo, ma la differenza con il passato l’ha fatta l’ambizione di questa squadra. Abbiamo fatto uno step importante”.
Poi c’è stata la panchina. “Immaginavamo questa partita così chiusa e sapevamo delle difficoltà che ci avrebbero creato. Per questo abbiamo fatto i cambi un po’ in anticipo e i giocatori che sono entrati dalla panchina hanno fatto la differenza”, dice Quesada. “Vero mi è piaciuto molto come sono entrati i ragazzi della panchina, il loro essere subito nel match”, aggiunge Michele Lamaro.
Sabato prossimo si vola a Cardiff per affrontare il Galles. “Sarà una sfida gigantesca”, dice Quesada. Poi svela che due grandi azzurri, argentini come lui, sono andati in settimana nel ritiro. “Martin Castrogiovanni è venuto a fare un asado (una grigliata ndr) mentre Diego Dominguez martedì ha consegnato le maglie ed è restato poi a cena con noi”.
A proposito di Argentina, i Pumas beneficiano di riflesso della vittoria dell’Italia sull’Inghilterra: saranno quinti del ranking mondiale lunedì.
