Fabio Roselli, il capo allenatore della nazionale maggiore femminile, ha tenuto qualche settimana fa un corso d’aggiornamento per allenatori a Scandicci, vicino a Firenze.
Il tema centrale della parte in aula della formazione era dedicato all’attacco in situazioni di transizione e per incominciare la sua lezione Roselli ha proiettato un video: nelle immagini gli Hurricanes di Aaron Smith e Ma’a Nonu si sfidavano a viso aperto contro i Chiefs, in una sequenza infinita di diversi minuti con continui cambi di possesso, qualche errore ma anche tanti gesti tecnici notevoli, energia, corsa, velocità.
Questo era il Super Rugby che conoscevamo negli Anni Dieci, quello che consentiva alle franchigie sudafricane, neozelandesi e australiane di sviluppare giocatori capaci di dominare il rugby mondiale. Un laboratorio d’avanguardia dove si costruiva la palla ovale dell’oggi e del domani.
Sembra un mondo lontano. Nella mattina italiana di venerdì 13 febbraio si è aperto il Super Rugby Pacific 2026, edizione che segna il trentennale dalla nascita di un campionato che ha rivoluzionato il mondo della palla ovale. La stagione parte in uno dei momenti più difficili per il rugby dei due paesi principali che vi partecipano, Australia e Nuova Zelanda, le cui nazionali sono in difficoltà (seppure con proporzioni diverse) e i cui movimenti sono meno floridi che nel recente passato. Dalle parti del Vecchio Continente, poi, quello che una volta era un campionato stimato e invidiato ha oggi molte meno attenzioni di una volta.
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Super Rugby al buio
In Italia il Super Rugby Pacific 2026 non sarà trasmesso. Dopo tanti anni su Sky Sport, la nuova stagione non sarà disponibile nel nostro paese.
Per vedere le partite, almeno per il momento, ci si dovrà affidare agli highlights presenti sul canale YouTube ufficiale della competizione, o industriarsi per riuscire a vederlo nei paesi dove la trasmissione è gratuita, come Fiji e Stati Uniti (qualcuno ha detto VPN?). Con la speranza che a qualche player minore del mercato venga l’idea e la voglia di trasmetterlo da un certo momento in poi.
UPDATE 21/2: Il canale YouTube ufficiale del Super Rugby Pacific trasmette in diretta streaming gratuita tutte le partite del torneo.
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Nuove regole
Giusto perché eravamo rimasti tranquilli troppo a lungo, i signori e le signore del Super Rugby hanno deciso di sfruttare l’edizione 2026 per promuovere alcune sperimentazioni regolamentari.
Cinque le modifiche fondamentali:
- Non sarà più obbligatorio per l’arbitro dare un giallo o un rosso in seguito a una meta di penalità. La sanzione sarà a discrezione del direttore di gara
- I fuorigioco involontari e i ritardi nel giocare la palla da una ruck saranno puniti con un calcio libero invece che con una mischia
- Dopo la chiamata usala dell’arbitro in ruck nessun giocatore della squadra in possesso può ulteriormente aggiungersi al raggruppamento
- Un 50:22 sarà considerato valido anche se la palla è stata portata nella propria metà campo dalla squadra che ha calciato
- Il TMO potrà intervenire a proprio giudizio solo se l’arbitro si è perso un fallo grave, meritevole di un giallo o più, o in caso di chiara e ovvia infrazione in un’azione da meta
Nelle intenzioni dei promotori delle modifiche regolamentari, queste dovrebbero servire come ulteriore rinforzo per avere partite con meno interruzioni, più godibili e attraenti per il pubblico, ma alcune idee non sono state ben digerite da tutti. Il punto 2, in particolare, è quello che ha suscitato le maggiori polemiche, perché ancora una volta porta a una contrazione del ruolo della mischia ordinata all’interno del gioco.
Se da una parte australiani e neozelandesi si vedono come il canarino che avvisa il minatore (parole del CEO di Rugby Australia, l’ex terza linea Phil Waugh), ovvero come coloro che tentano di salvare la situazione prima che crolli, l’emisfero nord e i colleghi sudafricani sembrano non pensarla allo stesso modo. L’ex arbitro francese Mathieu Raynal è stato il critico più duro: “Quelli dell’emisfero sud vogliono più passaggi, più mete e meno tempo speso nelle maul e nelle mischie, mentre noi dell’emisfero nord difendiamo questi elementi specifici del gioco e siamo contrari alle loro direttive.”
“Il campionato francese funziona. I nostri stadi sono pieni, il rugby è più visto del calcio in questo paese. Non vogliamo seguire la direzione imposta da paesi dove gli stadi sono vuoti e dove cercano di ricreare uno spettacolo e riportare la gente allo stadio ad ogni costo, anche sacrificando l’equità e il principio della sicurezza dei giocatori.”
Anche Jaco Peyper, ex arbitro sudafricano e oggi consulente degli Springboks, ha sottolineato come le modifiche regolamentari difficilmente potranno velocizzare il gioco e potranno anzi avere effetti indesiderati.
In tutto questo giova ricordare che il presidente di World Rugby è Brett Robinson, australiano, e uno dei promotori della necessità di apportare modifiche al regolamento per rendere teoricamente più appetibile il gioco.
Vecchie glorie europee
Ci sono però ancora ragioni per guardare il Super Rugby Pacific con curiosità. D’altra parte le stelle internazionali dei Wallabies e degli All Blacks giocano ancora in quel torneo, senza dimenticare che i Fijian Drua continuano a partorire talenti senza senso né soluzione di continuità e i Moana Pasifika hanno in rosa tanti nazionali samoani e tongani.
Il Super Rugby Pacific 2026 vede anche il ritorno in patria di alcune vecchie glorie che hanno fatto vedere il meglio di sé in Europa. Tra queste Pita Ahki, punto fermo del Tolosa delle meraviglie per otto anni e ora tornato a Auckland, dove inizia la stagione con la maglia dei Blues.
Dopo due stagioni a Tolone torna ai Crusaders Leicester Fainga’anuku, trequarti dalle doti importantissime che vuole competere per tornare protagonista con gli All Blacks e giocare la prossima Rugby World Cup.
Ai Waratahs è tornato Pete Samu, 34 anni. Alle origini il flanker era emerso nelle fila dei Crusaders, poi nel 2018 passò ai Brumbies e dal 2023 è volato in Francia, a Bordeaux. Dopo due stagioni da protagonista e una Champions Cup vinta ha firmato per il ritorno in patria per rientrare nelle fila dei Wallabies per le sfide ai Lions. Chissà che non voglia provare anche lui ad arrivare all’appuntamento casalingo del 2027. Nella stessa squadra si rivede anche il 30enne Folau Faing’a, tallonatore da 38 caps con l’Australia fino al 2022 e poi per tre stagioni a Clermont.
Un Leone nella terra dei canguri
Una delle squadre da seguire per i tifosi italiani, e più nello specifico del Benetton, saranno i Reds.
La franchigia del Queensland ha un accordo con quella veneta e, come noto, alcuni giocatori hanno giocato fino alla fine del 2025 con i biancoverdi prima di tornare in patria. Tra questi c’è Louis Werchon, che nel frattempo col Benetton ha firmato un contratto per il proprio trasferimento definitivo alla fine della stagione 2026 del Super Rugby Pacific.
Ecco quindi che il giovane e brillante numero 9 sarà un profilo da seguire nella stagione della franchigia australiana: finora non aveva mai avuto molte opportunità di giocare con continuità, ma è stato scelto come titolare per la prima gara della stagione dei Reds, contro i Waratahs.
Le prime partite del Super Rugby Pacific 2026
La stagione è incominciata con la vittoria degli Highlanders sui campioni in carica dei Crusaders grazie a un calcio piazzato all’ultimo minuto. Cameron Millar, apertura classe 2002, ha messo tra i pali l’ovale da quasi 50 metri di distanza per vincere 25-23, in una partita che gli Highlanders avevano in realtà guidato per quasi tutto il tempo, perdendo il vantaggio a 9 minuti dalla fine.
Nell’altro anticipo i Waratahs hanno nettamente avuto ragione dei Reds grazie a una doppietta del Wallaby Max Jorgensen.
Il resto del primo turno prevede le sfide fra Fijian Drua e Moana Pasifika a Lautoka, seconda città dell’arcipelago figiano, il derby neozelandese fra Blues e Chiefs e quello australiano tra Force e Brumbies. Hurricanes a riposo.
Il format della competizione prevede quattordici partite su sedici giornate per ognuna delle undici formazioni al via. Le prime sei squadre accedono alla fase finale della stagione, con le tre vincenti e la miglior perdente del primo turno a eliminazione diretta che accedono alle semifinali. Finale prevista per il 20 giugno 2026.
