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Rugby Europe Championship Germania Romania

Sabato 7 e domenica 8 febbraio si sono giocate le partite della prima giornata del Rugby Europe Championship, quello che una volta era comunemente noto come Sei Nazioni B e che oggi è difficile chiamare così, visto che le squadre che vi partecipano sono diventate otto.

È un torneo al tempo stesso interessante e monotono, perché non c’è una vera competizione. La Georgia vince a mani basse ogni edizione ininterrottamente dal 2018 e ne ha vinte quattordici delle ultime quindici.

Generalmente ciò che è degno d’interesse è ciò che accade alle spalle dei Lelos: prima della Rugby World Cup 2023, ad esempio, si poteva notare la progressiva crescita del Portogallo, che è poi stata una delle squadre più divertenti da seguire al mondiale e che attraverso le sue buone prestazioni si è guadagnata una serie di sfide internazionali contro le squadre di Tier 1 negli ultimi anni.

Il Portogallo ha infatti giocato contro il Sudafrica, la Scozia e l’Irlanda durante le finestre internazionali del 2024 e del 2025, malgrado il suo livello sia notevolmente sceso subito dopo gli ottimi risultati ottenuti alla RWC 2023.

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La prima giornata del Rugby Europe Championship 2026

Ai nastri di partenza del Rugby Europe Championship 2026 ci sono quattro squadre qualificate al prossimo mondiale (Georgia, Portogallo, Spagna e Romania), una che è arrivata ad un passo dalla qualificazione (Belgio) e tre cenerentole con l’ambizione di essere le prossime novità nel rugby europeo di seconda fascia (Paesi Bassi, Germania e Svizzera).

Nella prima giornata la grande sorpresa è stata rappresentata dalla vittoria della Germania sulla Romania, ovvero della squadra trentacinquesima nel ranking mondiale (adesso trentunesima, dopo la vittoria) sulla ventiduesima. A Heidelberg, città universitaria culla del rugby tedesco, partita tirata punto a punto, con la Romania sopra di una lunghezza a otto minuti dalla fine e battuta nel finale da una meta dell’apertura Leo Wolf, autore di 15 dei 30 punti dei padroni di casa.

Sugli altri campi la Georgia allenata da Marco Bortolami si è liberata meno facilmente del previsto della pratica Svizzera (54-3 a Yverdon-les-Bains, ma solo 7-3 a metà tempo), il Portogallo ha espugnato il Belgio (17-47 per i lusitani) e la Spagna ha conquistato Amsterdam in un tempo, lasciando poi agli olandesi lo spazio per ottenere un punto di bonus offensivo (51-33 il finale).

Tornare a sei squadre

Dopo la riforma del 2022, che ha espanso il torneo a otto squadre con l’intenzione di provare a spingere la crescita di alcune nuove formazioni europee, pare che il Rugby Europe Championship sia destinato a tornare al format con sei sole formazioni che aveva dato diverse soddisfazioni negli anni precedenti.

La decisione deve ancora essere ratificata, ma pare ormai segnata. Svizzera e Germania, però, si oppongono. Sarebbero le squadre più probabilmente tagliate, avendo chiuso nelle ultime posizioni lo scorso anno e essendo le principali indiziate per la medesima posizione quest’anno, anche se il risultato a sorpresa dei tedeschi ha rimesso tutto in gioco.

 

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Effettivamente, da quando c’è stata la riforma, il Rugby Europe Championship ha perso un po’ di allure. Un po’ per una struttura della competizione un po’ meno attraente, con le squadre divise in due gironi; un po’ per lo squilibrio di forza tra le squadre, che rende diverse partite molto scontate.

Il meglio di sé il torneo lo aveva dato negli anni in cui Spagna, Romania e Portogallo si trovavano a dover lottare l’una contro l’altra per ottenere attraverso la posizione finale un posto alla Rugby World Cup, ma con l’allargamento del mondiale a 24 squadre quelle sfide non sono più determinanti.

Tuttavia il Rugby Europe Championship rimane la porta per la qualificazione mondiale e l’allargamento a otto squadre serve a spingere squadre come Paesi Bassi, Belgio, Germania e Svizzera a investire in una crescita che possa portarle sul palcoscenico della coppa del mondo. In soli quattro anni non si sono visti molti miglioramenti, ma tornare indietro proprio nel momento in cui qualcosa sembra accadere potrebbe essere controproducente.

In copertina: la meta decisiva di Leo Wolf in Germania-Romania – ph. Rugby Europe

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