Il più antico dei tornei di rugby, ma anche il più bello, il più seguito. Ovviamente il più prestigioso. E in più il Sei Nazioni – manifestazione di culto in uno sport solitamente propenso a rispettare i pronostici – riesce abbastanza spesso a fornire qualche sorpresa, qualche “testacoda” da un turno all’altro.
Tutte cose che si sapevano già, ma quest’anno si sta veramente esagerando. L’emblema è la Scozia, che offre una prestazione sottotono con l’Italia e perde, una settimana dopo strapazza oltre quello che dice il punteggio (31-20) un’Inghilterra reduce da 12 test match vinti in fila, e nel turno successivo va vicinissima alla sconfitta in casa del Galles, raggiunto e superato solo a pochi minuti dalla fine.
Sì, la discontinuità è una caratteristica conclamata del XV di Gregor Townsend, che probabilmente sta perdendo le ultime occasioni per valorizzare in maniera adeguata un gruppo di notevole talento. Ma che cosa diciamo dell’Inghilterra, che con la Francia componeva il duo delle favorite e invece sta franando? Si parla di una squadra che domina il Galles al primo turno ma poi perde in Scozia e naufraga in casa con l’Irlanda che la doppia nel punteggio (42-21) e ne smonta tutte le certezze, sottoponendola alle più feroci critiche da parte della stampa e dei sostenitori.
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Proprio l’Irlanda, peraltro, ha avuto bisogno dell’exploit di Twickenham per rialzarsi dopo un inizio davvero mediocre. A Parigi è andata incontro a un disastro, al punto che il 36-14 finale è stato perfino un po’ benevolo per i Verdi, che si erano trovati sotto 29-0. La prima in casa, a Dublino contro l’Italia, è stata vinta soffrendo fino all’ultimo e un esito diverso del match si sarebbe senz’altro potuto giustificare. Recuperati alcuni uomini e assestata la mediana sul duo migliore (l’irrinunciabile Gibson-Park accanto a Jack Crowley) la squadra del ct – inglese – Andy Farrell è risorta nello scorso weekend.
Le due formazioni più costanti si trovano ovviamente in testa e in coda. La Francia ha sempre vinto con il punto di bonus, il Galles ha sempre perso, pur offrendo una prestazione più convincente sabato scorso con la Scozia. Un segnale per l’Italia, attesa a Cardiff all’ultima giornata. Sostanzialmente gli Azzurri hanno avuto finora un andamento piuttosto lineare perché tutto sommato hanno vinto la partita sulla carta meno proibitiva (in casa con la Scozia) e hanno ceduto a Irlanda e Francia, due squadre mai battute dall’Italia in trasferta nelle ventisette edizioni del Sei Nazioni. A proposito, per parlare di una vera sorpresa, ora bisognerebbe sovvertire il pronostico il 7 marzo, quando all’Olimpico arriverà l’Inghilterra…
La scorsa settimana, commentando con Allrugby gli alti e bassi delle squadre nelle prime due giornate, Marco Bortolami ha parlato di “trend altalenanti che si stanno diffondendo in tutto lo sport moderno”, aggiungendo che “è una questione di motivazioni, di dinamiche più veloci e instabili rispetto a 5-10 anni fa”.
Secondo Claudio Robazza, docente e psicologo dello sport ed ex tallonatore con 33 presenze in azzurro, incidono anche gli inserimenti di numerosi giocatori giovani: “I ricambi generazionali – dice – possono anche portare con loro rendimenti incostanti. Quanto alle motivazioni, dipende dalla cultura rugbistica e da quanto si investe e si lavora sull’ampliamento dei vivai, per individuare talenti a 360 gradi, sul piano tecnico e su quello mentale”.
“Un altro aspetto – aggiunge – è quello della frequenza degli impegni, competizioni che si susseguono in tempi sempre più ravvicinati, per cui diventa difficile mantenere sempre alti il livello di gioco e la concentrazione. E mettiamoci pure i frequenti cambiamenti delle regole. Non è semplice adeguarsi ogni volta, e questo vale prima per gli staff e poi per i giocatori”.
Insomma, accelerate e frenate possono essere originate da più di un fattore: “È proprio così – conclude il professor Robazza – e comunque bisogna fare attenzione: i momenti altalenanti possono anche esserci, l’importante è non correre il rischio di cadere in un precipizio”.
In copertina: Jamison Gibson-Park in Inghilterra-Irlanda del Sei Nazioni 2026 – ph. Brendan Moran/Sportsfile/IRFU
