“Inghilterra, Scozia, Irlanda e Italia viaggiano su binari molto vicini”.
Ma che bella una considerazione del genere, soprattutto guardando a chi la fa. A parlare, dal suo nuovo posto di lavoro, è Marco Bortolami. Lasciati i Sale Sharks, l’ex capitano azzurro è ora l’head coach ad interim della Georgia, che tanto per cambiare fa sfracelli nella seconda competizione europea, il Rugby Europe Championship.
Da Tbilisi l’ex tecnico del Benetton esamina i primi due turni del torneo che si svolge nell’Europa occidentale, a tre fusi orari di distanza, e vede solo due posizioni, la prima e l’ultima, già probabilmente aggiudicate: “La Francia è una spanna sopra tutte le altre – dice – e il Galles, in rifondazione completa, sta affrontando un altro Sei Nazioni di lacrime e sangue. Le altre sono andate sulle montagne russe. Anche l’Italia, pur mostrando di essere cresciuta in continuità e consistenza. Con la Scozia ha gestito molto bene la partita, adattandosi ai vari momenti, portandosi subito in vantaggio e mantenendo quella lucidità che le ha consentito di tenere bene il campo nel secondo tempo.”
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“In Irlanda, secondo me, si è persa un’occasione. È vero che dopo un primo tempo che gli Azzurri hanno praticamente dominato, loro hanno avuto una fiammata, grazie al ritmo dato al gioco da Gibson-Park e Crowley, e agli elementi entrati dalla panchina. Ma quello slancio si è esaurito abbastanza presto, a quel punto ci si poteva riassestare e andare a vincerla”.
“In questo momento – prosegue Marco – l’Irlanda ha degli spunti ma le mancano quella continuità, quella consistenza che erano la sua forza maggiore. Secondo me c’è anche un disallineamento tra Nazionale e franchigie. Nel Leinster Jacques Nienaber segue una filosofia di gioco sudafricana, con una mentalità distruttiva prima e costruttiva poi, mentre il tradizionale gioco degli irlandesi è propositivo. Mi sembrano un po’ disorientati, con noi hanno fatto qualche scelta di turnover pragmatico, ma poi si sono dovuti rivolgere alla panchina. Di solito raggiungevano il top nell’anno prima del Mondiale, ora invece sono in difficoltà, e il ct Andy Farrell dovrà scegliere: continuare con un gruppo in calando oppure fare subito una scommessa e inserire una serie di giocatori giovani”.
Le impressioni dal pomeriggio di Murrayfield?
“L’Inghilterra è stata ridimensionata, e credo che questa prestazione negativa non si possa sottovalutare, perché potrebbe lasciare dei tarli a livello psicologico. Non puoi pensare che la Scozia, una volta sconfitta a Roma, non affronti il match con due coltelli tra i denti. Ecco, gli inglesi hanno fatto un passo indietro a livello di aspettative e di consapevolezza, c’è anche stata poca “ambizione” di tornare in partita”.
Pure loro sulle montagne russe, insomma…
“Sì, per la Scozia la discontinuità non è un problema nuovo, mentre dalla squadra di Borthwick non te l’aspetti. Però va detto che questi trend altalenanti si stanno diffondendo in tutto lo sport moderno. È una questione di motivazioni, di dinamiche più veloci e instabili rispetto a 5-10 anni fa. In questo Sei Nazioni la Francia ne è rimasta fuori: è la squadra più consistente, oltre a essere quella di un livello tecnico e fisico più alto. Ora l’Italia va a giocare a Lille e sarà molto dura, ma poi ci sono due partite alla nostra portata. Sì, anche quella all’Olimpico con l’Inghilterra. Gli Azzurri vivono un buon momento, sulla scia degli ultimi due-tre anni. Adesso serve il salto di qualità, che consiste nell’andare a vincere, nell’affondare il colpo quando si presenta l’opportunità”.
Nel frattempo la mischia chiusa sembra tornata a tempi gloriosi.
“A Dublino si poteva immaginare o sperare che la prima linea titolare, forte ed esperta, mettesse in difficoltà gli avversari, ma vedere il dominio dei tre giovani entrati nel secondo tempo – Spagnolo, Di Bartolomeo e Hasa – è stato bello, straordinario. Vorrei dire una parola in più per Mirco Spagnolo (quello su cui si è “infranto” Tadhg Furlong, ndr), che ho visto crescere prima all’Accademia di Treviso e poi nel Benetton. È un ragazzo che dà il 100 per cento ogni giorno. Questa caratteristica, indispensabile per eccellere, ce l’ha nel DNA. E non è una sorpresa quello che fa, non solo in mischia chiusa ma anche nella conquista della palla e nei turnover che assicura alla squadra”.
E nel 2027 ci saranno i Mondiali…
“L’Italia ci arriverà con un gruppo consolidato e con giovani che stanno spingendo per trovare un posto. Questa è senz’altro una situazione promettente, più competizione hai e meglio è. Si stanno raccogliendo i frutti di un lavoro che arriva da lontano, le Accademie avevano bisogno di anni per dare risultati. In questo contesto Gonzalo Quesada ha l’esperienza e la competenza per gestire il tutto al meglio”.
In copertina: Marco Bortolami – ph. Stefano Delfrate con licenza CC-BY 2.0, elaborazione Allrugby, originale qui
