Missione compiuta per il Benetton Treviso, primo posto nel girone di Challenge Cup messo in cassaforte con tanto di future sfide a eliminazione diretta assicurate dentro al forte di Monigo.
A Lione Treviso fa percorso netto, vince (38-19, 5 mete a 3) una partita scorbutica, messa subito in salita dal forfait dell’ultimo minuto di Manuel Zuliani (sostituito nel XV iniziale da Michele Lamaro) e dalla doppietta del centro Parisien che in 8 minuti di aggressione iniziale fa saltare di gioia lo Stade de Gerland.
Nell’azione della prima meta, dopo appena 3 minuti, Jacob Umaga è costretto ad alzare bandiera bianca per lasciare il posto a Leonardo Marin, uomo per tutte le stagioni chiamato questa volta a gestire il gioco in regia.
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L’energia della partita cambia all’improvviso direzione, Treviso lavora alla perfezione sui punti d’incontro (Lorenzo Cannone e Mirco Spagnolo su tutti), costringe all’indisciplina gli avversari e prende il mano le operazioni di terra. Rhyno Smith dalla piazzola punisce un placcaggio alto che gli è piovuto addosso alla prima, vera, ondata dei suoi, poi ci pensa Andy Uren a guidare con maestria un drive scaturito da una touche offensiva: tutti si aggiungono alla macchina che viaggia con precisione e quando arriva anche Fekitoa a dare l’ultima spallata Siua Maile viene portato in carrozza oltre la linea.
Adesso il Benetton è presente, fiuta il momento e segue la preda, attacca con pazienza con multifasi efficaci e attende l’attimo fuggente per punire. Che arriva puntuale dopo un’infinità di scontri ad alta intensità, con Ferrari che serve un no look a Lamaro che non deve far altro che offrire al treno in corsa Fekitoa il pallone che vale il primo vantaggio di giornata (14-17).
Nei 10 minuti che mancano alla fine dell’intervallo Treviso ha il tempo di sbrigare la pratica bonus offensivo: Favretto è entusiasmante nel suo farsi vedere poco dall’esterno e farsi sentire tantissimo dagli avversari, palla in mano conquista sempre il vantaggio per mettere i suoi in avanzamento. Da una sua folata nasce il fraseggio ad alta velocità nello stretto Marin-Smith-Ratave che inserisce la trazione integrale, corre sui binari lungo la touche e arriva a destinazione. C’è ancora il tempo per un drive infinito, Uren sposta a forza di urla di qua e di là la direzione della spinta, gli avanti lo seguono con dedizione, la meta bis di Maile è la logica conseguenza di tanta organizzazione. Si va al riposo (14-31) con la sensazione che il più sia fatto.
Nella ripresa la partita diventa scorbutica, Lione non ci sta e Sara Cox è eccezionale nel gestire con la calma dei forti situazioni complesse e spesso ci mette anche un sorriso per stemperare la tensione.
Il TMO nega due mete a Treviso: quella di Rhyno Smith (per lui percorso netto al piede: 6/6), figlia di un’invenzione di Marin, sarebbe bellissima se non ci fosse stata un’ostruzione di Menoncello che porta via due avversari in un colpo solo, quella di Gasperini un giusto premio all’esuberanza giovanile, ma l’arbitro televisivo intuisce un in avanti di Alessandro Garbisi all’alba dell’azione che l’arbitro in campo non aveva visto. Lione ci prova e sfrutta un placcaggio a vuoto di Lynagh per spedire in meta Cretin, ma l’entusiasmo lo spegne subito Mirco Spagnolo (migliore di giornata) che capitalizza millanta pick and go sulla linea di meta al termine di una bella azione avviata dal solito break mortifero di Favretto.
