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Gareth Edwards Galles 1976

Sconfitte, serie nere, catastrofi, giocatori che passano il Severn, crisi di vocazioni, un vecchio amore che impallidisce, che si accartoccia: ai vecchi gallesi rimane la memoria, quella che li conduce sui sentieri di mezzo secolo fa, il tempo felice, esaltante del Grande Slam, della Triplice Corona, del sigillo impresso sugli anni Settanta: cinque Championship, tre Slam. I giorni di Cymru, del Principato che divenne Regno del rugby.

Il ’76 fu magnifico anche per il risultato della vicina di casa: Inghilterra ultima, a zero. Whitewash si può tradurre lavaggio con la candeggina o lavasecco. Il risultato è lo stesso.

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Proprio il viaggio a Twickenham fu l’inizio di tutto: segnò una meta lui, Gareth Edwards (nessuna etichetta, bastano nome e cognome), ne segnò due il dottor JPR Williams (un purosangue dalla lunga criniera e dalle volate micidiali), le convertì tutte e tre Steven Fenwick (uno di quelli che, come dicono loro, andò al Nord, nella League) e Alan Martin mise una punizione in mezzo ai pali. Anche per gli inglesi fu l’inizio di tutto, ma se per i gallesi era la strada per il paradiso, per loro era l’aver imboccato il sentiero che portava al calvario. 9-21, con i valori odierni 9-24.

L’esordio ad Arms Park contro la Scozia e il viaggio a Lansdowne Road, i capitoli che scandirono una superiorità secca e netta per la squadra che aveva Mervyn Davies punto di riferimento tra gli avanti: 28-6 e 9-34. Gareth segnò a Cardiff e a Dublino, Phil Bennett diede una buona mano con il suo piede, Trefor Evans, JJ Williams e Gerald Davies, detto l’Arte in movimento, provocarono crisi di frustrazione ai blu e ai verdi. Troppa armonia perché qualcuno riuscisse a interromperla.

Il match più duro fu l’ultimo con i francesi, guidati dal petit caporal Fouroux e dal grand blond Jean Pierre Rives. L’unica voce non attiva di un inverno indimenticabile arrivò proprio quel giorno, 20 marzo: i francesi segnarono due mete (Jean Luc Averous e Jean Francois Gourdon), i gallesi due con JJ Williams e Bennett che centrò le trasformazioni e due calci. Il terzo ha la firma di Martin: 19-13, il pomeriggio di un giorno da cani da festeggiare come si deve.

Per metter le mani sul campionato e sullo Slam, il Galles segnò 102 punti in quattro match, 25 e mezzo a partita. Non è il caso di confrontare questo raccolto con quanto viene registrato nel nostro tempo.

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