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Questa volta con l’Australia è un trionfo (26-19) perché l’Italia è bella, solida, disciplinata, matura al punto da passare sopra a un colpo gobbo confezionato dalla coppia irlandese Brace, arbitro, e Hodges, Tmo, quando non considerano un passaggio in avanti l’assist da terra di Wilson che lancia Carter Gordon in meta. In quel momento la partita è in pareggio (12-12), vissuta su un equilibrio esasperante, alimentato dalla giornata di grazia balistica di Paolo Garbisi (6/6, 16 punti personali) che Gonzalo Quesada definisce «Il giocatore più coraggioso che abbiamo» e dalle mete di Bell e Fassler che hanno concretizzato tanto possesso e tanta voglia di non lasciare Udine con un pugno di mosche in mano.

La difesa è stato il fattore chiave della partita, qui Lorenzo Cannone, Brex e Menoncello bloccano un avversario (Foto Federugby)

È in quel momento che l’Italia si scopre matura, quadrata come poche volte si era vista in passato, capace di rispondere all’affronto sul campo, dopo aver passato un primo tempo a lucidare i gioielli di terza linea Vintcent e Zuliani, eccezionali nello sporcare la fluidità del gioco australiano i tutti i punti di incontro e a guadagnare convinzione dietro al prezioso gioco al piede di Varney, mediano di mischia che sembra aver fatto un definitivo salto di qualità, fino a meritare il premio di migliore di giornata.

Dopo l’affronto con tanto di svantaggio l’Italia si scopre splendida, Menoncello è una furia, Nacho Brex un capitano saggio e insuperabile, la mischia solida al limite della perfezione. E così dopo la meta contestata che avrebbe potuto uccidere partita e morale, risorge, suona la carica, ha poco possesso limpido, ma quel poco che ha lo sfrutta con lanci di gioco mortiferi. Da un drive risolto nella giungla da Zuliani che non si sa come riesca a far prendere luce all’ovale, il pallone viaggia al largo, si giocano 2 vantaggi di fila e nell’azione Sualii attenta alla testa di Garbisi, ma intanto il pallone viaggia fino all’ala e Lynagh con quel nome lì ce la mette tutta per arrivare in meta. Intanto Sualii va in punizione, Garbisi dall’angolo infila il pareggio, la convinzione è che adesso come mai si possa fare.

La meta della vittoria azzurra segnata da Monty Ioane (Foto Stefano Delfrate)

E succede con Menoncello che con due avversari appesi al collo indica la via, Capuozzo semina scompiglio e Varney la percorre, fino alle gambe di Ioane e alla sua voglia matta di lasciare il segno su una sfida che sente sua sulla pelle. Mancano 20′ e sono 20′ di sofferenza, di difesa, di barricate, della saggezza in touche di Ruzza entrato di rincorsa, della selvaggia arroganza di Mirco Spagnolo (2 turnover in un amen) che salva situazioni critiche, dell’incapacità aussie di venire a capo di un’Italia spavalda, concreta, disciplinata (7 calci concessi contro 12). Quesada aveva promesso una partita (e una vittoria) più bella della famosa prima volta di Firenze. È stato di parola.

Nella foto di apertura la meta di Louis Lynagh che ha portato l’Italia sul 19 a 19 (Foto Stefano Delfrate)

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