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edoardo iachizzi vannes top 14

Dieci minuti per disperarsi e 770 giorni per tornare in campo.

Edoardo Iachizzi, 28 anni, seconda linea del Vannes in Top 14, non è uno che si arrende o si autocommisera.

“Quando a novembre 2024 mi si ruppe il tendine di Achille sinistro per dieci minuti sono stato preso dallo sconforto. Dieci minuti, ma già rientrato nello spogliatoio ero proiettato verso il futuro. Non avevo tempo per essere triste, dovevo accettare l’infortunio e concentrarmi su quello che potevo controllare. Dopo due giorni mi hanno operato, dopo quattro ero in palestra a iniziare il recupero”.

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Grande forza di volontà.
“Ho cambiato obiettivo, la mia partita era sollevare due chili in più, fare un esercizio diverso, superare il mio limite. I miei compagni giocavano match difficili in campo, io li affrontavo in palestra contro me stesso”.

Dalla Benetton sei tornato a Vannes, il tuo porto sicuro francese.
“Nonostante momenti più o meno difficili vedevo la luce in fondo al tunnel. Dopo un anno hai voglia di mostrare a te stesso e agli altri chi sei, quanto vali, vuoi ripartire. La preparazione comincia bene, ma arriva l’altro infortunio, di nuovo il tendine di Achille, questa volta il destro, non una lacerazione completa, ma comunque complicata. Nuovo intervento, ma ero preparato, sapevo quello che mi aspettava. Mi sono rimesso sotto. E alla fine sono stato premiato con il ritorno in campo dopo 770 giorni. 50 minuti nel test pre-stagionale contro Pau, una sensazione bellissima”.

Pronto ad affrontare la nuova avventura in Top 14?
“Per me è quasi una novità assoluta. A Perpignan non ero ancora considerato giocatore di formazione francese, ero giovane, ho trovato posto in squadra solo poche volte, poi a Vannes eravamo in ProD2. Contro Pau è stato un assaggio di Top 14, sul piano del gioco e fisico: contatto, placcaggi, scontri. Ci sono, su quello della corsa devo ancora ritrovare la mia accelerazione. È un percorso, ogni giorno va meglio”.

Qual è la differenza fra ProD2 e Top 14?
“Potrò essere più preciso dopo aver giocato un po’ di partite, ma così a sensazione è la velocità. Anche in ProD2 ci sono giocatori molto forti, lo scontro fisico è pari al Top14, ma la velocità di esecuzione delle giocate è inferiore, in Top14 se fai un errore recuperare è quasi impossibile e prendi meta, nel ProD2 a volte ce la fai a metterci una pezza”.

Seconda linea con propensione a giocare terza.
“Sono una seconda, ma sì, è vero, posso anche giocare a terza, il rugby moderno è questo. E la versatilità è importante quando l’allenatore deve scegliere se avere una panchina 5+3 o 6+2”.

Un sondaggio di Midi Olimpique fra gli allenatori dà Vannes in bilico fra retrocessione diretta e match dentro-fuori a fine stagione contro la finalista perdente della ProD2. Cosa ti aspetti quest’anno?
“Arriviamo belli carichi, gli innesti sono stati molto positivi, il nucleo centrale della squadra è ben amalgamato. Due anni fa siamo saliti e scesi, quest’anno vedo una squadra più sicura di sé con maggiore esperienza. Le due amichevoli pre-stagione hanno dato buone indicazioni. Non sarà facile, lo sappiamo bene, ma siamo un gruppo bellissimo, penso che per lo staff sarà dura scegliere ogni weekend chi mandare in campo”.

Iniziate a Castres, poi Montpellier, finalista la scorsa stagione, e Tolosa, campione in carica.
“Ecco appunto, un inizio bello tosto, ma sono toste tutte, questo è il Top 14”.

Tu non ci sarai.
“Sono utilizzabile, mi sono sempre allenato con la squadra, sto bene, madopo  queste prime partite non penso di avere ancora il ritmo. Due anni senza campo sono lunghi. Il mio obiettivo è avere rapidamente buone sensazioni e giocare il prima possibile, ritrovare il mio livello”.

E magari la nazionale.
“Per ogni giocatore la maglia azzurra è il sogno. Se ritroverò la mia condizione forse tornerò in nazionale. Lo staff medico azzurro ha seguito tutto il mio recupero, sono sempre in contatto con loro, ci sentiamo spesso. Sono seguito, ora sta a me”.

Siete il rugby di alto livello in Bretagna.
“Sì, abbiamo un pubblico eccezionale, nel nostro stadio quando giochiamo in casa c’è sempre il sold out, 13-14mila spettatori, impossibile trovare biglietti. La scorsa stagione in ProD2 abbiamo giocato la partita contro Grenoble al Roazhon Park di Rennes. In 30 minuti sono stati venduti trentamila biglietti. L’amministrazione di Vannes è vicino alla squadra, sia come supporto che come finanziamenti. È stato calcolato che per ogni euro investito su di noi alla città ne arrivano quattro. Anche quest’anno ci saranno partite delocalizzate a Rennes e a Nantes”.

Come si vive a Vannes?
“È una bellissima città e poi ha il mare, alcune spiagge e poco più in là l’oceano. Sono qui con la mia compagna Celia, l’ho conosciuta a Perpignan e stiamo insieme da allora, mi ha seguito qui a Vannes e poi a Treviso e poi di nuovo a Vannes. A Treviso è nato mio figlio Livio. Lei lavora come segretaria in uno studio medico, Livio va al nido. C’è una bella rete di amici, fra noi giocatori ci sono molti che hanno figli della stessa età, ci organizziamo per feste, compleanni, per stare insieme nel tempo libero. Per staccare dal rugby ci sono il golf, gli amici e la famiglia. L’arrivo di Livio è stato importantissimo anche nei mesi duri del recupero, mi dava forza e serenità”.

Sei andato via da Roma, sponda Unione Capitolina, molto presto. Tua madre, Stefania, dice ‘Me l’hanno rapito’.
“Mamma è così: è stata qui due settimane con mio padre Fabio, io e Celia lavoravamo e il nido era ancora chiuso. Si è presa cura di Livio. È una nonna fantastica e oltre a mio figlio ha altri cinque nipoti”.

Hai seguito le partite tra Sudafrica e All Blacks? Cosa ti ha colpito?
“Ho visto solo la seconda e mi ha impressionato la difesa del Sudafrica. La Nuova Zelanda ha cercato in ogni modo di sfruttare il possesso per fare punti, ma gli Springboks l’hanno sempre respinta. Poi quando hanno avuto l’occasione hanno segnato: grande cinismo. Non vedo l’ora domani di vedere il terzo test. Alle 17 loro e alle 19 Castres-Vannes. Tutto già apparecchiato”.

Nel 1992 Yuri Chechi si ruppe il tendine di Achille sei giorni prima della partenza per le Olimpiadi di Barcellona. Quattro anni dopo vinse la medaglia d’oro ad Atlanta e diventò “il signore degli anelli”.
“Ecco voglio essere lo Yuri Chechi del rugby (ride)”.

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