Martedì 11 agosto gli All Blacks sono scesi in campo contro gli Sharks nella seconda partita della loro tournée in Sudafrica.
La partita non ha lasciato molto di cui raccontare: a differenza del primo match contro gli Stormers stavolta i neozelandesi, che hanno selezionato una squadra maggiormente formata dai titolari delle gare del Nations Championship a luglio, non hanno avuto problemi di sorta e hanno finito per vincere con un perentorio 54-0.
La storia più importante è legata a Ma’a Nonu, nuovo acquisto della franchigia sudafricana. Nonu ha 44 anni, è stato un centurione degli All Blacks e ha giocato in Francia con il Tolone e negli Stati Uniti con i San Diego Legion nel resto della sua infinita, lunghissima carriera. Arrivato da poche settimane agli Sharks, è subito stato selezionato per giocare contro la sua nazionale.
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Si attendeva dunque il momento in cui l’ex numero 12 degli All Blacks avrebbe dovuto fronteggiare la haka, e quel momento non ha deluso. Dopo la haka Ka Mate guidata per la prima volta da Ruben Love, Nonu ha risposto eseguendo da solo, di fronte alla squadra vestita di nero, la haka Kapa O Pango.
Anche chi non è un amante della danza maori, o chi è un po’ stufo della sua spettacolarizzazione e commercializzazione legata al brand All Blacks, non può essere rimasto insensibile vedendo il video, che ovviamente sta circolando tantissimo sul web (il reel su Instagram viaggia verso i quattro milioni e mezzo di visualizzazioni), della haka solitaria di Ma’a Nonu.
La forte emozione non è stata provocata soltanto dal fatto di vedere quest’uomo di 44 anni, veterano di mille battaglie sportive, battere il proprio pugno sul terreno di gioco fradicio di pioggia dello stadio di Durban, in una performance particolarmente ispirata. Il meglio lo hanno dato i volti degli All Blacks, in particolare i più giovani, ipnotizzati dalla vista di uno dei propri inevitabili miti di infanzia a pochi metri da loro, rivolgendogli un tributo come quello prima di sfidarli sul campo. Caleb Clarke ha la bocca aperta, il pomo d’Adamo di Ruben Love va su e giù, Sam Darry è una statua di sale.
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Nei giorni precedenti all’incontro Ma’a Nonu si è messo in contatto con lo staff degli All Blacks. Ha parlato con Tamati Ellison e Tana Umaga, per chiedere loro se fosse tikanga, ovvero appropriato, corretto per la cultura maori, la sua scelta di eseguire la Kapa O Pango in risposta alla squadra.
Quella versione della haka è stata eseguita dagli All Blacks per la prima volta nel 2005, proprio contro gli Springboks. Oltre a questo richiamo a quello che sta accadendo a livello sportivo, secondo quanto scrive il giornalista maori Raniera Harrison, c’è anche il fatto che la Kapa O Pango riprenda strettamente i temi di una precedente haka, la Te Kiri Ngutu, i cui valori portanti sono l’identità e una connessione infrangibile verso la propria terra, anche di fronte alle avversità. Un tema centrale nella scelta di Nonu di opporre proprio la Kapa O Pango di fronte ai rappresentanti del proprio paese, in un momento forte, denso di significati secondari, che ha dato un senso a una serata di rugby d’agosto, dall’altra parte del mondo.
