Il trequarti centro Billy Proctor, che assieme a Quinn Tupaea si è fin qui giocato la maglia numero 13 degli All Blacks, si è infortunato nel corso della tournée della nazionale neozelandese in Sudafrica ed è dovuto tornare a casa.
Per sostituirlo, Dave Rennie si è giocato una carta a sorpresa: il ritorno in gruppo del mediano di apertura Richie Mo’unga, a lungo protagonista con la maglia numero 10 fino alla Rugby World Cup 2023. Dopo il mondiale, l’apertura si era autoesiliata in Giappone, con un remunerativo contratto di tre anni. Scott Robertson aveva provato a convincerlo a recedere dal contratto, chiudendolo anticipatamente per tornare a far parte degli All Blacks, senza riuscirci. Poi aveva cercato di influenzare la federazione nel cambiare le regole per l’eleggibilità, che in Nuova Zelanda prevedono che un giocatore militi nel paese per poter essere convocato in nazionale. Anche questo tentativo era fallito.
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Anche Dave Rennie, in un primo momento, non aveva potuto convocare Mo’unga. La federazione si era infatti rifiutata di concedere una dispensa speciale al giocatore, che ha chiuso il proprio accordo con i Toshiba Brave Lupus e tornerà in patria per il prossimo Super Rugby. Le cose sono cambiate proprio in questi giorni, con New Zealand Rugby che ha avvallato la sostituzione di Proctor con il talento di Christchurch.
Il ritorno del 32enne nelle fila degli All Blacks arriva in un momento particolare, proprio quando la nazionale neozelandese sembra aver trovato la quadra sulla maglia numero 10: il 25enne Ruben Love, infatti, sta disputando la miglior stagione della propria carriera, giocando molto bene con la nazionale dopo aver brillato con gli Hurricanes, guidati al titolo del Super Rugby Pacific a giugno.
“So remind me, please. Why do the All Blacks need Richie Mo’unga in South Africa?”. Ricordatemi perché gli All Blacks necessitano di Richie Mo’unga in Sudafrica, scrive in un editoriale odierno sul New Zealand Herald l’opinionista Paul Lewis.
Da una parte, infatti, è vero che Mo’unga è un giocatore esperto e che al massimo delle sue qualità è stato uno dei migliori 10 al mondo. Dall’altra, non gioca una partita internazionale da tempo e il suo ritorno in campo per giocare uno dei test contro gli Springboks sembra essere una scelta precoce. Certo, la serie contro la nazionale sudafricana durerà a lungo: l’ultima partita a Baltimora è prevista per il 12 settembre: con un mese di lavoro sulle spalle, si può pensare a rivedere Mo’unga giocare una gara con gli All Blacks.
Alla fine dei conti, anche se ha firmato un contratto di un solo anno con la federazione, evidentemente per giocare la Rugby World Cup in Australia e poi essere di nuovo libero di lasciare la Nuova Zelanda per cercare più profittevoli accordi altrove, Mo’unga può essere una valida aggiunta alla causa neozelandese per provare a spingere ancora più in alto l’asticella della competizione. A patto che questo non stravolga il fragile equilibrio costruito fino a qui in casa dei tuttineri.
