Sarà un caso ma se c’è il numero 6 di mezzo (qualcuno sostiene sia diabolico…), Sudafrica e Nuova Zelanda accendono fuochi difficili da domare o partoriscono situazioni spinose.
1976, apartheid pieno: neri e verde-oro continuano ad avere rapporti ovali. È il periodo, tanto per fare un esempio, che dall’Europa parte solo un volo per il Sudafrica, dalla Lisbona ancora salazariana, senza sorvolo di paesi africani, a parte l’Angola, al tempo portoghese. La conferenza dello sport olimpico africana ne ha piene le tasche della situazione e vota il boicottaggio dei Giochi di Montreal, la prima ferita profonda aperta sui Giochi. A seguire, 1980 Ovest contro Est, e 1984 Est contro Ovest.
1986: i grandi nemici sono così grandi amici che viene organizzato un tour pirata. Gli All Blacks non sono All Blacks ma Cavaliers, maglia nera fornita dall’Adidas, e striscia gialla che pubblicizza le Pagine Gialle Sudafricane che si è accollata le spese di viaggio e di soggiorno dei neozelandesi. Tutto questo a un anno dal tour degli Springboks in Nuova Zelanda, quello dei sacchi di farina e delle proteste. In quattro assalti i Cavaliers finiscono tre volte a terra.
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2026: è il momento di RGR, Rugby’s Greatest Rivalry, che profuma di sedizione contro il nuovo “ordine costituito” da World Rugby con la nascita del Nations Championship. All Blacks e Springboks partecipano ma l’attenzione è rivolta a quel che ha appena preso il via (Stormers-All Blacks 21-38). Un tour come quelli di una volta, un mese abbondante, con quattro match tra tourists e franchigie e quattro test tra i signori degli anelli ovali. L’ultimo a Baltimora, perché dopo aver assaggiato il calcio, gli USA che ospiteranno la Coppa del Mondo 2031 devono imparare che con quella strana palla si può giocare anche a rugby.
E il Rugby Championship, il 4 Nazioni del sud del mondo? Accantonato. Australia e Argentina si arrangino, organizzino qualcosa.
Irreggimentati i tour estivi nel Nations Championship, World Rugby si ritrova a dover chinare il capo, prendere atto della situazione. Gli All Blacks hanno bisogno di misurarsi con il meglio e di metter assieme un po’ di soldi. Gli Springboks sono diventati… quadrupedi. Nel senso che tengono i piedi in molte scarpe: giocano nelle coppe europee; permettono ai lori migliori giocatori di non logorarsi troppo e di metter le mani su buoni quattrini in Giappone; allevano e allenano nuove truppe per Rassie Erasmus, dictator in tempore belli et pacis; mettono in scena quella che può apparire come un’operazione nostalgia, legata al tempo disinvolto di quando giocare era un piacere.
Quel che si dice una strategia, che ha portato frutti e ne porterà nel futuro prossimo venturo: quando, di fronte a impegni sempre più pressanti, qualche tendine salterà, qualche muscolo si lacererà e la prostrazione avrà la meglio, loro avranno sempre formidabili truppe di riserva, in grado di sostituire acciaccati o pensionati. Una miniera feconda come il Rand che corre sotto Johannesburg o profonda come quella di Kimberley, dove diamonds are forever.
