Con sei mete e trentaquattro punti contro nessuno nei primi 43 minuti della partita, l’Italia ha ipotecato la vittoria nella gara di Parma contro la Scozia, sabato 25 aprile al Lanfranchi nella terza giornata del Sei Nazioni femminile.
Il risultato finale di 41-14 testimonia il dominio delle Azzurre sulla gara, mai in dubbio per un secondo degli interi 80 minuti. Malgrado vadano certificate le attuali difficoltà della Scozia, che derivano principalmente da una lunga lista di infortuni e assenze, l’Italia ha offerto una prestazione molto incoraggiante, visti anche i problemi mostrati nelle prime due giornate del Torneo.
La nazionale ha giocato con cuore e dedizione, ma anche coraggio, energia e lucidità. Il capo allenatore Fabio Roselli, in conferenza stampa dopo la partita, ha detto che la prestazione offerta dalla squadra non è un caso, ma il frutto del lavoro che da quattro settimane le atlete stanno facendo, seguendo un percorso di crescita che risulta evidente da una gara all’altra.
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In effetti, la partita è stata portata al sicuro grazie principalmente a due aspetti del gioco, entrambi evidentemente studiati, allenati e poi messi in pratica: la tecnica di placcaggio e l’esecuzione delle prime fasi.
Chop chop
Nella stagione 2021/2022 i Leicester Tigers hanno vinto il massimo campionato inglese maschile, la Premiership, dominando la regular season e poi vincendo la finale contro i Saracens con il celebre drop di Freddie Burns allo scadere.
In quel campionato i Tigers, allenati dall’attuale head coach della nazionale inglese maschile Steve Borthwick e dal suo assistente (ora come allora) Kevin Sinfield, sono stati l’unica squadra a concedere meno di venti punti per partita, mettendo in campo di gran lunga la miglior difesa per punti e mete subite a fronte di un attacco semplicemente buono (quinto per mete segnate).
In quella stagione la squadra inglese mise in mostra un utilizzo ossessivo del chop tackle, il placcaggio basso alle gambe. Chop, in inglese, è il verbo che si utilizza per tagliare, come in tagliare o abbattere un albero: rende perfettamente l’idea di un intervento al placcaggio secco e deciso alle gambe del portatore, preferibilmente sotto le ginocchia, abbattendolo al suolo.
È un tipo di placcaggio che non viene utilizzato così spesso. Malgrado le grida Alle gambe! che ancora si sentono nei campi di periferia possano portare a pensare altro, il chop tackle ha alcuni svantaggi: difficilmente è un placcaggio dominante, spesso concede la linea del vantaggio al portatore; non blocca il pallone, consentendo l’utilizzo con un offload o un passaggio pop da terra.
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Il vantaggio, che i Tigers seppero sfruttare così bene ormai quasi un lustro addietro, è che in molti casi il portatore cade lungo, disteso in perpendicolare rispetto alla linea di meta, e non vicinissimo ai propri sostegni. Questo consente alla difesa di andare immediatamente a minacciare il possesso a terra, mettendo le mani sulla palla prima dell’arrivo dei compagni o delle compagne di chi porta la palla. Leicester, infatti, fece registrare statistiche eccezionali in termini di turnovers in quella stagione.
Non ci è dato sapere se Francesco Iannucci, l’allenatore della difesa della nazionale italiana femminile, abbia recuperato proprio dai Tigers questo approccio, lui sempre molto attento a tutto ciò che avviene nel mondo ovale, come testimoniato dalla sua pagina LinkedIn, dove posta incessantemente clip video che illustrano dettagli e aspetti microscopici del gioco. Fatto sta che l’Italia ha sostanzialmente ripreso quell’esempio nella gara di sabato contro la Scozia, trasformandosi in una banda di taglialegna e traendone giovamento immenso.
Per una partita finita 41-14, infatti, le percentuali di possesso delle due squadre sono inconsuetamente paritarie: 49,81% Italia, 50,19% Scozia. Segno che le ospiti hanno tenuto spesso l’ovale, cercando di costruire sequenze offensive che, evidentemente, non sono andate a buon fine. Uno dei motivi di tale insuccesso è da ricercare nei ben 10 turnovers effettuati dalla squadra azzurra, guidata in questo aspetto da una monumentale Francesca Sgorbini, che principalmente per questo ha conquistato la medaglia di miglior giocatrice della partita.
In difesa, si è vista chiaramente l’intenzione delle giocatrici italiane di andare al chop tackle, lasciando a una sola atleta il dovere di mettere a terra il prima possibile la portatrice di palla avversaria, mentre la compagna più vicina si dedicava poi a inquinare la qualità del possesso.

Questa tecnica di placcaggio si sposa peraltro con la filosofia di Fabio Roselli, un allenatore che crede nel potenziale delle situazioni di gioco rotto, e con la natura della squadra italiana, che ha scritta nel proprio DNA tecnico una propensione alla sfida individuale e all’utilizzo della continuità diretta, strumenti ideali per sfruttare le situazioni non organizzate. Generare un alto numero di turnovers porta a giocare più transizioni, dalle quali l’Italia ha il potenziale per creare azioni pericolose.
Prime fasi
Oltre a generare transizioni, il successo nell’azione di jackler porta anche ad ottenere calci di punizione per tenuto a terra. È questo ciò che è accaduto sabato, più di quanto non si siano create situazioni di cambio possesso da poter giocare.
Da calcio di punizione diventa necessario, quindi, costruire fasi statiche e prime fasi di gioco efficaci, per ottenere il possesso prima e sfruttarlo al meglio poi. In questo l’Italia ha trovato parimenti soddisfazione che in difesa.
Se la rimessa laterale ancora soffre di occasionali malfunzionamenti, la mischia ordinata è stata perfetta nel suo compito di piattaforma stabile per offrire a Sofia Stefan e alle colleghe della linea arretrata ovali puliti da cui poter mettere in moto le loro qualità, messe in luce da una accurata pianificazione di lanci del gioco dai quali fare male.
È infatti da queste situazioni che l’Italia ha scavato il solco: la seconda meta di Zanette arriva dopo un linebreak generato da un attacco in chiusa da mischia ordinata a metà campo, la seconda di d’Incà da un buco di Stefan in prima fase (un po’ di egoismo della centuriona impedisce di chiudere l’azione immediatamente), quella di Muzzo da una combinazione perfetta dopo un finto drive da rimessa laterale.
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— Guinness Women’s Six Nations (@Womens6Nations) April 27, 2026
In queste prime tre gare del Sei Nazioni 2026 l’Italia ha gettato le basi di una identità tecnica precisa, che contro la Scozia si è resa evidente ed è sembrata arrivare a compimento di un primo, laborioso sviluppo. Le ultime due settimane del Torneo, dopo la pausa del prossimo weekend, ci diranno quanto ancora possono crescere le Azzurre e quali aspetti possono aggiungere ancora.
