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Continuità è la parola chiave per Fabio Roselli, ct della Nazionale femminile, in vista del match di sabato a Parma, contro l’Inghilterra. “Anche nelle scelte di formazione si punta a soluzioni equilibrate per ottenere una prestazione buona sia nel primo che nel secondo tempo: questa è la priorità del momento. Serve equilibrio in fatto di qualità, fisicità, esperienza, energia”.

Ecco che Giordana Duca e Francesca Sgorbini, quest’ultima votata come migliore giocatrice della terza giornata del Sei Nazioni, si siedono in panchina, pronte a entrare presumibilmente nella ripresa. Il loro posto dal primo minuto viene preso rispettivamente da Alessandra Frangipani e Beatrice Veronese, alla prima da titolari nel torneo di quest’anno. Si tratta dei due cambiamenti nel XV iniziale rispetto alla bella vittoria contro la Scozia. Adesso, dopo una settimana di pausa, c’è anche da segnalare la selezione in panchina per Gaia Dosi, del Colorno, nella posizione di pilone destro, con la maglia numero 3 affidata nuovamente a Vittoria Zanette, e Alessia Pilani stavolta fuori dalle 23.

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Se Dosi dovesse entrare sarebbe la quarta esordiente azzurra nel Torneo. Una per ogni giornata: prima di lei sono entrate Cheli, Costantini e Tonellotto. “Dosi si è inserita da pochissimo tempo nel nostro gruppo – spiega Roselli – ma ha subito dimostrato di avere le caratteristiche giuste e si è meritata questa possibilità. Il tutto alla ricerca di un aumento della profondità, così importante in prima linea, e in generale della competizione interna”.

C’è anche una interpretazione sul team run della vigilia: “Serve soprattutto per le dinamiche che si creano tra le giocatrici leader e il resto della squadra a livello di processi decisionali”.

Si passa, naturalmente, a parlare dell’avversaria di sabato, di gran lunga la Nazionale femminile più forte, che vince sistematicamente da quasi quattro anni, cosa mai riuscita a una Nazionale maschile. E si sottolinea l’exploit del Galles all’ultimo turno, visto che le ragazze del Principato hanno sì perso nettamente (62-24) ma sono riuscite a segnare quattro mete e a portare a casa il bonus offensivo: “Il Galles – osserva il ct – ha fatto una grande partita, dimostrando che quest’anno è in netta crescita. In alcuni momenti ha saputo mettere in difficoltà l’Inghilterra, e ci proveremo anche noi, ma con il nostro stile di gioco. Per il resto sappiamo bene che le inglesi sono un modello di gioco e di qualità e che a loro non manca niente: hanno potenza, velocità, abilità tecniche”.

Resta il fatto che la fisicità delle Red Roses permette loro di rifugiarsi nella comfort zone delle penaltouches e della spinta collettiva per affermare fin da subito la loro supremazia. E c’è chi sostiene che si potrebbe tornare ad assegnare la rimessa alla squadra che ha commesso fallo se il pallone calciato in seguito a un penalty esce nell’area dei 22 metri di chi difende.

“È chiaro – commenta Roselli – che alla lunga avere una squadra con un valore molto lontano da quello di tutte le altre porta con sé il rischio che si perda interesse. Più c’è competizione e meglio è. Ci sono organi che studiano situazioni ed eventuali modifiche e io non sono contrario alle sperimentazioni. Però la cosa più importante, per un movimento nazionale, è quella di avere la grande capacità di anticipare dove sta andando il gioco.”

“Era evidente, ad esempio, che il rugby femminile avrebbe raggiunto questi livelli di fisicità. Così come si potevano prevedere i progressi a livello tecnico: pensiamo alla gittata dei calci di spostamento delle giocatrici di Inghilterra, Francia e Irlanda”.

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