A tre giornate dalla fine e con i playoff ormai matematicamente fuori portata, è già possibile fare un bilancio della lunga stagione del Benetton. Una annata sportiva segnata al tempo stesso da grossi cambiamenti, come l’addio a Marco Bortolami dopo quattro anni da head coach (e nove nello staff biancoverde) e a Nacho Brex, e continuità, con la rosa largamente confermata e la fiducia accordata a Calum MacRae per guidare lo staff.
Stando ai risultati, le scelte non hanno pagato i dividendi attesi. Una squadra partita con l’intenzione di tornare a qualificarsi alla fase finale dello URC e arrivare almeno ad eguagliare le semifinali di Challenge Cup (ma più di una volta, tra le righe, è parso di interpretare un desiderio di portarla a casa) chiuderà lontano dai playoff ed è stata fermata in casa ai quarti di finale della coppa.
Guardando ai freddi numeri, si scopre una squadra penultima per punti segnati e quarta per punti subiti. In questo momento i Leoni si trovano inoltre all’ultimo posto della classifica per numero di mete segnate: 33, contro le 35 delle Zebre e le 37 dei Dragons, a confronto delle 65 di Lions e Bulls, le formazioni che ne hanno realizzare di più.
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La squadra di Treviso non ha mai segnato tantissimo: la scorsa stagione le mete all’attivo furono 50, per una media di 2,8 a partita (quest’anno dopo 15 giornate la media è 2,2). L’anno migliore, tra quelli recenti, fu il 2023/2024 con oltre tre mete a partita (totale 56 in 18 giornate).
In questo ultimo URC, inoltre, è crollato il numero di punti a partita: 18,3 contro i 23 della stagione 2023/2024, appunto, l’ultima in cui Benetton è approdato ai quarti di finale.
Il dato che salta all’occhio è la poca efficacia dell’attacco in relazione alla qualità degli attaccanti: Ignacio Mendy è tra i primi cinque in URC per numero di difensori battuti, ma il numero di linebreaks di Tommaso Menoncello, 6, nei 550 minuti disputati in URC è stato inferiore sia a quello del Sei Nazioni, 10, in 400 minuti, sia a quello della Challenge Cup, 7 in 325 minuti.
E anche Paolo Odogwu, altro potenziale game breaker è stato al di sotto degli standard di un ruolo nel quale Rio Dyer dei Dragons ha bucato le difese avversarie 13 volte contro le 8 dell’azzurro del Treviso.
Proprio il gioco d’attacco dell’ultimo Benetton di Bortolami era uno dei settori più criticati per i risultati non eccellenti. Per questo l’estate scorsa era arrivato Pete Wilkins dal Connacht. Non si può dire che la sua mano non si sia vista, perché a fronte dei numeri precedentemente elencati il Benetton fa registrare anche il sesto miglior risultato dello URC per clean breaks, per difensori battuti e per metri fatti. Sintomo di una squadra che è capace di giocare e di far male agli avversari, ma che poi non trasforma questo lavoro in punti sul tabellone.
Al Benetton per innescare le gambe veloci dei suoi attaccanti sono mancati soprattutto i palloni di recupero: la franchigia della Marca è stata la squadra che ha conquistato meno turnover, a parte gli Sharks che, comunque, di mete ne hanno messe a segno 51. Treviso inefficace anche nella conservazione del possesso nel gioco aereo: con le Zebre è la squadra che ha recuperato meno palloni dopo averli giocati al piede. Al contrario, poche altre squadre (tre) hanno perso così tanti possessi come i veneti.
Ciò che però è saltato spesso agli occhi, specie in questa seconda parte di stagione, è come il Benetton abbia fatto fatica a chiudere con successo delle sequenze difensive. Anche quando l’attacco ha funzionato molto bene (e non è sempre stato questo il caso), per contro sono stati sempre concessi possessi nella propria metà campo da cui sono poi sempre scaturiti avanzamento, punizioni e punti per gli avversari.

Il momento chiave della stagione è arrivato a cavallo di Capodanno. Il Benetton ha perso uno dei suoi stranieri di livello più alto, l’apertura dei Pumas Tomas Albornoz, proprio quando la vittoria del secondo derby contro le Zebre li rimetteva in corsa per la lotta playoff dopo un inizio di stagione altalenante. Settimi il 31 dicembre, fra gennaio e febbraio i biancoverdi hanno raccolto alcuni risultati cruciali: sconfitti di un punto in casa da Edinburgh, trasferta senza punti a Cardiff, pareggio interno contro gli Scarlets ed esterno contro quegli stessi Dragons a cui avevano rifilato 70 punti in Challenge Cup.
La contemporaneità di queste partite con gli impegni del Sei Nazioni ha certamente, come sempre, inciso. Eppure, rimane la convinzione che per rosa, staff e budget il Benetton possa fare decisamente meglio di così.
Ci sono stati momenti e singole gare dove il Benetton è sembrato letteralmente camminare sulle acque: il 41-15 ai Lions alla terza di URC, il 74-21 ai Dragons in Challenge, il 38-19 in trasferta a Lione, il 31-19 con gli Ospreys di qualche settimana fa e mettiamoci pure quel clamoroso primo tempo con Cardiff agli ottavi di coppa. Lampi in cui la squadra ha mostrato il suo volto migliore, portando tutti a porsi una domanda tanto semplice quanto di difficile risposta: perché non giocano sempre così?
Infine, i giocatori impiegati.
In questa stagione ne sono stati utilizzati 48: 21 di formazione italiana, 8 equiparati di formazione straniera, 19 stranieri. Di questi ultimi, Tomas Albornoz a gennaio si è trasferito al Tolone, Malakai Fekitoa a fine campionato andrà a Beziers, Thomas Gallo al Lione, Eli Snyman all’Ulster, mentre John Bryant, Louis Werchon e Richie Asiata erano tornati per tempo in Australia, parte dell’accordo di scambio del Benetton con i Queensland Reds.
Gli altri dovrebbero restare più o meno tutti, in una squadra che sotto la guida di Pivac, e di uno staff che, Salvatore Costanzo a parte, si conferma tutto straniero, cercherà di cambiare pelle. Wilkins passerà alla difesa, lasciando il posto al gallese Rhys Patchell, che a novembre aveva dato una mano a Steve Tandy con la nazionale gallese, dopo aver disputato ancora da giocatore la stagione 2024/2025 con la formazione dei Green Rockets Tokatsu, allenata da Wayne Pivac, prossimo head coach dei Leoni.
Di 48 atleti utilizzati quest’anno, sette hanno giocato meno di 40 minuti. Tra essi Nelson Casartelli e Mattia Midena (due ragazzi del 2005), Ivan Nemer (infortunatosi alla prima giornata e appena tornato in campo), Giuliano Avaca e Tomas Montilla (per entrambi risoluzione consensuale anzitempo) e Richie Asiata (vedi sopra).
Marco Scalabrin, classe 2004, Antony Miranda, 2006, Alessandro Drago, anche lui 2006 e autore di due mete nell’amichevole con Black Lion lo scorso settembre, sono i nomi che molti auspicano si facciano largo in maglia biancoverde la prossima stagione, quando, con l’arrivo di Pivac e di un’infornata di volti nuovi, il Benetton proverà a rilanciare le proprie ambizioni. Ancora una volta, però il club è chiamato a trovare l’equilibrio tra le esigenze del club, quelle degli Azzurri tra Nations Championship, Sei Nazioni e preparazione al Mondiale, e quella della formazione dei giovani in chiave nazionale.
Gianluca Barca
Lorenzo Calamai
