“Quando da Twickenham hanno telefonato per dirmi che mi avrebbero dato il cap, pensavo fosse uno scherzo. Era tutto vero”.
E così, a 71 anni, Andy Simpson ha avuto quel che aveva sempre desiderato e ha smesso di essere il giocatore che la sorte ha sempre sgambettato: ventun volte in panchina, mai in campo. L’ha salvato un match di quarant’anni fa all’Olimpico: Italia-Inghilterra XV 15-15. “Per gli italiani era una partita ufficiale, per noi no”. Ora lo è. La revisione di quel che è stato in anni molto diversi e molto lontani ha coinvolto altri 46 giocatori che l’8 giugno a Twickenham riceveranno il cap.
Simpson, una vita al Sale, è una miniera di ricordi, di riflessioni: “Oggi avrei 21 caps, ma ai miei tempi non usciva mai nessuno”. Non si gioca più in 15, al massimo in 16 se, come ai suoi tempi, qualcuno usciva in barella, ma in 23. E poi lui, tallonatore ma se occorreva anche terza linea, aveva una dura concorrenza: Peter Wheleer, Steve Brain, Steve Mills.
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“Due volte pensavo proprio di avercela fatta: secondo test contro la Nuova Zelanda, nel 1985, Brain prende una gran scarpata in testa ma tira avanti sino alla fine; Calcutta Cup dell’anno dopo, si infortuna Jon Hall, flanker, ma decidono di sostituirlo con Nigel Redman, seconda linea”.
La fortuna non gli è mai stata amica: “Nel 1981 ero sicuro della selezione. Una settimana prima giochiamo e perdiamo con il Leicester, a Welford Road. Alla fine do una mano al padre di un mio compagno di squadra che aveva difficoltà con la macchina. Spingiamo, a un certo punto si chiude la portiera e io perdo un pezzo di pollice. Così, quando qualche mese dopo andiamo in Argentina, capisco da certe occhiate, da certe battute che non si fidano dei miei lanci. E non gioco mai”.
Ha avuto anche giorni lieti. Uno è lontano quasi mezzo secolo: 1979, Northern Division contro All Blacks. In prima linea Cotton, Simpson e White, contro Spiers, Salron e Brad Johnstone. I Northerns vincono 21-9. “Andammo a festeggiare in un bar di Otley e a vederci era venuto il selezionatore dell’Inghilterra. Uno di lì, con il berretto da Yorkshireman, lo ha visto, gli ha sbattuto in faccia il programma e gli ha detto: questa è la fottuta squadra per sabato prossimo”. A Twickenham giocano in sette di quella formazione: Cotton, Beamont, Neary, Smith, Carleton, Bond e Slemen. Uttley va in panchina, Andy non è preso in considerazione.
Quattro anni dopo, a Gateshead, rivincita tra Northern Division e All Blacks: stavolta vincono i neozelandesi 27-21. Simpson si consola con una meta della quale ora, dopo aver ricevuto il suo cap, chiede se qualcuno ha le immagini, per completare una collezione prestigiosa.
Italia-Inghilterra 1986, il tabellino della gara diventata ufficiale
Roma (Olimpico) – 10 maggio 1986
ITALIA – INGHILTERRA15-15
ITALIA: S. Barba (Cus Roma); Mascioletti (L’Aquila), Fabio Gaetaniello (Parma), Collodo (Treviso), Ghizzoni (L’Aquila); Bettarello (Treviso), Lorigiola (Petrarca); Russo (Treviso), M. Pavin (Treviso), Innocenti (Petrarca); Colella (L’Aquila), Berni (Rugby Milano); Rossi (Treviso), Gio. Morelli (L’Aquila), Cucchiella (L’Aquila).
INGHILTERRA: Rose; Goodwin, Carleton, Palmer, Bailey; Smith, Hill; Egerton, Buckton, Hall; Bainbridge, Redman; Lee, Simpson, Rendall.
Arbitro: Horquet (Francia)
Marcatori: 5’ cp Bettarello, 9’ meta Hill tr. Rose, 22’ e 28’ cp Bettarello, 34’ e 44’ cp Rose, 46’ meta Mascioletti tr. Bettarello, 77’ cp Rose.
In copertina: Inghilterra vs Galles 1985. Andy Simpson è il quarto da destra in piedi, con la giacca della tuta ph. Colorsport/Shutterstock
