Venerdì 24 aprile le Zebre hanno annunciato di aver messo sotto contratto Tommaso Allan in vista della prossima stagione e fino al giugno del 2028.
Lo hanno annunciato con un notevole tripudio di fanfare, rispetto alle abitudini del club, con tanto di video targato Sky Sport che vede il commento della notizia da parte di George Biagi, direttore sportivo delle Zebre, e dello stesso Allan.
Un clamore giustificato: senza nulla togliere agli arrivi delle ultime stagioni, sono anni che i ducali non mettevano a segno un colpo di questo calibro. Il trequarti è uno dei veterani azzurri, il secondo miglior marcatore di sempre della nazionale italiana, un giocatore stimato a livello internazionale.
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Tuttavia è anche un giocatore che ha appena festeggiato il proprio trentatreesimo compleanno, con una carriera professionistica iniziata ormai tredici anni fa e con un chilometraggio non da poco, non lontano dalle 300 gare disputate.
Verso il Mondiale
Il trasferimento di Allan a Parma ha senso sotto diversi aspetti, che coinvolgono tutti gli attori al tavolo: il giocatore, la franchigia, la nazionale.
Malgrado negli ultimi due anni la sua presenza con gli Azzurri sia stata intermittente, per la sua rinuncia a partecipare al Sei Nazioni 2024 o per gli impegni col club o per problemi fisici, rimane un giocatore con un posto pressoché garantito nella lista delle convocazioni di Gonzalo Quesada, se non addirittura nei 23 ideali.
Probabilmente, visto il poco utilizzo da quando Laurent Labit è arrivato a guidare il Perpignan, il club catalano non avrebbe rinnovato il contratto al trequarti, malgrado l’ottimo rapporto con una piazza che lo ha visto muovere i primi passi nel professionismo e che Allan ha tenuto in Top 14 a forza di punti nel corso della scorsa stagione.
Tuttavia, per un giocatore come lui, è certamente preferibile passare in URC invece di disputare un altro anno in un campionato così lungo e fisicamente duro come quello francese: alle Zebre Allan può vedere il proprio minutaggio gestito in maniera oculata per facilitargli al meglio il percorso verso il Sei Nazioni 2027 e la Rugby World Cup, i due grandi obiettivi di questa parte della sua carriera.
In fondo a Allan non manca molto ad entrare nel club dei centurioni azzurri e il Mondiale sarebbe il suo quarto, un traguardo per pochi. Il trasferimento quindi funziona in entrambi i sensi: per ciò che ci aspettiamo che il giocatore aspiri a fare con la maglia della nazionale e per ciò che la nazionale spera di avere da lui, in una campagna come quella australiana dove gli Azzurri giocano per raggiungere traguardi senza precedenti (fuori dai denti: i quarti di finale).
La chioccia
In questo contesto si collocano però anche i vantaggi delle Zebre. Con l’addio di Luca Morisi e di altri giocatori trentenni a fine stagione, i ducali avranno in squadra un numero limitatissimo di giocatori over 30: Juan Pitinari e Paolo Buonfiglio sono classe 1995, i più vecchi del gruppo; Leonard Krumov, classe 1996, compirà 31 anni alla fine della prossima stagione; Stavile, Licata, Ribaldi e Zanon sono tutti del 1997.
Una squadra di giovani ha bisogno di guide. Non solo nel coaching box, ma anche in campo. Tommaso Allan arriva con il proposito di riempire questo profilo, il ruolo che una volta veniva definito di chioccia. Non solo e non tanto per giocatori ormai maturi come Giacomo Da Re e Giovanni Montemauri, che come lui ricoprono il doppio ruolo di mediani d’apertura e estremi, ma anche e soprattutto per l’intero reparto dei trequarti e per i giovani che verranno.
“Ho parlato a lungo con George Biagi e con Massimo Brunello – ha raccontato Allan a Sky – Il progetto mi ha entusiasmato: ci sono tanti giovani che hanno voglia di crescere. Spero di arrivare e poter portare l’esperienza che ho maturato in giro per l’Europa.”
Perpignan, Benetton, Harlequins, poi di nuovo Perpignan: non sono molti gli italiani ad aver giocato in tutti e tre i principali campionati professionistici europei. Se poi ci si aggiunge anche la formazione giovanile tra Inghilterra e Sudafrica, si ha il quadro completo di un atleta nato e cresciuto per fare il professionista della palla ovale, un modello sul quale il movimento italiano prova ad investire più di quanto non abbia già fatto negli ultimi tredici anni di rugby giocato.
In copertina: Tommaso Allan con la maglia dell’Italia al Sei Nazioni 2025 – ph. Getty Images/Federugby
