Venticinque e diciotto.
C’è scritto proprio così sul profilo Instagram di Jacopo Trulla accanto alle ultime foto, pubblicate il 7 aprile. Anzi, a dirla tutta c’è scritto 25:18 e il perché lo si capisce all’ultima foto del carosello: è quella che lo ritrae con la mano sulla testa come la pinna dello squalo prima di depositare il pallone in meta nell’ottavo di finale vinto dalle Zebre contro Pau, dietro di lui si vede il grande orologio digitale del Lanfranchi che segna il tempo di gioco, venticinque minuti e diciotto secondi, per l’appunto.
Era mancato, Trulla. Era mancato alle Zebre, costrette finora a fare a meno di lui in una stagione dove nel triangolo allargato la rotazione è stata striminzita, ma era mancato anche ai tifosi, con i suoi step e i calcetti a seguire, con le esultanze esagerate che fanno sbuffare gli integerrimi della sobrietà davanti alla TV.
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Ci ha messo meno pure di quei venticinque minuti e diciotto secondi della partita con Pau a segnare la sua prima meta dopo 259 giorni di stop: entrato in campo al 70′ di Zebre-Ulster di URC, lo scorso 28 marzo, al 74′ era già oltre la linea, calcetto per sé stesso, pinna dello squalo per festeggiare in anticipo e scivolata per schiacciare in meta. Si rialza: inchino.
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Adesso, 146 minuti di gioco più tardi siamo a una meta a partita, una ogni 48 minuti circa. Anche i Dragons colpiti.
Il giocatore nato a Vicenza 26 anni fa sembra aver ripreso da dove si era fermato, poco meno di nove mesi fa. L’ultima volta in campo era stata con il Sudafrica, al Nelson Mandela Bay Stadium, a luglio, fermandosi dopo 17 minuti. Veniva da una stagione molto positiva con la franchigia di Parma, forse la migliore della carriera per continuità delle prestazioni. In particolare nella parte finale della stagione aveva segnato quattro mete in sette gare e si era aggiudicato un posto da titolare nel tour estivo della Nazionale. La tripletta alla Namibia significava seconda, terze e quarta meta della sua carriera internazionale, tutte in un colpo.
La maglia azzurra, arrivata prestissimo a 20 anni e con ancora tutto da dimostrare, gli aveva attirato addosso critiche pesanti, esagerate, quando la sua unica colpa era di essere forse meno pronto al grande salto di altri coetanei come Paolo Garbisi e Gianmarco Lucchesi. Dietro a una certa spavalderia mostrata sul campo, giudicata a volte oltre i limiti della sbruffonaggine, Trulla ha dimostrato di aver saputo incassare il colpo e mettersi al lavoro. Dalla fine del Sei Nazioni 2021 al luglio 2024 ha ottenuto una presenza internazionale soltanto, contro il Portogallo, poi si è guadagnato 9 caps da un’estate all’altra.
Questo finale di stagione è il suo palcoscenico per riprendersi non solo il posto che gli spetta in una franchigia di cui può indubbiamente essere protagonista, ma anche per strappare un biglietto aereo con destinazione Tokyo, per sedersi al posto finestrino accanto agli altri vestiti d’azzurro come lui, con il tricolore appuntato sul petto e un Nations Championship da scoprire.
In copertina: Jacopo Trulla segna contro Pau al Lanfranchi – ph. Stefano Delfrate
