Tutto è cominciato venerdì mattina: sugli account social del Benetton è stato pubblicato un post con una immagine che mostrava una grande fumata bianca all’interno di uno stadio, con la scritta the wait is over, l’attesa è finita.
Forse l’intenzione degli amministratori delle pagine del club era soltanto quella di far crescere l’hype verso la ripresa dello United Rugby Championship, con l’annuncio della formazione all’ora di pranzo e la partita contro i Dragons l’indomani. La stragrande maggioranza del pubblico l’ha invece interpretato come il segno che il nome del nuovo capo allenatore del Benetton, il successore di Calum MacRae, era pronto ad essere svelato.
Qualcuno è andato anche oltre, spingendosi a dire che quella fumata era molto bianca, almeno quanto il cognome di uno degli allenatori accostati al club di Treviso: Jake White, il vincitore della Rugby World Cup 2007 con il Sudafrica e tre volte finalista dello URC con i Bulls.
In corsa, dicevano i bene informati, c’erano essenzialmente tre profili: White, l’ex giocatore del Benetton e oggi allenatore di Cardiff Corniel van Zyl (che aveva ammesso di essere stato contattato per il ruolo) e l’ex allenatore della Georgia Richard Cockerill.
Invece, dopo una sabato in cui i canali social del Benetton sono stati monopolizzati dai contenuti relativi alla deludente sfida ai Dragons, domenica mattina è arrivato un annuncio ufficiale che ha preso molti di sorpresa: il prossimo capo allenatore del club sarà Wayne Pivac, neozelandese di 63 anni dalla lunga carriera.
Altro su ALLRUGBY:
→ La lezione francese: a Lille con la banda in tribuna altra musica per il rugby, di Alessandro Cecioni
→ L’Italia del rugby: Nazionale forte, club deboli?, di Gianluca Barca
→ Italia, l’attacco spara a salve: dietro le quinte degli assedi falliti a Irlanda e Francia, di Lorenzo Calamai
Wayne Pivac: carriera e risultati
Neozelandese di Auckland, Wayne Jeffrey Pivac ha giocato seconda e terza linea per North Harbour negli anni Ottanta, prima che un infortunio a un ginocchio lo costringesse ad abbandonare prematuramente la carriera sportiva a soli 28 anni.
Invece che passare stabilmente al suo lavoro di poliziotto, Pivac ha preso la guida di Takapuna, un piccolo club di Auckland, e si è fatto rapidamente un nome in Nuova Zelanda, prima con una serie di risultati minori e poi vincendo due volte il campionato delle province, l’NPC, con Auckland nel 2002 e nel 2003, stagione in cui ha vinto il premio di Allenatore neozelandese dell’anno.
I buoni risultati gli valgono la panchina delle Fiji, assunta nel 2004. Un ruolo tenuto per tutto il ciclo mondiale fra la Rugby World Cup in Australia e quella in Francia, ma lasciato all’improvviso a gennaio del 2007, a soli otto mesi dalla competizione.
Il seguente ruolo di spicco arriva soltanto alcuni anni più tardi. Viene assunto dagli Scarlets come assistente di Simon Easterby, per occuparsi degli avanti della franchigia di Llanelli, in Galles. Easterby però di lì a poco lascia la squadra per entrare nello staff della nazionale irlandese, e Pivac si ritrova promosso a capo allenatore d’amblè.
Nel 2017/2018, al terzo anno alla guida degli Scarlets, li conduce alla storica conquista dell’allora Pro12, con tanto di vittoria contro il Leinster in semifinale malgrado un cartellino rosso e con una spettacolare demolizione del Munster in finale (46-22). L’anno successivo il miracolo non si ripete, ma la squadra continua a giocare molto bene e arriva di nuovo in finale di campionato (stavolta battuta dal Leinster), oltre a ben figurare in Europa (dove viene parimenti eliminata dal Leinster).
Il bel gioco e i risultati ottenuti convincono la federazione gallese a puntare sul profilo di questo neozelandese così diverso dall’altro che allena la nazionale. Nel 2018 arriva l’annuncio della successione di Pivac a Gatland dopo la Rugby World Cup in Giappone, e a luglio del 2019 entra ufficialmente nel nuovo ruolo.
Il suo contratto di quattro anni, fino al mondiale in Francia, sarà onorato soltanto per tre. La vittoria del Sei Nazioni 2021, con un risultato record contro l’Inghilterra, viene infatti superato dagli eventi: nel 2022 il Galles arriva quinto e perde contro l’Italia a Cardiff, poi a novembre viene superato anche dalla Georgia. La sconfitta con l’Australia sarà l’ultima gara di Pivac alla guida del Galles: a dicembre viene esonerato, a soli dieci mesi dalla successiva coppa del mondo.
Dal 2023 al 2025 è stato allenatore dei Green Rockets, club giapponese retrocesso dalla prima alla seconda divisione e in cerca di un rilancio che non è arrivato.
Cosa non ha funzionato per Pivac con il Galles
Inevitabilmente il momento della sua carriera per cui Wayne Pivac è noto agli appassionati sono i due anni e mezzo in cui è stato alla guida del Galles. Un periodo controverso, dove al fallimento del progetto tecnico dell’allenatore si è sommata la progressiva crisi del rugby gallese, di cui stiamo assistendo agli sviluppi nel corso degli ultimi anni.
Tra il 2020 e il 2022 Wayne Pivac ha provato a replicare con il Galles quanto di buono era riuscito a costruire con gli Scarlets, come d’altra parte gli era stato dato preciso mandato di fare da parte della Welsh Rugby Union.
La federazione desiderava dare una scossa al rugby della propria squadra nazionale, che considerava bloccato dal pragmatismo estremo di Warren Gatland. In Pivac e nei suoi Scarlets la WRU vedeva l’occasione per portare sul palcoscenico internazionale un rugby offensivo e propositivo, entusiasmante e divertente, che riportasse il Galles all’epoca d’oro degli Anni Settanta, quando i Dragoni imperversavano grazie alle qualità speciali dei propri trequarti, creando un’epica sportiva che risuona ancora oggi nei cuori dei tifosi e di tutti gli appassionati di rugby.
Tuttavia, il tentativo di trasporre il sistema offensivo degli Scarlets alla nazionale fallì in maniera spettacolare. A posteriori, l’errore principale di Pivac e del suo staff fu cercare di far adattare i giocatori al sistema, invece di adattare il sistema ai giocatori: i punti di forza della franchigia di Llanelli, d’altra parte, non erano gli stessi dei migliori giocatori gallesi.
L’esperimento riuscì solo in parte e solo in alcune occasioni: nel Sei Nazioni 2021 l’Inghilterra patì una sconfitta record contro il Galles (40-24, mai segnati così tanti punti contro gli albionici), nel luglio 2022 i gallesi vinsero per la prima volta di sempre in Sudafrica (12-13 contro i campioni del mondo).
Tuttavia alla fine del suo breve mandato Pivac aveva fatto registrare un magro 38% di successi e lo spogliatoio aveva evidentemente perso progressivamente fiducia nello staff e nelle sue proposte tecniche.
Wayne Pivac e il Benetton: quali prospettive?
La nomina di Wayne Pivac a capo allenatore del Benetton è una mossa imprevista e di difficile lettura.
Ovviamente si tratta di un nome eccellente, con una notevole esperienza alle spalle in diverse parti del mondo e una storia di successo nel campionato dove gioca il club di Treviso. Al tempo stesso si tratta di un tecnico i cui principali successi fanno parte del passato, che porta con sé il ricordo della grande scottatura presa con il Galles, che non parla italiano e non conosce il rugby di casa nostra.
Una mossa che per certi versi sembra cercare di replicare quella fatta a suo tempo pescando Kieran Crowley, una scommessa che consentì di portare il Benetton dove non era mai arrivato prima.
Da un punto di vista tecnico il grande punto di forza di Pivac è sempre stata la capacità di costruire squadre capaci di giocare un rugby propositivo, in particolare concentrandosi sulle qualità tecniche degli avanti per utilizzarli negli spazi in campo nella maniera più indifferente possibile rispetto ai trequarti.
Una prospettiva intrigante che potrebbe trovare terreno fertile in un pack trevigiano che in questi anni ha lavorato molto diversamente, ma che ha in alcuni giocatori delle caratteristiche che sembrano adatte. Gli avanti degli Scarlets di Pivac andavano a contendere qualsiasi possesso nelle ruck avversarie per poi proporsi negli spazi allargati in fase offensiva con ottime competenze manuali: un contesto che sembra ideale per esaltare le qualità di giocatori come Manuel Zuliani, Michele Lamaro, Lorenzo Cannone.
Meno calzanti sembrano invece altri cardini del rugby pivaciano come l’utilizzo delle ali da playmakers aggiunti, venendo dentro il campo dal lato chiuso verso quello aperto. Una delle cose che non aveva funzionato con il Galles e che sembra anche complesso adattare ai profili al momento a disposizione della squadra.
Da vedere, infine, come riusciranno questi principi a conciliarsi con le idee proposte a partire da quest’anno da Peter Wilkins, l’attuale coach dell’attacco del Benetton, o se ci sarà una ridistribuzione dei ruoli all’interno dello staff biancoverde.
Pivac arriva al Benetton in un momento di transizione. A fianco allo zoccolo duro della squadra (i Cannone, Lamaro, Zuliani, Ruzza) c’è un notevole ricambio in atto (via a fine stagione Menoncello, Fekitoa, Gallo, Snyman). Sembrava il momento ideale per il club di Treviso per poter resettare e ripartire con un tecnico giovane e ambizioso, dalle idee nuove. La società ha preferito invece investire su un nome importante: una persona chiamata a mettere in ordine un ambiente che non è sembrato dei più sereni nelle ultime due stagioni e che forse ha risentito proprio di questo a livello prestativo.
A quasi dieci anni dal suo più grande e importante successo, Wayne Pivac è chiamato a rifare la stessa magia eseguita agli Scarlets. Se quello sia stato un allineamento di circostanze favorevoli o un prodotto nuovamente replicabile nel rugby di oggi è la domanda a cui trovare una risposta nei fatti a partire dal 1 luglio 2026.
