Quando mancano due giornate alla fine del Sei Nazioni 2026 la Scozia è rimasta la principale contendente della Francia per la vittoria del Torneo e avrà il privilegio di giocarsi le proprie carte sul campo di casa, sabato 7 marzo a Murrayfield.
È una circostanza imprevista. In pochissimi l’avrebbero pronosticato all’inizio della competizione, ancor meno dopo la sconfitta a Roma nella prima giornata. Eppure, malgrado gli alti e i notevoli bassi, la Scozia è ancora viva e gioca per posizioni di classifica mai ottenute prima.
In 26 edizioni di Sei Nazioni, la Scozia ha raggiunto al massimo la terza posizione. È accaduto nel 2001, nel 2006, nel 2013, nel 2018 e nel 2023. In entrambe le ultime due occasioni la squadra era già allenata da Gregor Townsend ed aveva ottenuto tre vittorie in cinque partite, seppur senza mai vincere la Triple Crown, il trofeo assegnato alla squadra delle home unions capace di battere le altre tre.
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Partita più di una volta con il vento in poppa, la Scozia ha visto sempre i propri sogni di competere per la vittoria del Sei Nazioni infrangersi prima dell’ultima giornata e senza mai poter vantare neanche il gradino di rincalzo.
Certo, le cose sembrano altrettanto se non ancor più difficili questa volta: Finn Russell e soci hanno di fronte la sfida titanica alla Francia davanti al proprio pubblico e poi una trasferta contro la rediviva Irlanda, che ha ripreso quota con la vittoria corsara a Twickenham.
A complicare le cose ci sono le prestazioni decisamente altalenanti delle ultime tre gare. A Roma gli scozzesi sono caduti nell’imboscata tesagli da Gonzalo Quesada e non hanno avuto la forza né la clemenza degli dei del rugby per uscirne: la tempesta che si è abbattuta sull’Olimpico ne ha condizionato la capacità di poter rimontare dopo il fantastico primo tempo degli Azzurri. Una settimana più tardi la squadra è stata pressoché perfetta nel divorarsi un’Inghilterra partita con un po’ troppa fiducia nei propri mezzi, ritrovando tutte le proprie qualità in un colpo solo: era quella la Scozia che ha fatto spesso impazzire i propri tifosi e che li ha convinti di poter sognare di conquistare l’intero Torneo. Una versione della compagine immediatamente spazzata via dal primo tempo di Cardiff, quando in campo si è presentato un Galles con una fame e una determinazione diverse da quelle degli highlanders.
C’è voluta un po’ di fortuna e una mezz’ora finale di onnipotenza di Finn Russell per cavare fuori cinque punti dal Millennium Stadium, un risultato che è sembrato una benedizione scesa dal cielo per come si era svolta la gara.
E così ora la Scozia si prepara alla partita più importante dell’era Townsend. Quella che può cambiare i contorni con cui si narreranno le gesta di questa golden generation scozzese. Per l’occasione praticamente nessun giocatore della nazionale è stato restituito alle franchigie, mentre tra i militanti all’estero Blair Kinghorn è atteso titolare con il Tolosa.
Non è facile immaginare in che modo la Scozia possa imbrigliare la Francia, che appare una formazione migliore sotto ogni punto di vista, ma le diverse sorprese che hanno già caratterizzato questo Sei Nazioni e il fatto che i transalpini abbiano perso 4 delle ultime 9 gare contro questa avversaria lasciano spazio, ancora, ai sogni. Quegli stessi sogni che i tifosi scozzesi hanno coltivato a lungo nel corso degli anni e che sono tornati a nutrire proprio nel momento in cui meno se lo sarebbero aspettato.
In copertina: Sione Tuipulotu, capitano della Scozia – ph. Inpho
