vai al contenuto principale
gael drean

Molti anni dopo, di fronte al pubblico in festa, il trequarti ala Gael Drean si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il rugby.

Aveva sette anni ed era il più mingherlino dei suoi fratelli, cresciuti a Lorient, profumi bretoni di fronte all’immensità dell’Atlantico. Terra di calcio, soprattutto, ma a lui era piaciuta subito la palla ovale, fin da quando dei ragazzi con l’uniforme del club della città erano venuti a fare una dimostrazione a scuola. Un amore sbocciato a prima vista e che non avrebbe più lasciato, malgrado gli scetticismi che hanno accompagnato la sua ascesa fino ai palcoscenici più eccellenti della palla ovale.

Palcoscenici come quello di Lille, sabato 21 febbraio: la palla esce come sgonfia dal piede di Thomas Ramos, dopo l’accelerazione iniziale rallenta d’improvviso e s’arresta in aria, calando verso il suolo. Anche se il colpo di tomaia non è perfetto, l’ovale rimbalza docilmente tra le braccia di Drean: quattro ampie falcate e già può sorridere, mentre si tuffa dove l’erba è più verde, nel catino chiuso dal soffitto mobile dello Stade Pierre Mauroy.

Altro su ALLRUGBY:
→ La lezione francese: a Lille con la banda in tribuna altra musica per il rugby, di Alessandro Cecioni
→ L’Italia del rugby: Nazionale forte, club deboli?, di Gianluca Barca
 Italia, l’attacco spara a salve: dietro le quinte degli assedi falliti a Irlanda e Francia, di Lorenzo Calamai

Con la sua meta la Francia chiude i conti. Ottiene il punto di bonus che cercava nella terza partita del Sei Nazioni 2026 contro l’Italia, che si è battuta in maniera gagliarda ma, infine, ha ceduto, vittima della propria indisciplina e di un mezzo pasticcio tra staff e arbitri che li ha costretti a giocare in 13 per una azione. È quella che è bastata alla squadra francese per mandare in meta il suo esordiente.

1230 è il suo numero di matricola: il milleduecentotrentesimo giocatore ad indossare la maglia con il galletto stampato sul petto. Ha giocato la sua prima partita quando non avrebbe dovuto: era nel gruppo allargato dei 28, ma fuori dai 23 giocatori convocati per la partita contro gli Azzurri, è entrato in formazione a causa dell’improvviso forfait di Matthieu Jalibert, fermato da un piccolo problema fisico.

Un esordio, quello con la nazionale francese, che il ragazzo di Lorient aspettava da un po’. Convocato già nel 2025 per il Sei Nazioni, è stato per quasi un anno nel giro dei Bleus, senza però mai arrivare a ottenere il suo primo cap. Poi, quasi all’improvviso, ecco il debutto, con tanto di meta. Una dinamica che non gli è nuova e che ha contrassegnato tutta la sua vita sportiva.

In Bretagna, dov’è cresciuto, lo hanno ignorato alle selezioni regionali: troppo magro. A livello giovanile non è sui radar di nessun club di alto livello, né tantomeno delle strutture federali. Rimane totalmente nell’ombra fino a quando non si deve trasferire a Brest per proseguire gli studi. A diciannove anni debutta in Federale 3, ennesima divisione minore del rugby francese, con il Plouzané, squadra di una cittadina di diecimila abitanti alla fine del mondo: fari, falesie, uccelli migratori, spiagge fredde e silenziose. Fa rumore solo la sua stagione: 18 mete in 17 partite.

Se ne accorge il Rennes, che gioca in Federale 1. Il capoluogo bretone non è la capitale del rugby della regione (vedi alla voce Vannes), ma è un salto di qualità. Il 20enne Drean non può subito mettersi in mostra per via della pandemia, ma quando inizia la stagione 2021/2022 non c’è più nessuno che possa tenerlo: 14 mete in 23 partite, miglior marcatore del campionato, trascina la squadra alla vittoria del campionato.

Ed ecco che allora anche il rugby francese che conta comincia ad accorgersi di questo ragazzo che viaggia come un treno. Tanto che gli danno anche il soprannome di un treno: Lorient Express, raffinato gioco di parole alla transalpina. I Barbarians francesi, una specie di selezione federale, lo scelgono per giocare il SuperSevens, il campionato di rugby a sette che apre la stagione rugbistica a fine estate. Partecipano anche i club del Top 14. Lo vincono i Barbarians, Drean si fa notare.

Nel 2022, dopo mesi di corteggiamento, il grande salto: da Rennes a Tolone, dalla quarta divisione francese alla prima, dal semiprofessionismo al top della piramide. Da un lato della Francia all’altro, pure: dall’Atlantico al Mediterraneo. Per farla breve: nelle ultime due stagioni siamo a 25 mete in 34 presenze.

“Gael è il giocatore con il picco di velocità più alto che io abbia misurato da quando sono a Tolone – dice a L’Equipe lo scienziato dello sport Anthony Couderc, che lavorando con la squadra lo ha misurato a 36.8 chilometri orari – Ha anche la più grossa accelerazione, 5.40 metri al secondo. Queste prestazioni sono coerenti con le caratteristiche di forza sviluppate in palestra, infatti è anche il migliore nell’esercizio dello squat, ad esempio.”

A Tolone se la ride. Lo chiamano il re dei birichini, per via degli scherzi sopra le righe. Spesso viene accostato a Gabin Villiere, suo collega nei rossoneri, per via del suo percorso poco ortodosso tra le pieghe del rugby francese fino ai vertici. I due condividono, oltre a questo e al ruolo, anche una grandissima generosità in campo.

Con tutto il bene che si vuole a un giocatore come Villiere, però, Drean sembra destinato ad un altro livello. Classe 2000, il treno di Lorient è pronto a partire per nuove stazioni a velocità supersonica e il suo debutto internazionale non è stata che una tappa del suo viaggio, destinato ad arrivare in luoghi riservati a pochi.

Torna su