Quattro sconfitte, più di un rammarico e un Torneo che si conclude con la sfida di domenica a Newport, in casa del Galles. Per l’Italia under 20 l’ultima possibilità di evitare un inconsueto cucchiaio di legno, ricevuto l’ultima volta nel 2017. Ma il capo allenatore Andrea Di Giandomenico, al debutto con questa formazione, ha motivi per guardare avanti senza troppi timori.
“La squadra – dice l’ex ct della Nazionale femminile, ricca di successi sotto il suo mandato – è sicuramente cresciuta partita dopo partita, e mi spiace soprattutto per i ragazzi che finora non siano venuti i risultati. Dopo il brutto esordio con la Scozia siamo andati vicini alla vittoria in Irlanda, dove potevamo gestire meglio la situazione. Con Francia e Inghilterra, rispettivamente per 50 e 60 minuti, abbiamo giocato praticamente alla pari. Poi si è persa lucidità, ci sono sfuggite alcune cose che potevamo controllare, calando anche nella difesa, che era andata molto bene”.
Altro su ALLRUGBY:
→ Sei Nazioni: Italia in Galles per un altro giorno da leoni, di Valerio Vecchiarelli
→ Speedy Gonzalo: Quesada ci ha messo poco a portare l’Italia a competere con tutti, di Federico Meda
→ Italia-Inghilterra: la meta di Leonardo Marin e la proprietà commutativa, di Lorenzo Calamai
“Nel corso del torneo – aggiunge Di Giandomenico – i maggiori progressi li abbiamo fatti proprio con la difesa, ma anche la conquista e il drive sono migliorati. Ora si tratta di riuscire a esprimere tutto il potenziale offensivo. Occorre un po’ più di coraggio per andare a sfidare l’avversario, ogni tanto si deve provare a fare… i Menoncello”.
Il livello della competizione di quest’anno?
“Ottimo, come prevedevamo. Ma il bello del Sei Nazioni, anche a livello giovanile, è che ogni match ha una storia a parte e ogni pronostico può essere ribaltato. Detto questo, la Francia sembra favorita per battere anche l’Inghilterra e fare lo Slam. Gli inglesi si muovono come una fortisisma macchina collettiva, ma i francesi hanno i numeri dalla loro parte, in termini di offloads e di difensori battuti, e più valori individuali”.
Qualche talento da segnalare?
“Per la Francia il numero 10 e il primo centro (rispettivamente Gabin Kretchmann, del Perpignan, e Timeo Frier, del Clermont Auvergne, ndr), poi le due ali inglesi (Tyler Offiah del Bath e Noah Caluori dei Saracens, che al match d’esordio in Premiership ha segnato cinque mete, ndr) e l’apertura della Scozia, che oltretutto è ancora Under 18”. Il gioiellino si chiama Jake Dalziel, diventerà maggiorenne ad agosto e contro l’Italia è stato il player of the match.
Oltre il Sei Nazioni c’è, come ogni anno, il Mondiale Under 20. Terrete in considerazione anche i ragazzi italiani che giocano come espoirs in Francia?
“Senz’altro. Quelli da monitorare, per questioni di età, sono Lorenzo Ferrari e Alessandro Ragusi (uno mediano di mischia a Tolosa, l’altro mediano di apertura al Racing 92, ndr). Visioniamo le loro partite e li valutiamo. Nessuna preclusione”.
In copertina: la meta di Valerio Pelli in Irlanda-Italia del Sei Nazioni under 20 – ph. Federugby/Federugby via Getty Images
