Speedy Gonzalo. Quando giocava il soprannome di Quesada si riferiva ai tempi biblici prima di calciare per i pali, figli di una routine maniacale. Ora, invece, è un plauso al poco tempo necessario per portare gli Azzurri a competere contro tutti e tutto.
A gennaio di due anni fa abbiamo optato per un radicale restyling della rivista Allrugby. Un cambio che è coinciso con l’avvento di Gonzalo Quesada, atteso al suo primo Sei Nazioni e finito dritto dritto in copertina, con un ritratto del pittore Francesco Sacco, dopo una lunga chiacchierata su Zoom. All’epoca non potevamo immaginare cosa ci avrebbe riservato il futuro, ma dopo quell’intervista la sensazione di chi scrive è che avessimo ingaggiato un vero fenomeno.
Basta vedere il curriculum. Non quello delle squadre che ha allenato, quello accademico: laurea all’Università di Belgrano, in Economia, e successivo master in gestione di impresa, tre anni di formazione biomeccanica al Centre Biomecaswing, fatto in parallelo con il corso di allenatore in Francia, con compagno di banco Joe Schmidt. A cui si aggiunge la laurea breve in Preparazione mentale e psicologia sportiva a Clermont-Ferrand.
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Nel 2024 l’esordio nel Torneo sarebbe stato proprio con l’Inghilterra, in casa. Gonzalo si lamentava di un dover iniziare la sua avventura all’Olimpico, “dove le partite sono più difficili”: finì 24-27 e per buona parte del match sognammo una possibile vittoria. In un poco più di un mese era già riuscito ad entrare nella testa dei giocatori.
“Per provare a spiegare la mia visione – diceva – è più importante prima creare un progetto di squadra. Poi verrà il secondo piano e anche la terrazza. La terrazza è l’attacco che è la parte più bella della casa, dove vogliamo essere sempre e dove vogliamo passare più tempo, dove l’adrenalina è massima, dove possiamo esprimere quello che vogliamo fare. Ma bisogna fare prima le tappe precedenti”.
In meno di un mese
Quesada in quel gennaio aveva trovato – insieme ai ragazzi – dei nomi nuovi per i sistemi di attacco. Che scoprimmo in seguito essere riconducibili a icone italiane come la Ferrari o ad altri richiami identitari, senza imporre scelte già utilizzate in passato in Francia o in Argentina. “L’obiettivo del nostro gioco”, continuava Gonzalo, “è di avere più sorpresa e alternanza”. A partire dai nomi.
Il primo anno il focus è sull’identità, la cultura e le basi del gioco. Nel secondo il coach argentino punta invece sull’attacco su tutta la larghezza, il gioco al piede e l’attacco aereo. Probabilmente cardini per la campagna autunnale che ci ha portato a vincere con gli australiani.
Ora l’Italia è concentrata sull’attacco profondo sull’asse per mettere pressione alle difese anche vicino ai raggruppamenti. Un gioco finalmente completo e dinamico che, come spiegava lo stesso Quesada ad Alessandro Cecioni qualche mese fa, “ha come obiettivo di mettere più dubbi agli avversari e costringere le difese ad essere sempre sotto pressione. Mi piacerebbe che i nostri avversari, studiandoci, comprendessero che siamo pericolosi in vari modi”.
Gonzalo Quesada and Michele Lamaro clapped into the press conference! @TimesSport pic.twitter.com/2yWZ7rU9c8
— Will Kelleher (@willgkelleher) March 7, 2026
Maniacale
Quesada è un tipo molto dedito ai dettagli. Se ne accorsero subito i membri del consiglio federale alla riunione di follow up dopo la prima stagione. La profondità della relazione aveva colpito un po’ tutti. Ma è in generale lo staff ad essersi accorto di lavorare con un professionista particolare, attento perfino alla pulizia dei powerpoint. Chiariamoci, non è un maniaco ma solo una persona che ha capito che la differenza si può fare su tanti campi, non solo quello verde di gioco.
Prima del torneo, a Valerio Vecchiarelli, aveva evidenziato il problema logistico di gestire tre trasferte perché i raduni lampo non sono il massimo per creare amalgama e affiatamento nel gruppo. In questo è molto contento che in novembre si giochi una partita in più per via del nuovo Nations Championship, “considero il tempo da passare con il gruppo un bene prezioso”.
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Un’altra vittoria che va ascritta a Quesada è il Tour estivo 2025. Al contrario dell’anno precedente, l’Italia è potuta andare in tour senza molti leader. Oltre a farli rifiatare, è stato un modo di provare nuovi giocatori. In diversi sarebbero andati volentieri – tipo Brex o Lamaro – ma in questo modo si è messa alla prova gente come Di Bartolomeo, Dimcheff e Zambonin, poi protagonisti al Sei Nazioni 2026.
Quando Diego Domiguez si ritira nel 2004, Quesada arriva a Parigi a prendere la sua maglia con il diez. È interessante che questo legame si sia sublimato prima della partita con l’Inghilterra di sabato scorso. Con Diego chiamato a consegnare le maglie ai giocatori. Non è successo per caso o perché organizzato da tempo: “Lo avevo detto a Diego: non ti faccio fare la consegna per una partita se non sono sicuro. Poi ieri mattina (venerdì scorso, ndr) l’ho chiamato e gli ho detto: vieni, siamo pronti!”.
Con un altro ex azzurro ha un rapporto molto particolare, e non potrebbe essere altrimenti, è stato il capitano della sua squadra in un titolo francese e una Challenge Cup. “Con Parisse”, le parole sono sempre di Quesada, “c’è prima di tutto rispetto tra allenatore e giocatori e poi anche una bella relazione affettiva. Abbiamo vissuto momenti molto forti insieme e siamo quasi amici ora”. L’idea che possano tornare a lavorare insieme in azzurro dopo l’estate potrebbe darci l’idea dei margini che ha ancora questa nazionale.
In copertina: Gonzalo Quesada in un allenamento a Roma nel febbraio 2026 – ph. Allrugby
