Se si dovesse giocare al totoformazione con Gonzalo Quesada non sarebbe difficile azzeccarla. Ha delle regole precise, chiare. La più importante è “gioca chi ha più allenamenti e minutaggio”. Questa spiega perché Riccioni e Lucchesi andranno in tribuna a Cardiff. “Gianmarco e Riccio si sono allenati bene, ma hanno pochi minuti nelle gambe, così come abbiamo fatto con Capuozzo, per poterli vedere in campo avevamo bisogno di altri allenamenti, partite con il club. E anche Varney va in panchina perché si è ben allenato ed è al cento per cento”. E, aggiungeremmo, perché è gallese. E qui ci sarebbe un’altra regola Quesada: potendo si fanno giocare contro una nazionale i giocatori che giocano in quella nazione. Ma questa volta la regola non è applicabile perché ie gallesi giocano nello stesso campionato di Zebre e Benetton, l’Urc, e allora si va per nascita.
“Zambonin invece aveva subìto un colpo contro l’Inghilterra e non si è potuto allenare come gli altri durante la settimana. Per questo in campo va Ruzza dal primo minuto – spiega ancora Quesada – Fede ha avuto ottimi impatti ogni volta che è entrato dalla panchina, soprattutto con l’Inghilterra, per questo giocherà lui dal primo minuto. Zambo è venuto in Galles con noi perché se ci fosse un’emergenza sarebbe dei 23, e anche Riccioni e Lucchesi”.
Altro su ALLRUGBY:
→ Sei Nazioni: Italia in Galles per un altro giorno da leoni, di Valerio Vecchiarelli
→ Speedy Gonzalo: Quesada ci ha messo poco a portare l’Italia a competere con tutti, di Federico Meda
→ Italia: la chance di Muhamed Hasa, titolare nella formazione per il Galles di Redazione
L’Italia arriva a Cardiff da favorita. Per questa partita lo è dall’inizio del Sei Nazioni a giudicare dai tanti meme che girano su internet. C’è quello che mostra il tifoso gallese che si spaventa davanti alla maglia azzurra, quello, creato con l’Ai, di gallesi e inglesi che si contendono il cucchiaio di legno. Ma Gonzalo Quesada non ha voglia di ridere su questo argomento. “Non sentiamo una maggiore pressione quest’anno rispetto al 2025 o al 2024. Due anni fa siamo venuti a Cardiff dopo aver battuto la Scozia e pareggiato con la Francia, ci davano favoriti e abbiamo fatto la più bella partita di quell’anno, sempre in controllo del match. Lo scorso anno secondo tutti era la partita che dovevamo vincere ad ogni costo. Quindi grande pressione, ma l’abbiamo superata. Loro sono in ripresa, hanno fatto grandi partite contro Irlanda e Scozia, hanno una ottima difesa e quando entrano nei 22 avversari segnano quasi sempre”.
Quindi? “Quindi dovremo sfruttare al meglio i nostri possessi, essere precisi nei lanci di gioco. Contro l’Inghilterra avevamo preparato molti lanci, ma loro sono stati bravi a rallentare il pallone e a crearci problemi in rimessa laterale, non abbiamo potuto mettere in pratica tutto quello che avevamo studiato, abbiamo avuto meno possesso di qualità. Con il Galles potrebbe essere diverso, ma loro hanno un’ottima organizzazione difensiva, non sarà affatto facile”.

In panchina si conferma il 5+3. Perché dà maggiore equilibrio? “Soprattutto perché permette di cambiare di più. Mi spiego: con il 6+2 si punta a dare più respitro agli avanti cambiandone sei su otto, ma l’unico tre quarti a disposizione può entrare solo verso la fine perché c’è sempre il rischio di un infortunio che potrebbe costringere a rivoluzionare la linea dei tre-quarti. Così no, posso fare cambi tattici prima e con Allan e Marin ci sono più ruoli coperti e un piazzatore in più nel finale che potrebbe essere decisivo. Molti dei nostri avanti possono fare 80 minuti e comunque chi è più affaticato ha un sostituto di impatto che entra dalla panchina. Poi, certo, dipende da che partita stiamo per giocare, dall’avversario se scegliere il 5+3 o il 6+2”.
I giornalisti gallesi provano a stanare Quesada sull’Italia favorita. “Sai che potresti ottenerte per la prima volta tre vittorie nel torneo?”. “Quello che vedo quest’anno è una squadra capace di essere competitiva con tutte le altre, fino alla fine di ogni match – risponde il ct azzurro – è questo il nostro obiettivo, far sì che questa identità, questa crescita, si consolidi. Questo chiedo alla partita di sabato”.
Poi ci sarebbe un trofeo che non esiste e che potremmo aggiudicarci: la Triple Crown latina, ovvero battere tutte le britanniche dell’isola. La Triple Crown, quella vera, è il trofeo più ambito oltre Manica, va alla squadra che batte le altre tre che parlano inglese, a ben vedere una questione linguistica, a chi batte tutte le germaniche, delle neolatine importa meno. Quest’anno può andare a Scozia o Irlanda, dipende da chi vince sabato il match di Dublino, in palio, con la Francia impegnata a Parigi contro l’Inghilterra, c’è anche il Sei Nazioni.
Nella foto di copertina Gonzalo Quesada e Paolo Garbisi parlano delle strategie della partita Ph AllRugby
