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Chiunque uscirà vincitore dall’Aviva Stadium di Dublino, sabato pomeriggio, dovrà mettersi a sedere e attendere.

Sarà solo diverse ore dopo, infatti, che una tra Irlanda e Scozia scoprirà se avrà vinto o no il Sei Nazioni 2026, in base al risultato ottenuto dalla Francia a Parigi contro l’Inghilterra nella gara delle 21.10.

Entrambe le formazioni sognano. Per prima cosa sarà alzata al cielo la Triple Crown, il trofeo che va alla squadra delle home unions capace di battere le altre tre. Sia Irlanda che Scozia hanno vinto contro Inghilterra e Galles, e quindi sarà uno dei trofei in palio sabato. Poi sarà sollevato il Centenary Quaich, il calice celtico che dal 1989 viene messo in palio ogni anno tra queste due squadre.

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Lo detiene dal 2018 l’Irlanda, perché da otto anni la nazionale in verde non perde contro il XV del Cardo. È la migliore striscia positiva di sempre per gli irlandesi sugli scozzesi e in più, giusto per dare l’idea delle proporzioni dell’impresa a cui la Scozia deve andare incontro, Dublino è inviolata dal 2010.

Quella volta fu una punizione di Dan Parks al minuto 78 a dare un’improbabile successo a una Scozia capace di perdere contro l’Italia e poi pareggiare con l’Inghilterra e vincere in Irlanda. Sedici anni dopo agli highlanders si chiede un’impresa ancor più titanica in un percorso ancora meno lineare per diventare la prima squadra di sempre a vincere il Sei Nazioni dopo aver perso con gli Azzurri.

La golden generation del rugby scozzese è di fronte al suo giorno più importante, una settimana dopo aver realizzato la più grande impresa di questo gruppo, infliggendo 50 punti alla corazzata francese.

Per mantenere intatto almeno un briciolo di quell’aura di incompiutezza che da sempre la circonda, la Scozia ha finito per concedere il punto di bonus offensivo alla Francia, che potrebbe risultare decisivo per la classifica finale. I transalpini hanno infatti il proprio destino ancora tra le mani: una vittoria con bonus in casa contro l’Inghilterra significherebbe vincere il Torneo, indipendentemente dal risultato di Irlanda-Scozia.

Alla squadra di Gregor Townsend rimane il sogno e l’opportunità di fare tutto il possibile. “Penso che il gruppo sia ben cosciente di cosa c’è in palio, ma sono tutti molto tranquilli a proposito della partita. L’ho visto in allenamento, l’ho visto nelle reazioni alla vittoria della settimana scorsa: la maggior parte dei ragazzi sono andati a casa sapendo che c’era una settimana di allenamento che li aspettava” ha detto il capo allenatore della Scozia.

Importantissimo aver recuperato alcuni dei giocatori usciti malconci dalla partita di sabato scorso, in particolare Kyle Steyn, senza dubbio uno dei giocatori più in forma dell’intero Torneo, e Jack Dempsey, portatore di palla fondamentale per far funzionare l’attacco scozzese. Non ci saranno invece Scott Cummings e Gregor Brown, entrambi infortunati: le due seconde linee saranno sostituite da Grant Gilchrist e Max Williamson.

La gara, sulla carta, si gioca sulle collisioni. L’Irlanda ha regolarmente battuto la Scozia, negli anni passati, soffocandone le iniziative offensive, non concedendo la linea del vantaggio e difendendo meglio di altre formazioni al largo, dove Finn Russell e compagni cercano sempre di portare l’ovale. Tuttavia la prestazione della scorsa settimana contro la Francia lascia ben sperare per la possibilità di riuscire a mettere in moto la straordinaria macchina offensiva vista a Murrayfield.

L’Irlanda proverà a rallentare ogni singolo possesso e la sfida al breakdown si preannuncia emozionante: la Scozia viene da una partita perfetta dove ha mantenuto il 100% dei propri possessi, mentre i padroni di casa sono la squadra che ha vinto più turnovers nel punto d’incontro in questo Sei Nazioni.

A Dublino, insomma, ci si gioca tantissimo fra due squadre che dopo la prima giornata del Torneo apparivano spacciate, che hanno saputo ritrovarsi e che ora hanno il tavolo apparecchiato per un gran finale, tra sogni e tabù.

Sei Nazioni 2026: le formazioni di Irlanda-Scozia

Irlanda
15 Jamie Osborne, 14 Robert Baloucoune, 13 Garry Ringrose, 12 Stuart McCloskey, 11 Tommy O’Brien, 10 Jack Crowley, 9 Jamison Gibson-Park, 8 Caelan Doris, 7 Josh van der Flier, 6 Jack Conan, 5 Tadhg Beirne, 4 Joe McCarthy, 3 Tadhg Furlong, 2 Dan Sheehan, 1 Tom O’Toole
A disposizione: 16 Ronan Kelleher, 17 Michael Milne, 18 Finlay Bealham, 19 Darragh Murray, 20 Nick Timoney, 21 Craig Casey, 22 Ciaran Frawley, 23 Bundee Aki

Scozia
15 Blair Kinghorn, 14 Darcy Graham, 13 Huw Jones, 12 Sione Tuipulotu, 11 Kyle Steyn, 10 Finn Russell, 9 Ben White, 8 Jack Dempsey, 7 Rory Darge, 6 Matt Fagerson, 5 Grant Gilchrist, 4 Max Williamson, 3 Zander Fagerson, 2 George Turner, 1 Pierre Schoeman
A disposizione: 16 Ewan Ashman, 17 Rory Sutherland, 18 D’Arcy Rae, 19 Alex Craig, 20 Magnus Bradbury, 21 George Horne, 22 Kyle Rowe, 23 Tom Jordan

In copertina: la Scozia in allenamento – ph. Scottish Rugby

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