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finale coppa italia

Il Valorugby Emilia ha conquistato il primo trofeo della stagione quando sabato pomeriggio ha battuto il Petrarca Rugby per 26-10 sul prato del Mirabello di Reggio Emilia nella finale di Coppa Italia.

È stata una partita combattuta, decisa nella parte finale, eppure al tempo stesso sostanzialmente dominata dalla squadra emiliana, che aveva il beneficio di giocare in casa. Il Valorugby si è imposto nelle fasi statiche, ha giocato meglio le situazioni conseguenti il gioco al piede e ha avuto più possesso e territorio degli avversari. Non sempre è stato in grado di convertire in punti il fatto di essere l’attore principale della gara, specie nel primo tempo.

Questo ha comportato che quando il Petrarca ha spinto sull’acceleratore e ha avuto il suo momento nella partita, questa sia tornata in parità ed è rimasta in equilibrio per un po’, prima che alla fine i padroni di casa battessero la resistenza avversaria.

Oltre al secondo trofeo in bacheca della storia del Valorugby, la finale di Coppa Italia ci lascia alcune lezioni che abbiamo potuto imparare.

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Simone Brisighella è pronto

“Sto bene qui, sono molto felice” dice un raggiante Simone Brisighella nell’intervista a Rai Sport che coincide con la sua nomina a Player of the match della finale di Coppa Italia. Sta rispondendo alla domanda dove vuoi arrivare?, una questione balzata nella testa di tutti in un momento o nell’altro degli ottanta minuti del Mirabello (e per la verità di chiunque segue con un po’ di attenzione il massimo campionato italiano).

L’estremo del Valorugby è in rampa di lancio. I tempi sembrano maturi perché le Zebre, che lo hanno avuto nella loro Accademia di breve vita, si muovano per portare al livello superiore questo giovane talento che aveva già fatto bene ai tempi dell’Italia U20 e con il Viadana, ma che oggi ha saputo salire un nuovo gradino nella qualità e nella continuità del proprio rendimento e appare pronto per giocarsi le sue carte al massimo livello che il nostro movimento può offrire.

 

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Di fronte a un Matteo Minozzi che ha lasciato intuire alcuni barlumi delle sue antiche qualità, Brisighella ha invece ricordato il Minozzi degli inizi, quello di Calvisano e delle Zebre del 2017. Un giocatore rapido ed elusivo, capace di mettersi spesso in proprio e di attaccare in prima persona, ma che a queste caratteristiche abbina anche delle qualità tecniche e tattiche nella distribuzione del pallone, nelle letture offensive e nell’uso del piede.

Per la prossima stagione le Zebre sembrano aver puntato sui giovani del Petrarca per rinforzare le propria fila (già annunciati Pelliccioli, Botturi e Minervino, altri si vocifera siano nel mirino), ma non dovrebbe trascurare i nomi degli italiani che si fanno largo tra le fila dei reggiani. Oltre a Brisighella, ad esempio, un giocatore da tenere d’occhio è Fabio Ruaro, già terza linea dell’Italia U20 nel 2023, elegante ed eclettico interprete del ruolo di numero 8.

Il Valorugby ha vinto una battaglia ma la stagione è ancora lunga

Con la vittoria della Coppa Italia il Valorugby ha definitivamente sigillato il ruolo di squadra favorita per il successo anche nel massimo campionato. Era una cosa di cui si parlava anche a inizio stagione, che è divenuta più concreta con la prima posizione in classifica al termine del girone d’andata e che ora è definitivamente realtà.

La squadra reggiana ha dimostrato grande solidità e la capacità non scontata di giocare una partita importante come la finale di Coppa Italia con una concentrazione e una continuità nella prestazione che dà grande fiducia per il futuro.

Al Mirabello è anche sembrata la squadra che delle due aveva preparato meglio e con più accuratezza l’incontro, nonché quella più in palla fisicamente e atleticamente. Paradossalmente, questo potrebbe andare contro di loro nel medio termine, da qui alla fine della stagione.

Il Valorugby si è espresso quasi al meglio delle proprie possibilità, mentre il Petrarca può sicuramente uscire da questa partita con grandi lezioni apprese sui propri avversari, cosciente delle difficoltà in cui si è trovato (ad esempio le assenze dell’ultimo minuto di Nostran e Citton) ma con la consapevolezza di avere un paio di mesi di tempo per colmare un gap apparso assolutamente sanabile. E alla finestra c’è un Rovigo che la Coppa Italia l’ha lasciata andare, ma non farà altrettanto con il Tricolore che ha appuntato sul petto.

Mani al volto

Tra le poche note negative del bel pomeriggio di rugby che Valorugby e Petrarca hanno offerto sabato c’è la nuova e deprecabile abitudine dei giocatori di cercare di spremere una punizione o un cartellino a proprio favore sottolineando fino all’esasperazione ogni minimo contatto con la testa da parte degli avversari.

Specie nei primi minuti della partita abbiamo visto protagonisti dell’una e dell’altra squadra portarsi le mani al volto per sottolineare un presunto colpo falloso nella zona della testa, in modo da indurre il TMO a riguardare l’azione, alla ricerca di un contatto proibito. Alcune circostanze hanno sfiorato i confini della simulazione.

L’invito è a rimanere sportivi. E che ognuno faccia il proprio lavoro fino in fondo: i giocatori per giocare sempre al massimo, con la fiducia che il TMO farà il proprio e se ci sarà un colpo proibito certamente non sfuggirà all’occhio televisivo sempre pronto a intervenire. Durante la finale anche troppe volte.

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